16 novembre 2018
Aggiornato 23:00

Sporcaccioni addio? Arriva la prova DNA delle feci dei cani che inchioda i padroni incivili

Contro i nemici dell’igiene pubblica e del decoro di marciapiedi e giardini pubblici arriva il test del Dna delle feci dei cani che inchioda alle sue responsabilità il proprietario
Feci di cane
Feci di cane (charnsitr | shutterstock.com)

Nonostante le campagne di sensibilizzazione, quella che dovrebbe essere una buona educazione e la consapevolezza che le feci dei cani possono essere portatrici di malattie e batteri nocivi, c’è chi ancora non si cura di rimuovere i ‘ricordini’ lasciati dal proprio animale. Ma ora, come riferisce in una nota la Coldiretti, possono essere finalmente smascherati i maleducati proprietari dei cani responsabili di imbrattare marciapiedi e giardini pubblici. Tutto ciò, grazie al test del Dna che permettere di identificare gli animali analizzando il materiale genetico estratto dalle loro feci.

La prima banca dati
Grazie all’Associazione Italiana Allevatori (AIA), spiega la Coldiretti, è stata realizzata in via sperimentale con il laboratorio di genetica e servizi (lgs) di Cremona la prima banca dati del Dna di circa 1.500 cani del territorio del comune di Malnate (Va). In questo modo – sottolinea la Coldiretti – è stato possibile rintracciare, identificare e multare, in collaborazione con l’amministrazione comunale i trasgressori dell’obbligo di raccolta delle deiezioni.

Sarà replicata
Si tratta di una iniziativa destinata a essere replicata in molte altre realtà dove è troppo facile restare impuniti nonostante le sanzioni. Con le nuove tecnologie è più facile applicare le norme del Codice penale – riferisce la Coldiretti – che punisce chi lascia gli escrementi del cane non raccolti in un luogo pubblico (per strada, sul marciapiede, nell’androne di un palazzo ecc.). In particolare – precisa la Coldiretti – commette reato chiunque deturpa o imbratta cose mobili altrui con una multa fino a 103 euro. Ma la sanzione sale però da 300 a 1.000 euro se il fatto viene commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati.

Il corpo del reato
Tempi duri dunque per i proprietari dei 10,7 milioni di cani presenti in Italia secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del Ministero della Salute. Portare a spasso l’amico più fedele dell’uomo non sarà più una passeggiata rilassante per chi fa il furbo e fa finta di non vedere i ‘ricordini’ lasciati da Fido. A inchiodare i padroni che non rispettano le regole del vivere civile saranno infatti – spiega la Coldiretti – le stesse deiezioni lasciate sul terreno. Il corpo del reato infatti finirà sotto il microscopio e costituirà la prova per mettere sotto accusa i responsabili di un comportamento incivile.

Educazione ambientale ma non solo
Oltre che per azioni a favore di una migliore ‘educazione ambientale’ al fine di una maggiore salubrità e igiene nelle città, l’analisi del Dna – sottolinea Coldiretti – potrebbe avere ulteriori applicazioni per la gestione della popolazione canina in altre situazioni gravi come l’abbandono degli animali, il randagismo e le attività illecite come competizioni clandestine. Un ruolo determinante – conclude la Coldiretti – potrebbe avere a tutela degli allevamenti per individuare le ibridazioni con predatori selvatici (in particolare lupi), che rappresentano per numero e frequenza di casi il pericolo più rilevante nelle campagne, dove si moltiplicano le aggressioni a mandrie e greggi, con danni pesantissimi.