24 settembre 2018
Aggiornato 15:30

Influenza: negli over 35 aumenta il rischio di infarto

Fino a sette giorni dopo la diagnosi di influenza, si assiste a un aumentato rischio di assistere a un evento cardiaco fatale
Influenza e rischio infarto
Influenza e rischio infarto (Shutterstock.com)

L’influenza sembra essere ancora più pericolosa di quando abbiamo sempre pensato. Una recente indagine, infatti, è riuscita a dimostrare come i pazienti affetti dal virus stagionale hanno visto aumentare vistosamente il loro rischio di morire di infarto. Ad arrivare a tali conclusioni sono stati i ricercatori dell’Institute for Clinical Evaluative Sciences di Toronto che hanno recentemente pubblicato il loro studio sul New England Journal of Medicine.

Perché proprio l’infarto?
Secondo gli scienziati ad aumentare le probabilità di assistere a un evento cardiaco potenzialmente fatale come un infarto sarebbe l’infiammazione scatenata dal virus. Tale condizione, infatti, accelera il battito cardiaco e attiva le piastrine, due fattori che potrebbero scatenare un attacco cardiaco. Ciò che più ha preoccupato gli scienziati è che il rischio non è confinato ai giorni di esordio della malattia, ma può verificarsi fino a sette giorni dopo.

Un motivo in più per fare il vaccino
Secondo gli esperti, questo sarebbe un motivo in più per sottoporsi al vaccino. Infatti, oltre il 69% dei pazienti che avevano avuto un infarto nei giorni dell’influenza non era stato vaccinato. Il rischio di andare incontro a un evento cardiaco sarebbe aumentato di ben sei volti durante la sindrome influenzale. «Anche se il vaccino antinfluenzale non è perfetto, protegge e fa sì che l’influenza sia meno grave, anche se lo studio non ha valutato questo aspetto», suggerisce Erica Jones, del HeartHealth Program della Weill Cornell Medicine di New York, ricordando anche che «è importante non ignorare i sintomi che potrebbero suggerire un attacco di cuore, come dolori al petto e respiro corto».

Prevenire con l’igiene
Altri aspetti importanti riguardano la prevenzione. Secondo i ricercatori, infatti, lavarsi le mani regolarmente è un modo per ridurre le probabilità di contrarre un’infezione virale delle vie respiratorie. «E, se sei malato, resta a casa in modo da non far ammalare altre persone». Sono infatti molti gli studenti e lavoratori che si recano nei luoghi pubblici quando sono malati aumentando notevolmente la diffusione del virus.

Lo studio
Per arrivare a tali conclusioni gli scienziati hanno confrontato i tassi di attacco cardiaco che si verificavano a distanza di una settimana dalla diagnosi, con il tasso di controllo che si manifestava nell’arco di due anni. Lo studio è stato eseguito su pazienti dai 35 anni in su. Dai risultati è emerso che ci sono stati 20 casi di attacchi di cuore entro sette giorni dall’influenza e 344 dopo circa tre giorni. Ciò ha portato i ricercatori a calcolare il rischio aumentato di ben sei volte. «In quella settimana subito dopo il test [dell’influenza, nda], ci sono stati sei volte il numero di attacchi di cuore che ti aspetteresti rispetto al resto del periodo di tempo», Ha dichiarato il dottor Jeff Kwong, uno scienziato della Public Health di Ontario e l'Institute for Clinical Evaluative Sciences.

È proprio un’influenza?
E’ importante sottolineare che non a tutte le persone è stato eseguito il test per accertare che si trattasse proprio di influenza. Sono molte le malattie che condividono sintomi simili e anche queste, evidentemente, sono correlate con un rischio più alto. È altresì importante ricordare che l'età media dei pazienti che avevano avuto attacchi cardiaci durante lo studio era di 77 anni, si trattava quindi di un gruppo di persone già di per sé ad alto rischio sia di infarto che di gravi complicanze.  Le maggiori probabilità si verificavano quindi negli «anziani, nei pazienti con infezioni da influenza B, e quelli che hanno subito il primo attacco cardiaco», concluso i ricercatori.

Questa stagione è peggiore delle altre
Il Dottor Jacob Udell, un cardiologo del Peter Munk Cardiac Center e del Women's College Hospital ha assistito a cinque casi confermati di influenza nei quali si è verificato anche un attacco o insufficienza cardiaca e altri cinque casi analoghi di sospetta influenza. «Ho visto 10 persone e sono solo a metà della mia settimana», ha asserito, definendo questa stagione influenzale «piuttosto cattiva».

Colpa dello stress?
«L’influenza è un fattore di stress per l’organismo. Può aumentare l’infiammazione, il cuore batte più velocemente e può attivare le piastrine, aumentando la possibilità che si formino coaguli. Tutti fattori che possono contribuire all’insorgenza di un infarto. «Non sappiamo – conclude Kwong – se questi risultati sono applicabili alle persone che hanno infezioni più lievi».