19 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
Gravidanza e parto

Gravidanza: in 6 ospedali su 10 si fanno troppo pochi parti. La classifica e come scegliere

Ecco la classifica degli ospedali dove si partorisce di più e la qualità. La soglia minima richiesta dal Ministero è di 1.000 l'anno

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ROMA – Forse non tutti lo sanno ma esiste anche una classifica sui parti eseguiti negli ospedali italiani. E questa si trova nei dati aggiornati del Programma Nazionale Esiti 2017 con la classifica degli ospedali italiani che eseguono il volume maggiore di parti in un anno, i dati sono appena stati pubblicati da 'Dove e come mi curo'.

La classifica
Nelle prime 5 posizioni compaiono il Sant'Anna di Torino, il Policlinico di Milano, il Fatebenefratelli di Roma, il Papa Giovanni XXIII di Bergamo e il Policlinico Gemelli di Roma. La scelta dell'ospedale in cui far nascere il proprio bambino è un argomento che sta molto a cuore alle donne. Se, da un lato, il loro primo desiderio è che il bebè nasca sano, dall'altra tutte vorrebbero anche vivere il travaglio e il parto in maniera positiva, sentirsi ascoltate dal personale ospedaliero e rassicurate che tutto si stia svolgendo per il meglio. Orientarsi verso un ospedale piuttosto che un altro, in base alle proprie condizioni di salute e alle personali priorità, può però fare la differenza.

Valutare la bontà di una struttura
«Le autorità ministeriali hanno stabilito alcuni punti fermi che consentano di valutare la bontà di una struttura – spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di doveecomemicuro.it – In base all'Accordo Stato Regioni del 2010, i punti nascita devono eseguire almeno 1.000 parti annui. I volumi di attività possono avere, infatti, un rilevante impatto sull'efficacia degli interventi e sull'esito delle cure, come dimostrato dalle evidenze scientifiche. Altro elemento importante – sottolinea l'esperta – è la giusta proporzione di tagli cesarei, indice di adeguatezza delle cure. Il parto cesareo rispetto a quello naturale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche. I valori massimi fissati dal Ministero della Salute, al riguardo, sono: 25%, per i punti nascita che effettuano più di 1.000 parti all'anno, e 15% per quelli che ne eseguono meno di 1.000».

Una minima percentuale
In base al PNE 2017 (Programma Nazionale Esiti gestito dall'Agenas per conto del Ministero della Salute), delle 461 strutture che eseguono parti, solo il 38% effettua almeno i 1.000 parti annui richiesti: il 43% si trova al nord, il 22% al centro e il 34% al sud. Di quelli che raggiungono la quota minima stabilita, poi, solamente il 58% rispetta anche il valore di riferimento per quanto concerne la percentuale di tagli cesarei (che dev'essere inferiore uguale al 25%): il 63% si trova al Nord, il 19% al centro e il 18% al Sud.
Quanto alla quota annuale di cesarei, l'Italia è tra i Paesi europei che ne eseguono di più. Negli ultimi anni, però, la situazione è migliorata: i tagli cesarei primari sono passati dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016, il che si traduce in 58.500 donne a cui è stato evitato l'intervento.

Il divario tra Nord e Sud
D'altra parte, resta un notevole divario tra Nord e Sud, con le regioni meridionali che faticano maggiormente a rispettare i valori soglia fissati dalle autorità ministeriali. E, a fronte del dato medio nazionale del 24,5% si osserva, inoltre, una notevole variabilità intra e interregionale, con valori per struttura che vanno da un minimo del 6% a un massimo del 92%.
Altro tasto dolente riguarda il numero di punti nascita che eseguono meno di 500 parti all'anno e che, in base all'accordo Stato-Regioni del 2010, dovrebbero essere già chiusi. Sebbene siano calati di numero (passando da 155 nel 2010 a 97 del 2016) sono ancora il 21% del totale (dal conteggio sono state escluse le strutture che effettuano meno di 10 parti annui): il 37% si trova al nord, il 20% al centro e il 43% al sud. Queste strutture eseguono appena il 5,7% dei parti e, in proporzione, effettuano un numero di tagli cesarei più elevato rispetto ai grandi centri: solo il 7%, infatti, rispetta il valore di riferimento per quanto concerne le percentuali di interventi (che dovrebbe mantenersi inferiore-uguale al 15%): l'86% si trova al nord, il 14% al centro e lo 0% al sud.

