15 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Un centesimo a sigaretta

Oncologi Aiom, sì all'aumento del prezzo delle sigarette: «Nuove risorse per farmaci anticancro»

Dopo la proposta di tassare di 1 centesimo a sigaretta o 20 centesimi a pacchetto, scendono in campo gli oncologi dando il loro consenso. La società scientifica plaude alla proposta del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: «sì all'aumento del prezzo delle sigarette»

Fumo, sì alla tassa sulle sigarette
Fumo, sì alla tassa sulle sigarette Shutterstock

MILANO – Una nuova proposta di tassare le sigarette può aver spaventato i fumatori, ma di certo non gli oncologi che, invece, plaudono alla proposta del ministro della salute Beatrice Lorenzin. Si proponeva una tassa di 20 centesimi a pacchetto, un centesimo a sigaretta, per poter ottenere maggiori fondi da destinare alla sanità e alla ricerca di nuove armi contro il cancro. «Più di centomila casi di tumore ogni anno in Italia sono dovuti al fumo di sigaretta – sottolinea il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) – L’85-90% dei tumori del polmone, il 75% di quelli di testa e collo e della vescica, il 25-30% di quelli del pancreas sono imputabili al tabagismo. L’aumento del prezzo delle sigarette rappresenta una battaglia di civiltà ed è una strada giù percorsa con successo da altri Paesi come l’Australia, la Norvegia e l’Irlanda».

Il plauso alla tassazione
il professor Carmine Pinto, insieme all’AIOM plaude dunque alla proposta del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, di aumentare di un centesimo il prezzo di ogni sigaretta, cosa che permetterebbe, in soldoni, di recuperare più di 700 milioni di euro ogni anno. «La nostra società scientifica – spiega il prof. Pinto – più di un anno fa sostenne una campagna per l’istituzione di un Fondo Nazionale per l’Oncologia, da finanziare con le accise sul tabacco – ‘1 centesimo a sigaretta’ – per colpire uno dei principali fattori di rischio oncologico e garantire l’accesso a tutti i pazienti ai farmaci innovativi». Il Governo italiano nell’ottobre 2016 istituì per la prima volta un Fondo di 500 milioni di euro da destinare alle nuove terapie anticancro. «Chiediamo – sottolinea il prof. Pinto – che venga previsto anche per il 2018 un adeguato Fondo Nazionale per i farmaci innovativi in Oncologia e che questo Fondo sia destinato alla copertura dei costi non solo dei farmaci ma anche dei test richiesti dall’agenzia regolatoria per gli stessi farmaci. Uno strumento per garantire il Fondo anche nell’immediato futuro potrebbe essere proprio l’aumento del prezzo delle sigarette. Se non vengono individuate risorse aggiuntive, nel prossimo futuro si può concretizzare il rischio che i malati non siano curati con le terapie più efficaci».

Il fumo uccide
Che il fumo uccida più che altri fattori è ormai risaputo. Ma forse a tutti non è ancora chiaro. «Secondo l’American Cancer Society – conclude il prof. Pinto – il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% di tutte le morti. In Italia questa stima corrisponde a più di 180mila decessi annui evitabili, dovuti a tumori, malattie cardiovascolari e dell’apparato respiratorio. È importante sottolineare che smettere di fumare riduce, dopo 5 anni, del 50% il rischio di sviluppare tumori del cavo orale, dell’esofago e della vescica e, dopo 10 anni, si riduce la probabilità di avere una diagnosi di cancro del polmone. Proprio quest’ultima è la neoplasia che risente di più del vizio. La probabilità di svilupparla aumenta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori e fino a 20 volte nelle persone che consumano oltre 20 sigarette al giorno». In pratica, una tassazione di 20 centesimi a pacchetto, che in fondo non sono molti, potrebbe invero divenire utile per almeno cercare di contrastare i danni alle persone e alla società che proprio questo pacchetto causa ogni giorno.