20 novembre 2019
Aggiornato 15:49

Con il Ghana partono anche gli ultimi giornalisti africani

Solo 250 i cronisti accreditati del continente su un totale di 18.000

JOHANNESBURG - I mass media africani, che si rivolgono a folle appassionate di calcio, hanno fatto ricorso a tutto il loro ingegno per poter seguire i primi Mondiali di calcio organizzati nel loro continente, in assenza dei mezzi finanziari per muoversi in massa fino al Sudafrica. Secondo la Fifa, sono solo 250 i giornalisti africani, esclusi quelli sudafricani, accreditati per l'evento, su un totale di 18.000.

Assunti spesso dalla Federazione di calcio dei sei Paesi qualificati, sono tutti ripartiti al seguito delle squadre, una volta eliminate. E la sconfitta di ieri sera del Ghana contro l'Uruguay, nei quarti di finale, dovrebbe comportare la partenza degli ultimi contingenti di cronisti africani. «Abbiamo fatto tutto il possibile per fare in modo che tutti potessero seguire» questo mondiale africano, dice il giornalista ugandese Jane Kasumba, interpellato dalla France presse nel centro per la stampa internazionale di Johannesburg.

Jane è riuscito ad arrivare in Sudafrica grazie a un accordo tra un'associazione continentale di radio e televisioni, African Union of Broadcasters (AUB), e la Federazione internazionale di calcio: 41 radio e tv africane hanno comperato insieme i diritti per la trasmissione delle partite e hanno installato un studio comune al centro stampa situato nei pressi dello stadio di Soccer City. In questo modo sono potuti arrivare in Sudafrica 19 giornalisti di 15 paesi per coprire gli incontri in inglese, francese e portoghese e realizzare ogni giorno mezz'ora di trasmissione sull'evento.

Per Djibril Traoré, arrivato dal Mali, era fondamentale percorrere i 5.800 chilometri fino al Sudafrica. «Molti giornalisti europei dicevano che l'Africa non ci sarebbe mai riuscita (a organizzare i Mondiali). C'era troppo insicurezza. Ma abbiamo dimostrato che l'Africa è riuscita a farlo. Ne siamo molto fieri!» Tuttavia, la grande maggioranza dei mass media africani non ha inviato nessun giornalista in Sudafrica: al viaggio in aereo, spesso molto caro per mancanza di concorrenza sulle linee continentali, bisogna aggiungere il prezzo dell'albergo, gonfiato per l'evento, e il trasporto interno (noleggio di un'automobile e voli). Una spesa che rende la copertura dei Mondiali fuori portata per i cittadini di Paesi dove spesso il reddito medio è appena superiore a un dollaro al giorno.

Per questo, alcuni hanno usato i mezzi a loro disposizione, non esitando a ottenere in modo illegale le trasmissioni. La radiotelevisione pubblica del Camerun, che ha comperato i diritti, ha dovuto criptare le sue trasmissioni per scongiurare atti di pirateria. Nella Repubblica democratica del Congo solo l'azienda pubblica detiene i diritti, nell'ambito dell'accordo di AUB, maa sono tanti i canali che trasmettono gli incontri.

Da parte sua, la carta stampata riprende i lanci di agenzia e «prende in prestito» le fotografie su Internet. Una radio popolare del Kenya ha escogitato un modo originale per coprire le partite, trasmettendo in diretta il commento dei suoi giornalisti che seguono gli incontri in televisione.

«Questi Mondiali hanno ottenuto una copertura molto più ampia di quelli precedenti - ha sottolineato Hezekiah Wepukhulu, veterano del giornalismo sportivo a Nairobi - tutti i mass media africani l'hanno trattato con priorità».