Quando aumentano i cesarei
«La valutazione rischi-benefici, in situazioni svantaggiate come queste, può giustificare un maggior numero di cesarei. Detto questo, l'ideale sarebbe accorpare i punti nascita che eseguono meno di 500 parti all'anno, offrendo servizi più ampi e maggiori garanzie alle donne che devono partorire - dice Luigi Frigerio, Primario di Ostetricia e ginecologia e Direttore del Dipartimento materno infantile pediatrico dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, struttura che oltre a eseguire un alto numero di parti annui vanta anche una bassa percentuale di tagli cesarei - certamente vanno considerate alcune lodevoli eccezioni rappresentate da alcuni ospedali situati nelle valli o in montagna, con i quali la politica sanitaria deve inevitabilmente fare i conti».

Come orientarsi
Ma come orientarsi nella scelta dell'ospedale? «Se la gravidanza è fisiologica, ci si può affidare anche a strutture periferiche. Quando, però, emergono elementi di patologia a carico della donna o del nascituro è importante puntare su centri di secondo livello che dispongono di tutte le strumentazioni necessarie per fronteggiare le emergenze - spiega Luigi Frigerio - altri elementi importanti da valutare al momento di decidere (oltre al numero minimo di parti eseguiti in un anno e alla giusta proporzione di cesarei) sono: la disponibilità dell'analgesia epidurale 24 h su 24 7 giorni su 7, della Terapia Intensiva Neonatale, del servizio di rooming-in (cioè la possibilità di tenere il neonato in camera con sé 24 ore su 24) o della vasca per il parto in acqua. Inoltre, la possibilità di richiedere la raccolta del sangue del cordone ombelicale o, ancora, la presenza dei Bollini Rosa di O.N.Da (da 1 a 3), che segnalano l'attenzione per le esigenze femminili».

Dov'è che si partorisce di più?
Le 15 strutture italiane dove si effettuano un numero maggiore di parti sono: Ospedale Sant'Anna di Torino (7.052 parti); Ospedale Maggiore Policlinico di Milano (5.906); Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma (4.441 parti); Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (4.235); Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma (4.219); Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze (3.565); Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma (3.519); Policlinico Sant'Orsola - Malpighi di Bologna (3.348 parti); Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia (3.234); Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano (3.215); Ospedale di Padova (3.115); Ospedale Filippo del Ponte di Varese (3.008); Ospedale Maggiore C.A. Pizzardi di Bologna (2.993); Policlinico di Modena (2.887) e Fondazione Poliambulanza - Istituto Ospedaliero di Brescia (2.837 parti).

I dati sui tagli cesarei
Raggiungono buone performance anche per quanto riguarda il numero di tagli cesarei (che devono mantenersi inferiori-uguali al 25%): l'Ospedale Sant'Anna di Torino (17,7% di tagli cesarei), l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (14,19 % di tagli cesarei), il Policlinico Gemelli di Roma (18,04 % di tagli cesarei), l'Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze (18,26 % di tagli cesarei), il Policlinico Sant'Orsola di Bologna (14,54 % di tagli cesarei), il Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia (18,17% di tagli cesarei), l'Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano (9,1% di tagli cesarei), l'Ospedale Filippo del Ponte di Varese (6,01% di tagli cesarei), l'Ospedale Maggiore Pizzardi di Bologna (16,18% di tagli cesarei), il Policlinico di Modena (22,24% di tagli cesarei) e la Fondazione Poliambulanza di Brescia (19,81% di tagli cesarei).

Chi ha ricevuto il Bollino Rosa
Tra le strutture citate, quelle che hanno ricevuto almeno un Bollino Rosa O.N.Da per il reparto di Ostetricia-Ginecologia e Neonatologia (ovvero i reparti che si occupano delle cure della donna in gravidanza e del neonato) sono: l'Ospedale Sant'Anna di Torino, il San Pietro Fatebenefratelli di Roma, l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, l'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze, l'Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma, il Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia di Brescia, l'Ospedale di Padova, l'Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano e il Policlinico di Modena.