23 ottobre 2019
Aggiornato 04:00

Nervoso, opaco e sterile: questo Milan non arriverà in Europa

Le ultime prestazioni non lasciano presagire nulla di buono per la squadra di Montella, decisamente involuta dopo il derby

Il Milan uscito da Crotone con appena un pareggio
Il Milan uscito da Crotone con appena un pareggio ANSA

MILANO - Da una parte c’è la classifica e la matematica a tenere in piedi la rincorsa del Milan verso la Coppa Uefa, dall’altra ecco la consapevolezza che i rossoneri attraversano un momento di involuzione preoccupante e che il sesto posto (inutile ambire a qualcosa di più, vista la consistenza di Lazio ed Atalanta) sia ancora appannaggio della squadra di Montella solo grazie ai disastri di Inter e Fiorentina, compagini che, strano ma vero, riescono ad essere perfino peggiori di questo Milan. A Crotone la squadra milanese ha confermato a tratti tre elementi che dal rocambolesco pareggio nel derby del sabato di Pasqua sono una costante nel cammino dei rossoneri: il primo è il nervosismo, perché con il cartellino rosso rimediato da Juraj Kucka nel recupero della gara dello stadio Scida, le espulsioni del Milan in questo campionato salgono a quota 10, più quella di Locatelli in Coppa Italia contro la Juventus; un isterismo inutile e dannoso per una formazione già povera di risorse come quella di Montella.

Polveri bagnate

Ma il rosso del Milan non è relativo soltanto ai cartellini sventolati dagli arbitri ai calciatori milanisti, perché in rosso c’è anche la lucidità della squadra sesta in classifica che ormai avanza per inerzia senza idee, un po’ perché nessun centrocampista è in grado di costruire e mettere ordine in mezzo al campo (è ora che ad esempio Locatelli si dia una svegliata), un po’ perché la palla scotta a questo punto della stagione e la poca personalità dei calciatori rossoneri sta emergendo in tutta la sua triste abbondanza. Infine l’attacco, un reparto in teoria coperto ma che in realtà fa acqua da più parti: Suso e Deulofeu, valori aggiunti della prima linea rossonera, sono bravissimi fuori dall’area di rigore, ma giunti all’interno dei sedici metri finali non hanno l’istinto da bomber e la giusta freddezza per andare in rete; su Carlos Bacca, onestamente, è stato detto tutto: la sua avventura al Milan è agli sgoccioli, così come le motivazioni del colombiano, abulico ed inconcludente. L’unico a darsi da fare è Gianluca Lapadula (il migliore della serie A nel rapporto gol-minuti giocati) che è anche l’unico attaccante ad aver fatto gol nelle ultime partite; per il resto, non ci fossero stati Romagnoli e Paletta, il Milan non avrebbe fatto gol né contro l’Inter e né contro il Crotone, e se l’attacco rossonero è appena il nono delle prime dieci squadre della serie A, un motivo evidentemente deve esserci: i rossoneri hanno segnato 51 gol, la metà esatta dei gol di Belotti o di Dzeko. Sì, se si vuole tornare grandi serve anche un bomber di caratura internazionale, altrimenti il percorso di rinascita milanista sarà ancora lungo e tortuoso; la grande illusione di inizio stagione ha ingannato abbastanza: il Milan va rifondato da cima a fondo.