17 novembre 2018
Aggiornato 19:00

Tutte le vite salvate dai vaccini: capiamo perché sono importanti

Nel mondo ogni anno 1,5 milioni di bimbi muoiono per malattie prevenibili. L'Istituto Pasteur: in 50 anni vaccini hanno salvato 500 milioni di persone
Vaccino
Vaccino (HQuality | shutterstock.com)

ROMA – I vaccini, anche se c’è chi li avversa, in realtà nel tempo hanno salvato milioni di vite. E questo è un dato di fatto che nessuno può controbattere. Ma, proprio di questi tempi, riportare le vaccinazioni sopra le soglie di sicurezza è compito di tutti, perché le malattie contagiose interessano la collettività e ogni singolo cittadino può fare la propria parte per prevenirle. Questo il monito lanciato dall'Istituto Pasteur Italia che, al via della Settimana Europea dell'Immunizzazione, è protagonista di un'iniziativa di divulgazione scientifica per informare e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle malattie infettive e l'importanza dei vaccini.

Uno strumento indispensabile
I vaccini sono uno strumento indispensabile per prevenire le malattie e un mezzo fondamentale per ridurre la disuguaglianza del livello di salute globale. L'immunizzazione rappresenta, infatti, una delle scoperte mediche di maggior successo ed economicamente vantaggiose che nella storia dell'umanità ha salvato più vite. Basti pensare che, negli ultimi 50 anni, i vaccini hanno salvato più di 500 milioni di persone e attualmente, anche con un utilizzo non ottimale, ne risparmiano circa 2,5 milioni ogni anno. Per ribadire il messaggio che la vaccinazione è una conquista alla quale non dobbiamo e non possiamo rinunciare, dal 23 al 29 aprile 2018 l'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia la Settimana dell'Immunizzazione, che, con il messaggio ‘Prevenire, Proteggere, Immunizzare’ vuole aumentare la consapevolezza dell'importanza della vaccinazione come diritto individuale e responsabilità condivisa per prevenire le malattie infettive.

Uno strumento potente
Quello della prevenzione è un obiettivo cruciale e in tal senso, la vaccinazione è uno dei più potenti strumenti che abbiamo a disposizione perché protegge l'uomo da malattie gravi e potenzialmente mortali: non a caso è considerata l'indicatore dello stato di salute mondiale. Tuttavia, a livello globale 19.4 milioni di bambini nel mondo non sono ancora pienamente protetti da malattie facilmente evitabili e prevenibili grazie ai vaccini, tra queste anche il morbillo. Nonostante sia disponibile un vaccino sicuro ed efficace, il morbillo resta una delle principali cause di morte tra i più piccoli. Nel 2017, in Europa, il morbillo ha ucciso 35 persone e ne ha colpite 21.315, cioè il 400% in più rispetto al 2016, in cui invece era stato segnato un 'record' al ribasso con 5273 casi.

Le epidemie
Quindici i Paesi teatro delle epidemie più consistenti, di cui i primi tre sono stati Romania (5.562), Italia (5.006) e Ucraina (4.767). Nel nostro Paese, solo nei primi mesi del 2018 (dal 1° gennaio al 28 febbraio), 16 Regioni hanno segnalato 411 casi di morbillo, di cui 188 nel mese di gennaio e 223 nel mese di febbraio, inclusi 2 decessi. Oltre l'80% dei casi si è verificato in 4 Regioni: Sicilia (177), Lazio (108), Calabria (36), e Toscana (20). La Regione Sicilia ha riportato l'incidenza più elevata (21 casi/ 100.000 abitanti). Il 91% circa dei casi era non vaccinato al momento del contagio, e un ulteriore 4,5% aveva ricevuto solo una dose. Il 43% ha sviluppato almeno una complicanza, mentre oltre il 60% dei casi è stato ricoverato. Sono decedute per morbillo due persone, non vaccinate, rispettivamente di età 38 e 41 anni, entrambe per insufficienza respiratoria. Nello stesso periodo sono stati segnalati 3 casi di rosolia.

Un atto di responsabilità
«Vaccinarsi rappresenta un atto di responsabilità collettiva. Nella vita quotidiana anche le malattie più comuni possono avere complicanze serie – spiega la prof.ssa Angela Santoni, Direttore Scientifico dell'Istituto Pasteur Italia e immunologo presso Sapienza Università – Ne è un esempio il morbillo: una malattia che può causare polmonite, encefalite e in un caso su mille può portare anche alla morte. Vaccinarsi vuol dire proteggere non solo noi stessi ma anche la collettività. Questo perché quando tutti gli individui sono protetti si impedisce agli agenti patogeni di circolare e infettare anche le persone che, spesso per motivi di salute, non possono essere vaccinate. Per fare un esempio, basta pensare ai bambini leucemici che hanno il sistema immunitario compromesso dalle terapie impiegate per combattere il cancro. Questo potente valore sociale della vaccinazione è noto come immunità di gregge».

C’è ancora resistenza
I vaccini sono i farmaci più efficaci e sicuri attualmente in commercio, ma nonostante questa evidenza scientifica, i dati non riescono a rassicurare la resistenza culturale di una parte della società che continua a nutrire dubbi e timori nei loro confronti. Paradossalmente è proprio nei Paesi occidentali, dove i vaccini hanno ottenuto i risultati più importanti, che emergono le maggiori resistenze, specie nella parte istruita e benestante della popolazione. Si è infatti registrato negli ultimi anni un lieve e costante calo delle vaccinazioni in diversi Paesi, tra cui il nostro, che hanno raggiunto soglie critiche di sicurezza per alcune malattie.

Un trend in calo
In Italia si è registrato un aumento della copertura vaccinale fino al 2010, seguito da un trend in calo. In particolare, le coperture per i vaccini obbligatori si sono mantenute al di sopra della soglia target del 95% dal 2002 al 2013 per poi diminuire fino a circa il 93%. La copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia (MPR), per esempio, è aumentata dal 2000 al 2010, fino a raggiungere il 91%, per poi diminuire drasticamente fino all'81,8%. Numeri che restano ancora lontani dal tasso di copertura del 95% raccomandato dall'OMS, in grado di garantire l'immunità di gregge.

Le morti evitate
A livello globale tra il 2000 e il 2015 si stima che la vaccinazione abbia prevenuto circa 20,3 milioni di morti, ciononostante, ogni anno 1,5 milioni di bambini muoiono ancora a causa di malattie infettive prevenibili. Se da una parte sempre più bambini hanno accesso ai programmi di immunizzazione, dal 2010 a oggi l'aumento della copertura globale è stata appena dell'1%. La situazione è allarmante anche in Europa dove su 10,7 milioni neonati ogni anno circa 650.000 non ricevono la serie completa delle tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse nel primo anno.

Potrebbero ritornare
«Il messaggio importante da lanciare – conclude la prof.ssa Angela Santoni – è che se non viene mantenuto un livello ottimale di copertura vaccinale, malattie che sono state temporaneamente eliminate in Italia, come poliomielite o difterite, potrebbero nuovamente riemergere perché, nell'era della globalizzazione, siamo tutti potenziali bersagli per gli agenti infettivi che circolano nel mondo. Quando invece vengono mantenute coperture vaccinali sufficientemente alte si impedisce ai patogeni di circolare fino alla loro scomparsa permanente. Non solo, l'incremento della copertura vaccinale contribuirebbe anche a ridurre l'utilizzo degli antibiotici e quindi a prevenire lo sviluppo di microbi resistenti a questi farmaci».