26 giugno 2019
Aggiornato 01:30
Pericolo listeria

Listeria nei prodotti surgelati: dobbiamo avere ancora paura? Le parole di Coldiretti e Grillo

Continuano i controlli a tappetto in tutta la penisola. Le marche a rischio e il parere della Coldiretti

Listeria nei prodotti surgelati
Listeria nei prodotti surgelati ( Shutterstock )

ROMA – Occorre evitare pericolosi allarmismi in una situazione in cui gli italiani hanno consumato 402,5 milioni di chili di vegetali surgelati nel 2017 con un aumento dell'1,8% rispetto all'anno precedente, dovuto proprio alla crescita a tavola dei vegetali naturali e in particolare delle zuppe, dei passati e dei minestroni. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare l'importanza delle misure precauzionali adottate con il ritiro in Italia ed in altri Paesi europei di prodotti alimentari surgelati, a seguito del possibile rischio di contaminazione da Listeria monocytogenes.

Dalla mucca pazza alle finte polpette di manzo
Dalla mucca pazza (2001) alla carne alla diossina nel nord europa (2008), dal latte alla melamina dalla Cina (2008) alla mozzarella blu (2010) fino alle polpette con carne di cavallo spacciata per manzo (2013) e venduta in tutta Europa, con la globalizzazione degli scambi commerciali gli allarmi - sottolinea la Coldiretti - si diffondono rapidamente nei diversi Paesi con pericolose conseguenze per la salute dei cittadini ma anche sul piano economico per gli effetti sui consumi poiché non si riesce a confinare l'emergenza anche per le logiche produttive e commerciali.

Confezioni Findus (e non solo)
«Le complessità sono evidenti dallo stesso ultimo caso della listeria che sembra riguardare alcune confezioni vendute a marchio Findus che ha ricevuto la segnalazione da parte dell'azienda belga fornitrice Greenyard per una possibile contaminazione che potrebbe essere dovuta a verdure e mais prodotti in uno stabilimento in Ungheria. La stessa Greenyard ha peraltro annunciato il ritiro anche di prodotti surgelati a marchio Freshona nei punti vendita Lidl della sola Sicilia», continua Coldiretti.

Il problema del rintracciamento
«Le maggiori preoccupazioni sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio con un calo di fiducia che provoca il taglio generalizzato dei consumi che spesso ha messo in difficoltà ingiustamente interi comparti economici, con la perdita di posti di lavoro. L’esperienza di questi anni - sostiene la Coldiretti - dimostra l'importanza di una informazione corretta con l'obbligo di indicare in indicare in etichetta l'origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti ma anche la necessità di togliere il segreto sui flussi commerciali con l'indicazione pubblica delle aziende che importano i prodotti dall'estero per consentire interventi rapidi e mirati».

Un atteggiamento contraddittorio
Di fronte all'atteggiamento incerto e contradditorio dell'Unione Europea che obbliga ad indicare l'origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per quella trasformata in salumi, per l'ortofrutta fresca ma non per i succhi, le conserve di frutta o per gli ortaggi conservati, l'Italia che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità ha il dovere - conclude la Coldiretti - di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche promuovendo una profonda revisione delle norme comunitarie.

Le parole del Ministro della Salute
«Continuo a seguire con attenzione la vicenda del batterio Listeria. Il ministero ha subito attivato anche i Nas, che stanno compiendo ispezioni a campione. Presto conto di avere un quadro esauriente della situazione», conclude – in una nota - Giulia Grillo, ministro della Salute.

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