17 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Calcio | Milan

Rivera: «Io e Maldini, così diversi da Berlusconi»

Il capitano della stella è tornato a parlare del club rossonero e dei suoi rapporti con il presidente del Milan: «Mai avuto scontri con lui, rappresentiamo due culture diverse». Da Rivera anche legittimi dubbi sull'estenuante trattativa con Bee Taechaubol.

MILANO - Quando parla lui, il capitano, non c’è tifoso del Milan - specie se over 40 - che non si alzi in piedi e ascolti attentamente ogni sua sillaba. Stiamo parlando naturalmente di Gianni Rivera, il leggendario primo Pallone d’Oro italiano, nel 1969, leader indiscusso di quella squadra che a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 dominava in Italia, in Europa e nel mondo, conquistando Scudetti, Coppe dei Campioni, Coppe Intercontinentali e Coppe delle Coppe.
E chissà quanti applausi avrà preso nel corso della sua lunghissima e scintillante carriera da Silvio Berlusconi. Peccato però che quando poi «sua emittenza» - come era chiamato allora - rilevò il Milan, era il 1986, il tentativo di far entrare Rivera in società fallì miseramente.

Rivera: «Io come Maldini»
«Con Berlusconi io non ho mai avuto scontri - le parole del più grande numero 10 della storia rossonera a Repubblica TV -. Semplicemente, rappresentiamo due culture diverse. E in questo senso penso che Maldini oggi stia vivendo la stessa situazione che ho vissuto io tempo fa. Io, come lui, credo di avere una grande personalità e in qualche modo avrei potuto creare delle ombre. Conosco Berlusconi da tantissimi anni e con lui non ho avuto frizioni particolari, ma evidentemente non accetta che qualcuno abbia una personalità che possa mettersi sul suo stesso livello. Io ho lo stesso rapporto con tutti, dal portinaio al grande imprenditore. Forse lui non ci riesce».

I problemi con Mr. Bee
Pensiero schietto, rivelato con una franchezza disarmante, quello di Gianni Rivera, che poi getta una luce fosca e inquietante anche sulla trattativa che dovrebbe portare alla cessione del 48% del pacchetto azionario del Milan dalla Fininvest alla cordata cino-thailandese guidata da Bee Taechaubol: «Credo che tutti vogliano capire cosa sta succedendo. Non so se Berlusconi lo abbia già capito. Certo che se non arriva mai la definizione della vicenda ci deve essere qualche problema».