22 ottobre 2018
Aggiornato 07:00

Un battito cardiaco irregolare è l’anticamera della demenza

Secondo un nuovo studio, un battito cardiaco irregolare o aritmia può aumentare il rischio di demenza
Fibrillazione atriale e demenza
Fibrillazione atriale e demenza (Peshkova | shutterstock.com)

Soffrire di battito cardiaco irregolare, o fibrillazione atriale, pare possa aprire anche le porte alla demenza, causando un più rapido declini delle capacità di pensiero e memoria. Oltre a ciò, come noto, la fibrillazione atriale può essere causa di ristagno di sangue nel cuore che provoca la formazione di coaguli che possono raggiungere il cervello e causare un ictus. Questo quanto suggerito da un nuovo studio pubblicato su Neurology, la rivista medica dell’American Academy of Neurology (AAN).

Come l’aritmia influenza il cervello
«Il flusso sanguigno compromesso dalla fibrillazione atriale può influenzare il cervello in diversi modi – spiega il principale autore dello studio dott. Chengxuan Qiu del Karolinska Institutet e dell’Università di Stoccolma in Svezia – Sappiamo che quando le persone invecchiano, aumenta la possibilità di sviluppare la fibrillazione atriale, così come la possibilità di sviluppare la demenza. La nostra ricerca ha mostrato un chiaro legame tra i due e ha scoperto che l’assunzione di anticoagulanti può concretamente ridurre il rischio di demenza».

Lo studio
Per lo studio, riporta la nota dell’AAN, i ricercatori hanno esaminato i dati relativi a 2.685 partecipanti con un’età media di 73 anni. I soggetti sono stati seguiti per una media di 6 anni come parte di uno studio più ampio. I partecipanti sono stati esaminati e intervistati all’inizio dello studio e poi una volta dopo 6 anni per quelli di età inferiore ai 78 anni e una volta ogni tre anni per quelli di 78 anni. All’inizio dello studio tutti i partecipanti erano liberi da demenza, ma 243 persone (il 9%) soffrivano di fibrillazione atriale. Attraverso interviste faccia a faccia e visite mediche, i ricercatori hanno raccolto dati medici e sullo stile di vita dei partecipanti all’inizio dello studio e durante ogni visita di controllo. Tutti sono stati sottoposti a screening per la fibrillazione atriale, per la capacità di pensiero generale e le capacità di memoria, oltre alla demenza.

I risultati
Durante il periodo di studio, 279 persone (l’11%) hanno sviluppato fibrillazione atriale e 399 (il 15%) hanno sviluppato demenza. Gli autori hanno scoperto che coloro con la fibrillazione atriale avevano un più rapido tasso di declino nelle capacità mentali e mentali rispetto a quelli senza la condizione e avevano il 40% di probabilità in più di sviluppare la demenza. Delle 2.163 persone che non hanno avuto l’aritmia cardiaca, 278 persone hanno sviluppato demenza (il 10%). Delle 522 persone con battito cardiaco irregolare, 121 hanno sviluppato demenza (il 23%).

Il ruolo degli anticoagulanti
Nonostante i risultati evidenti, c’è tuttavia una buona notizia. I ricercatori hanno infatti scoperto come le persone che assumevano fluidificanti del sangue (o anticoagulanti) per la fibrillazione atriale avessero un rischio di demenza ridotto del 60%. Delle 342 persone che non hanno assunto fluidificanti del sangue per la condizione, 76 hanno sviluppato demenza (il 22%). Delle 128 persone che assumevano anticoagulanti, 14 hanno sviluppato demenza (11%). Mentre non c’era alcun rischio ridotto tra le persone che hanno seguito un trattamento antipiastrinico come l’aspirina. «Supponendo che ci fosse una relazione di causa/effetto tra l’uso di anticoagulanti e il ridotto rischio di demenza – sottolinea il dottor Qiu – abbiamo stimato che circa il 54% dei casi di demenza sarebbe stato ipoteticamente prevenuto se tutte le persone con fibrillazione atriale avessero assunto anticoagulanti. Ulteriori sforzi dovrebbero essere fatti per aumentare l’uso di fluidificanti del sangue tra le persone anziane con fibrillazione atriale».
Una limitazione dello studio è stata l’impossibilità da parte dei ricercatori di distinguere sottotipi di fibrillazione atriale come persistente o permanente. È anche possibile che alcuni casi di fibrillazione atriale possano essere andati inosservati tra le persone che non hanno mostrato alcun sintomo. Lo studio è stato finanziato dal Ministero svedese della salute e degli affari sociali e dal Consiglio svedese per la ricerca. Per maggiori informazioni: BrainandLife.org.