16 luglio 2020
Aggiornato 19:00
Calcio

Collovati: "Dubito che Berlusconi venda il Milan"

L'ex difensore rossonero è scettico circa il possibile passaggio di proprietà del club milanese dall'attuale presidenza alla cordata cinese

MILANO - E' sempre meno chiara la vicenda che potrebbe portare il Milan nelle mani dei cinesi, nonostante il mandato esclusivo di vendita e l'approdo in Italia di Galatioto, l'uomo che potrebbe far decollare la trattativa fra Berlusconi e gli asiatici. Il punto è sempre lo stesso: il presidente rossonero vuole vendere davvero la società o no? Un dubbio che si insinua ogni giorno nella testa e nel cuore dei tifosi milanisti che sperano in un cambio di proprietà per tornare a vedere la loro squadra ai vertici del calcio nazionale ed internazionale, senza inutili e patetici progetti di Milan giovane, italiano e, di conseguenza, perdente. Fulvio Collovati, ex difensore milanista e della nazionale italiana, ha parlato a proposito della situazione societaria del club milanese, aggiungendo ulteriori dubbi sul buon esito della vicenda: "Se prima ero fermamente convinto che Berlusconi avrebbe venduto il Milan ai cinesi - afferma l'ex calciatore - ora lo sono assai meno. Penso che di base ci sia un aspetto emotivo che blocchi il presidente, già restio di suo a cedere il club e ancor più dubbioso di fronte ad offerte non concrete, perchè francamente non mi sembra che i cinesi in questione diano tutte queste garanzie. L'incontro fra Brocchi e Galliani, nonchè la trattativa col Torino per cedere Kucka e prendere Baselli dai granata, poi, mi fa pensare che alla fine non cambierà nulla e al Milan partirà il progetto legato ai giovani italiani, come paventato dallo stesso Berlusconi qualche tempo fa". 

Ridimensionamento assoluto

Se nulla cambierà, ovvero se Berlusconi rimarrà al timone del Milan, andrà davvero in scena quel progetto giovani che tanto piace al presidente e che, al contrario, tanto terrorizza i tifosi rossoneri: via Bacca, via Kucka, forse via anche Bonaventura, largo a De Sciglio (si salvi chi può), Pavoletti, Baselli, Locatelli, Calabria, oltre a Donnarumma e Romagnoli, con gli unici elementi esperti che risponderanno ai nomi di Zapata e Montolivo, non esattamente i leader che possano tirar fuori il Milan dalle inevitabili difficoltà in cui andrà incontro con una banda di sbarbati assemblati più o meno a casaccio. E, mentre la Lazio sceglie fra Prandelli e Bielsa, mentre l'Inter rinforza la società con l'ingresso di nuovi capitali provenienti proprio dalla Cina, mentre lo stesso Torino getta le basi per un ritorno in Europa con la panchina affidata a Mihajlovic ed una campagna acquisti improntata su profili di esperienza per poter raggiungere i primi sei posti della classifica, il Milan si prepara a stazionare nella parte destra della graduatoria, con ragazzotti gettati in campo allo sbaraglio e di fronte ad un San Siro per loro fortuna mezzo vuoto, magari con Giampaolo allenatore. Non a caso, proprio Silvio Berlusconi lo ha definito Progetto B....