13 dicembre 2019
Aggiornato 08:30
Sindrome Barbie & Ken

Dilaga la sindrome di Barbie e Ken tra i giovani: è un disturbo psichiatrico

Sempre più giovani presi dalla mania di essere come Barbie e Ken si rivolgono ai chirurghi estetici. Ma per l'esperto, anziché una moda, questo è un vero e proprio disturbo psichiatrico

Rodrigo Alves il Ken umano
Rodrigo Alves il Ken umano ANSA

ROMA – Cosa passa per la testa di certi giovani? E' la domanda che si sono posti gli esperti di fronte al fenomeno-mania Barbie e Ken, le due bambole (femmina e maschio) più famose al mondo. Secondo quanto scoperto dai chirurghi estetici, presi d'assalto da giovani che vogliono assomigliare alle due bambole, quella che è stata battezzata come la Sindrome da Barbie & Ken, è più diffusa di quello che si può pensare. A detta del dottor Carlo Gasperoni, però, questo anziché una 'semplice moda' si tratta di un vero e proprio disturbo psichiatrico.

Voglio essere così
Le richieste che gli aspiranti 'bambolotti viventi' sottopongono ai chirurghi estetici vanno dal «Vorrei avere i lineamenti della Barbie», «Riesce a farmi assomigliare a Ken?» e ancora «Vorrei un lato B come quello di una bambola».

Il Ken più famoso
In realtà esiste già un Ken in carne e ossa, se si può dire così. Il suo nome è Rodrigo Alves, che per assomigliare al suo 'idolo' si è sottoposto alla bellezza di 58 interventi. Lui, che ora assomiglia alla bambola – in tutti i sensi – è stato ospite di numerose Tv e spettacoli. Non da ultimo il programma di Barbara D’Urso, 'Domenica Live', dove è intervenuto come ospite per raccontare del suo ultimo intervento, in cui si è fatto rimuovere delle costole. Alla D'Urso, Alves ha confessato di avere sempre avuto il sogno di possedere un vitino stretto, motivo per cui ha deciso di ricorrere alla chirurgia per sopperire alla manchevolezza di Madre Natura che lo aveva fatto come tutti gli altri.

Ma ci sono anche le Barbie
Le più famose Barbie al mondo sono Alina Kovalevskaya e Valeria Lukyanova. Come Rodrigo, anche loro sono della 'Barbie in carne e ossa'. Le due ragazze bambola sono entrambi originarie della di Odessa in Ucraina.

Un intervento estremo
Quello cui si è sottoposto Rodrigo Alves è un intervento chirurgico estremo. Lui, ha raccontato alla D'Urso, sarebbe il primo maschio ad averlo fatto. Prima di lui lo avrebbero fatto soltanto alcune donne tra cui, si dice, la cantante Cher. «Ho terminato con gli interventi – ha assicurato Alves – Questo è stato il mio ultimo intervento. Ho rifatto tutto, sono felice. Sono una persona molto popolare, non voglio essere un esempio per questo, voglio esserlo per il lavoro, la determinazione. Io lavoro molto – ha proseguito – ho fatto un film, ho 60 programmi televisivi nel mondo. Io non voglio essere come un 'Ken umano'. Io mi chiamo Rodrigo Alves».

Un disturbo psichiatrico
Un po' per emulazione o per chissà cosa, pare siano molti i giovani che vorrebbero diventare come Rodrigo o le due ragazze ucraine. Ma, per il prof. Carlo Gasperoni, docente al Master di Chirurgia Estetica della Faccia dell’Università Tor Vergata di Roma, le cose stanno diversamente. «Alcune persone soffrono di un disturbo, la sindrome di Barbie & Ken, per la quale non riescono ad avere una loro identità ben definita, cercano di diventare come personaggi ammirati da tutti – spiega Gasperoni – In definitiva sono incapaci di affrontare la verità e preferiscono crearsi una vita irreale. Si tratta di un disturbo psichiatrico, perché la personalità in questi casi non si è evoluta».
«Barbie o, nel caso degli uomini Ken – prosegue l'esperto – sono due bambole che hanno fatto giocare molti bambini. Nel giocare qualcuno ha cominciato a fantasticare, e la vita irreale si è sostituita a quella reale che si è incapaci di affrontare».

Il ruolo del medico
Secondo il prof. Gasperoni, un medico ha il dovere di curare le persone malate e non di assecondare la loro malattia. «Se una persona chiaramente disturbata chiede di assecondare i suoi disturbi, il medico non deve farlo – sottolinea – ma deve indirizzarlo verso una cura. In altre parole, aiutare una persona a somigliare a quelle bambole è la negazione della missione del medico il cui comportamento è da censurare perché non etico». In sostanza, l'idea di essere come una bambola deve far pensare, perché la vita, quella vera, è un'altra cosa.