19 ottobre 2018
Aggiornato 07:00

I virus influenzali quest'anno erano diversi dal solito. Il vaccino essenziale per limitare le morti

Da settembre a oggi confermati 140 casi gravi di influenza. Una stagione influenzale anomale e agguerrita come non mai
Influenza
Influenza (Shutterstock.com)

ROMA – Un'influenza mai così agguerrita ma, soprattutto, composta da ceppi di virus diversi da quanto ci si aspettava. Questo ha purtroppo favorito una maggiore diffusione e un aumento dei casi di morte a seguito di complicazioni. Secondo gli ultimi dati forniti dall'EuroMoMo, sistema europeo per il monitoraggio della mortalità, nelle ultime settimane si è infatti notato un incremento della mortalità dovuta all'alto numero di decessi negli ultra 65enni, soprattutto in Italia, Spagna, Portogallo e Scozia. Una delle cause principali, anche, quest'anno, sono stati proprio gli effetti dell'influenza: lo sottolineano gli specialisti della società italiana di malattie infettive e tropicali, Simit.

I casi gravi
Da settembre a oggi sono stati segnalati 140 casi gravi di influenza confermata (età media 61 anni) e 30 decessi. Dei 140 casi gravi, tutti ricoverati in terapia intensiva, l'81% presentava almeno una condizione predisponente a sviluppare complicazioni in caso di infezione influenzale. I casi gravi individuati sono probabilmente solo la punta dell'iceberg, secondo gli esperti della Simit.
«Molto di tutto questo – spiega il dottor Massimo Galli, presidente Simit – si sarebbe potuto evitare con una migliore copertura vaccinale, che resta molto lontana da quel 75% che rappresenta l'obiettivo minimo fissato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità negli ultra sessantacinquenni. In 68 (48,6%) di questi casi gravi il virus implicato era un A/H1N1pdm09, in 3 (2,1%) un A/H3N2, in 13 (9,3%) un virus A/non sottotipizzato e in 56 (40,0%) un virus B. E questo pone l'indice sulle peculiarità e sulle 'relative sorprese' di questa stagione influenzale. Molto H1N1 e molto B. Molto H1N1, il cui nuovo ceppo A/Michigan/45/2015 ha trovato molte persone non vaccinate – sottolinea Galli – soprattutto bambini e giovani, del tutto suscettibili a infettarsi. E molto virus influenzale B, che si è rivelato meno innocuo di quanto il venga spesso considerato».

Un confronto sorprendente
Il confronto tra le due ultime stagioni influenzali è per molti aspetti sorprendente. «Alla metà di gennaio del 2017, la sorveglianza virologica di Influnet riportava che, su 4.411 campioni clinici raccolti in pazienti che presentavano una sindrome influenzale, 1.555 (35%) risultavano positivi per un virus dell'influenza – fa notare il prof. Galli – Di questi, 1.543 erano virus A, e ben 1.333 erano H3N2. Gli H1N1 accertati erano solo 18, i B solo 12. Alla stessa data del 2018, i dati stagionali della sorveglianza ci dicono che i campioni positivi erano 1.725 su 5.152 (33%) e di questi solo 48 per H3N2, contro 535 per H1N1 e ben 1.097 per virus influenzali B».

Una situazione opposta
«Dal punto di vista della circolazione dei ceppi implicati, quindi – prosegue l'esperto – una situazione del tutto opposta rispetto all'anno precedente. I dati europei ci dicono che il 96% dei virus influenzali B isolati appartiene al ceppo B/Yamagata, solo il 4% invece al B/Victoria. Nel vaccino trivalente, ampliamente utilizzato quest'anno in Italia e formulato secondo le prime indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il ceppo B/Yamagata non è contemplato e questo, come è stato suggerito da Giovanni Rezza, dell'Istituto Superiore di Sanità, spiega probabilmente molto di quanto è accaduto».

Ci si basa sugli anni precedenti
Le scelte sui ceppi contro i quali basare una campagna vaccinale si fondano soprattutto su quanto è circolato negli anni precedenti, e in particolare nell'opposto emisfero, spiegano gli esperti della Simit. In altre parole, i ceppi che hanno circolato in Australia o in Argentina durante l'estate, da giugno a settembre, saranno quelli più probabilmente implicati nel causare l'influenza l'inverno successivo nel nostro emisfero. Ma purtroppo non sempre è così.
«Nel 2014-15 ci si attendeva il ceppo H3N3 A/Texas/50/2012 – spiega il presidente della Simit – ma finirono per circolare molto di più altri ceppi, in particolare l'H3N2 A/Switzerland/9715293/2013, il che ha molto ridotto la copertura offerta dai vaccini già preparati e messi in commercio. In Italia, del resto, proprio quell'anno si toccò il minimo storico di vaccinati, probabilmente a seguito della diffusione di notizie rivelatesi prive di ogni fondamento sulla implicazione del vaccino nel decesso di alcuni anziani. La diffusione dei ceppi virali presenta inoltre importanti variazioni geografiche. Quest'anno nell'emisfero settentrionale hanno largamente prevalso, tra i virus dell'influenza A, i ceppi H3N2, che però in Italia, fino a ora, quasi non si sono visti. Tutto questo, comunque, non può mettere in discussione l'importanza di vaccinarsi, specie per gli anziani e i portatori di malattie croniche».

Ci sono anche i virus non influenzali
Gli esperti della Simit fanno un'ultima considerazione: due casi su tre, dai campioni prelevati da persone che i loro medici curanti ritenevano malati di influenza, si sono rivelati negativi per virus influenzale. Niente di inatteso: molte delle sindromi influenzali che ogni anno si osservano sono causate da virus non influenzali e questo è accaduto anche in anni, come il 2016-17, in cui il vaccino 'copriva' completamente rispetto ai virus dell'influenza poi circolati. La vaccinazione anti influenzale è intesa come protezione contro i più pericolosi tra i virus respiratori, e non le si può imputare di non proteggere dagli altri virus, come auto giustificazione per non vaccinarsi.