17 giugno 2019
Aggiornato 09:30
Riaperto il caso

Marco Pantani fu ucciso

E' la tesi sostenuta dalla famiglia del campione di ciclismo e confermata da una perizia medico legale di parte eseguita dal professor Francesco Maria Avato. Secondo i risultati di questa perizia qualcuno costrinse l'atleta a bere grandi quantità di droga diluite nell'acqua. Sulla base delle risultanze la Procura di Rimini, ad oltre dieci anni dalla morte del vincitore di Giro d'Italia e Tour de F

RIMINI - La sera del 14 febbraio 2004 Marco Pantani fu ucciso. E' la tesi sostenuta dalla famiglia del campione di ciclismo e confermata da una perizia medico legale di parte eseguita dal professor Francesco Maria Avato. Secondo i risultati di questa perizia qualcuno costrinse l'atleta a bere grandi quantità di droga diluite nell'acqua. Sulla base delle risultanze la Procura di Rimini, ad oltre dieci anni dalla morte del vincitore di Giro d'Italia e Tour de France nel 1998, ha deciso di riaprire il caso.

FORSE SI FIDAVA DELL'ASSASSINO - Per la difesa, scrive la «Gazzetta dello sport» nella sua edizione di oggi, Pantani conosceva gli assassini, sarebbe stato anche picchiato e la stanza «alterata» per simulare il delirio da stupefacenti. Secondo la ricostruzione il Pirata avrebbe passato gli ultimi minuti della sua vita in una stanza d'albergo, ma non da solo, come fino a oggi ha affermato la verità processuale, e in preda alle allucinazioni per l'overdose letale di cocaina. «Pantani avrebbe aperto la porta al suo assassino (o agli assassini), lo conosceva, forse si fidava. Ma presto la situazione sarebbe diventata incontrollabile. Per ben due volte il romagnolo chiama la reception, chiedendo addirittura l'intervento dei carabinieri (un doppio Sos prima ignorato e poi sottovalutato), circostanza appurata anche 10 anni fa. La lite verbale sarebbe presto degenerata, sfociando in un'aggressione. Pantani potrebbe essere rimasto ferito in più punti del corpo, prima di soccombere: stordito, sarebbe diventato una preda facile».

ORA INDAGA LA PROCURA - La perizia avrebbe spiegato che la quantità di droga trovata su Pantani equivarrebbe a diverse decine di grammi. Impossibile per qualunque persona mangiare o inalare una dose simile. L'unico modo è diluirla nell'acqua e farla bere a forza. «Non solo, Avato fa notare come le numerose ferite sul corpo di Pantani sono compatibili con opera di terzi. Il professore ha poi rilevato per primo sul polso sinistro tracce riconducibili a una stretta, forse utile a bloccarlo a terra». L'ipotesi di reato su cui indaga ora la procura sarebbe quella di omicidio con alterazione del cadavere e dei luoghi.