11 dicembre 2019
Aggiornato 00:30
Perdere peso

Dieta dimagrante: tagliare i grassi o i carboidrati? I risultati di un nuovo studio

Un nuovo studio dimostra che nella perdita di peso tra le diete a basso contenuto di grassi e a basso contenuto di carboidrati c'è poca differenza. Per cui, quale dieta dimagrante seguire?

Dieta dimagrante
Dieta dimagrante Shutterstock

STATI UNITI – Dovendo seguire una dieta dimagrante, o per perdere peso, è meglio tagliare i grassi o i carboidrati? Una domanda che probabilmente di sono posti in molti, ma a cui forse non hanno saputo dare risposta – anche se molti ritengono sia meglio tagliare i carboidrati. Ora ci hanno pensato gli scienziati della Stanford University Medical School, evidenziando che c'è poca differenza tra i due metodi.

In sovrappeso
Per poter dire che tra le due diete dimagranti vi fosse poca differenza, il team di ricerca guidato dal prof. Christopher Gardner ha seguito e monitorato un gruppo di circa 600 adulti (la maggioranza donne) che erano tra i 7 e i 45 chili in sovrappeso quando hanno intrapreso una dieta a basso contenuto di grassi o a basso contenuto di carboidrati per un anno. I partecipanti avevano un'età compresa tra i 18 e i 50 anni. «In breve – spiega il professor Gardner – abbiamo ipotizzato che saremmo stati in grado di utilizzare le informazioni degli studi precedenti dell'ultimo decennio per trovare fattori che potremmo testare per determinare quale dieta è migliore e per chi».

Stessa perdita di peso
In base ai dati raccolti, i ricercatori hanno scoperto che entrambe le diete hanno provocato una simile perdita di peso. Tuttavia, dall'analisi dei dati, Gardner e colleghi non hanno potuto ottenere nuove informazioni sul motivo per cui alcune persone sembrano perdere più peso di altre, indipendentemente dall'approccio che adottano. «I dati e i risultati che abbiamo ottenuto – sottolinea l'autore – non aiuteranno i medici a guidare i pazienti o [aiutare] le persone a scegliere da sole uno di questi approcci alimentari rispetto all'altro».

L'approccio alla dieta
Durante lo studio, ai partecipanti non è stato detto di contare le calorie, ma piuttosto di limitare l'assunzione di grassi o l'assunzione di carboidrati. Però è stato espressamente detto di evitare 'scorciatoie' malsane e di bassa qualità rappresentate dai cibi spazzatura trasformati che sono etichettati come a 'basso contenuto di grassi' o 'basso contenuto di carboidrati'. I partecipanti sono invece stati invitati a cucinare il più possibile per se stessi, a fare uno spuntino in meno, a mangiare con la famiglia e gli amici ed evitare di cenare mentre si guarda la TV. Oltre a questo dovevano evitare zuccheri e cereali raffinati ma, al contrario, mangiare molta verdura e preferire cibi integrali ogni volta che era loro possibile.

I risultati delle diete dimagranti
Alla fine del periodo di studio, i ricercatori hanno osservato un'ampia gamma di risultati. Per esempio alcune persone hanno perso fino a 27 chili, mentre altri ne hanno guadagnati fino a 9. Il problema è che non si è riusciti a comprendere il perché di tutto ciò. Anche i test genetici non hanno fatto luce sul perché qualcuno perde peso e invece qualcuno lo guadagna – indipendentemente se si segue l'una o l'altra dieta. Allo stesso modo, non sono stati utili gli esami del sangue per monitorare i livelli di insulina, i quali non hanno identificato alcuna predisposizione metabolica alla perdita o al guadagno di peso durante la dieta. In linea generale, alla fine dello studio, i ricercatori non hanno praticamente trovato differenze tra le due diete: in media, la perdita di peso tra i partecipanti che seguivano la dieta a basso contenuto di carboidrati era di quasi 6 chili alla fine dell'anno. Tra le persone che seguivano la dieta povera di grassi, la perdita di peso era pari a circa 5,5 chili. In definitiva, il modo migliore per dimagrire è quello di affidarsi a una dieta consigliata da un nutrizionista esperto e qualificato, evitando il fai da te o i rimedi 'miracolosi' sbandierati da certe pubblicità. I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sul Journal of American Medical Association.