23 febbraio 2024
Aggiornato 20:00
Malattie rare

Reumatologia: medici scoprono la cura per 3 malattie autoinfiammatorie

Un trial clinico realizzato a Roma grazie al team guidato dal dottor De Benetti, ha finalmente donato la gioia di vivere a tante persone colpite da tre temibili malattie

medici scoprono la cura per 3 malattie autoinfiammatorie
medici scoprono la cura per 3 malattie autoinfiammatorie Foto: funnyangel | Shutterstock Shutterstock

Tre malattie auto-infiammatorie che rientrano nella sempre più ampia branca di patologie definite rare. Tutte hanno qualcosa in comune: l’infiammazione e gli episodi febbrili che si manifestano di tanto in tanto. Ma grazie alla realizzazione di un nuovo farmaco, finalmente la qualità della vita delle persone che ci si devono scontrare ogni giorno, sarà notevolmente migliorata. L’ideazione e sperimentazione è avvenuta per merito della sezione Reumatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Le malattie sotto il mirino
Grazie alla realizzazione del farmaco, tre temibili – e rare – malattie, potranno essere combattute efficacemente. Stiamo parlando del deficit di mevalonato chinasi (MKD), della sindrome periodica associata al recettore 1 del fattore di necrosi tumorale (TRAPS) e della più conosciuta febbre mediterranea familiare (FMF). Questa ha le sue radici nel lontano Medio Oriente, luogo in cui la diffusione a livello genetico sembra essere ben più alta.

Il problema della febbre
Come abbiamo detto uno dei sintomi principali comuni a tutte e tre le patologie è la febbre scatenata dall’infiammazione. Il tutto sembra essere dovuto a un problema di espressione genico. Il rialzo febbrile si manifesta ogni 15-30 giorni. Ma mentre nella febbre mediterranea familiare dura mediamente 3 giorni, i pazienti affetti da TRAPS potrebbero vederla comparire anche per diverse settimane consecutive.

Le conseguenze
La forte risposta immunitaria può portare a conseguenze più o meno gravi. E non è insolito che il paziente vada incontro a pleurite, pericardite, peritonite, rash cutaneo, artrite e persino amiloidosi secondaria con insufficienza renale. Quest’ultima spesso può portare a un trapianto di rene.

Mutazioni genetiche e interluchina
Non è molto tempo che la scienza ha compreso qual è il meccanismo che scatena l’infiammazione che si presenta nelle tre malattie. Si tratta di una mutazione genetica che causa una produzione eccessiva dell’interluchina 1. «Da questo dato ottenuto in laboratorio e trasportato al letto dei pazienti è stato disegnato il trial clinico che, in maniera assolutamente innovativa ha messo insieme le tre malattie in un’unica sperimentazione costruita su misura. Le conoscenze dei meccanismi molecolari delle malattie permettono infatti oggi di disegnare approcci innovativi basati, non tanto sulla diagnosi di ogni malattia, ma piuttosto sul meccanismo molecolare, Il target, che si vuole specificatamente colpire», spiega il dottor Fabrizio De Benedetti, responsabile di reumatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Gli anticorpi che bloccano l’infiammazione
Allo scopo di ridurre l’attività dell’interluchina 1, gli scienziati hanno pensato di utilizzare l’immunoterapia. Più precisamente, un anticorpo monoclonale specifico noto con il nome di canakinumab e commercializzato come Ilaris da Novartis. Il farmaco è stato sfruttato da tempo per il trattamento di patologie autoinfiammatorie come l’artrite reumatoide, il diabete (1 e 2), l’artrite idiopatica giovanile sistemica e malattie oculari.

Lo studio
Il trial clinico è stato eseguito su 181 pazienti provenienti da 59 istituti di 15 Paesi. «Soprattutto nel campo delle malattie genetiche, che hanno esordio in età pediatrica, studiare i bambini permette di acquisire informazioni utili anche nel trattamento dell’adulto. Se è vero che i bambini non sono piccoli adulti, è vero però che gli adulti sono grandi bambini», continua De Benedetti.

Efficacia straordinaria
Dai risultati emersi dallo studio gli scienziati sono riusciti a rilevare un’efficacia senza precedenti per tutte e tre le malattie auto-infiammatorie. I pazienti, infatti, hanno assistito alla (quasi) totale scomparsa della febbre con una qualità della vita nettamente migliorata. Per fare un esempio, le persone affette da FMF che prima avevano una media di 25 episodi febbrili all’anno ora sono passati a un solo episodio. Stessi numeri evidenziati anche in chi soffriva di MKD – generalmente avevano 15 episodi all’anno - e quelli affetti da TRAPS che sono scesi da 10 a 1.

Le terapie precedenti
«Per la FMF esiste una terapia, la colchicina, ma il 5%-10% dei pazienti non risponde a questo trattamento. Per la TRAPS e la MKD invece non esisteva un trattamento efficace. Per questo motivo era essenziale trovare una nuova modalità di trattamento per queste tre malattia orfane. I risultati dello studio, in termini di efficacia e di sicurezza del farmaco hanno   permesso di ottenere la sua autorizzazione sia dall’EMA (Agenzia Europea del Farmaco), sia dall’FDA (Food and Drug Administration). Il farmaco dovrebbe essere presto disponibile anche in Italia», spiega ancora De Benedetti.

Come cambia la vita
Solo chi ha dovuto scontrarsi fin da piccolo con queste temibili malattie sa quanto può essere complicata e difficile la propria vita. A raccontarla è proprio una paziente di nome Chiara. E solo ora sta iniziando la sua vera vita, quella che finalmente potrà condurre in modo simile a tante altre persone. «La mia vita era buia, come il colore nero. È una malattia che, specialmente da piccola, ti limita tanto. Avevo attacchi febbrili anche due volte a settimana, spesso accompagnati da forti dolori. Non potevo uscire a giocare con gli amici. Avevo difficoltà a frequentare regolarmente la scuola. Non ho avuto, di fatto, un’infanzia. La malattia non mi ha fatto avere la spensieratezza tipica della mia età. Non mi sono potuta costruire quelle amicizie che invece le mie coetanee stavano coltivando». Anche lei è una delle sfortunate pazienti che non rispondeva alla cura con colchicina. Ma finalmente ora – all’età di 19 anni – conduce una vita normale. «Adesso ho una vita sociale, faccio sport e studio Legge all’università, frequentando regolarmente le lezioni. Una cosa per me impensabile fino a poco tempo fa. Posso dire di aver ricominciato da zero. Mi sto piano piano costruendo tutte quelle cose che da piccola non ho potuto coltivare». A donarle una nuova vita è stata proprio la sperimentazione clinica guidata da De Benedetti. Fin dalla prima iniezione, infatti, gli attacchi febbrili sono diminuiti e per diversi mesi non ha assistito a episodi febbrili. «Oggi, dopo tanto tempo, vedo finalmente la mia vita come il colore verde». Il colore della speranza.

[1] Canakinumab for the Treatment of Autoinflammatory Recurrent Fever Syndromes - Fabrizio De Benedetti, M.D., Ph.D., Marco Gattorno, M.D., Jordi Anton, M.D., Ph.D., Eldad Ben-Chetrit, M.D., Joost Frenkel, M.D., Ph.D., Hal M. Hoffman, M.D., Isabelle Koné-Paut, M.D., Ph.D., Helen J. Lachmann, M.D., Seza Ozen, M.D., Anna Simon, M.D., Ph.D., Andrew Zeft, M.D., Inmaculada Calvo Penades, M.D., Ph.D., et al.