21 ottobre 2018
Aggiornato 15:30

Attenzione alle onde che provocano infarto e ictus

Ci sono onde, o fluttuazioni, che fanno aumentare in modo pericoloso il rischio di infarto e ictus. Ecco quali sono e come evitare i pericoli
Infarto
Infarto (SuriyaPhoto | shutterstock.com)

Gli scienziati del College of Medicine dell’Università Cattolica della Corea a Seoul, Corea del sud, hanno scoperto che ci sono onde, o fluttuazioni, che sono associate a un elevato rischio di essere vittime di infarto del miocardio e di ictus. I risultati del loro studio sono stati pubblicati su Circulation, la rivista dell’American Heart Association.

Le fluttuazioni pericolose
Guidati dal professore di endocrinologia Seung-Hwan Lee, i ricercatori hanno scoperto che le fluttuazioni di peso, della pressione sanguigna, del colesterolo e/o dei livelli di zucchero nel sangue in persone altrimenti sane, possono essere associate a un rischio più elevato di infarto, ictus e morte per qualsiasi causa rispetto alle persone che, invece, hanno parametri più stabili. Nel rapporto si legge che questo è il primo studio a suggerire come l’alta variabilità di questi fattori di rischio abbia un impatto negativo sulle persone relativamente sane. Inoltre, più valori sono caratterizzati da questa variabilità, più aumenta il rischio.

Lo studio
Per questo studio, i ricercatori hanno utilizzato i dati del Korean National Health Insurance system relativi a 6.748.773 persone. Tutti i partecipanti, all’inizio dello studio, non avevano avuto precedenti attacchi di cuore ed erano liberi da condizioni quali diabete, ipertensione o colesterolo alto. Tutti i soggetti sono stati sottoposti ad almeno tre esami di salute tra il 2005 e il 2012 – tenuto conto che il sistema raccomanda gli esami ogni due anni. Le registrazioni degli esami hanno documentato il peso corporeo, la glicemia a digiuno, la pressione arteriosa sistolica e il colesterolo totale. Poiché l’elevata variabilità potrebbe derivare da cambiamenti sia positivi che negativi, i ricercatori hanno esaminato separatamente l’effetto della variabilità nei partecipanti in cui vi è stata una modifica pari al 5% per ciascuna misurazione, sia in miglioramento che peggioramento. Nonostante le differenze in positivo o negativo, in entrambi i gruppi, l’elevata variabilità è stata associata a un rischio significativamente più elevato di morte.

I numeri del rischio
Gli autori dello studio, dopo aver analizzato i dati relativi ai livelli e alle misurazioni cliniche e aver seguito queste possibili fluttuazioni per un periodo di follow-up medio di 5,5 anni, le persone che avevano una maggiore variabilità in tutte le misurazioni, e pari al 25% di superiorità, rispetto a coloro che invece avevano misure più stabili, avevano il 127% in più di probabilità di morire; il 43% in più di probabilità di avere un infarto e il 41% in più di probabilità di avere un ictus. «Gli operatori sanitari dovrebbero prestare attenzione alla variabilità delle misurazioni della pressione sanguigna, del colesterolo e dei livelli di glucosio del paziente e del peso corporeo, tentando di stabilizzare queste misurazioni può essere un passo importante per aiutarli a migliorare la loro salute», spiega Seung-Hwan Lee. Lo studio condotto è di tipo osservativo, pertanto non può dimostrare una relazione di causa/effetto tra alta variabilità e rischio di infarto, ictus o morte per qualsiasi causa. Tuttavia, i risultati mostrano che vi è un’associazione tra i due fattori.