Afasia da ictus

Recuperare il linguaggio e la facoltà di parlare con il midollo spinale

Ricercatori italiani hanno sfidato il paradigma della sede del linguaggio nell'emisfero sinistro, dimostrando che dopo un ictus la riabilitazione del linguaggio passa anche dal midollo spinale

Afasia da ictus, si può intervenrre sul midollo spinale
Afasia da ictus, si può intervenrre sul midollo spinale (Marcos Mesa Sam Wordley | shutterstock.com)

ROMA – L’afasia, o l’incapacità di parlare è spesso una conseguenza dell’ictus cerebrale o ischemico. Da sempre, gli scienziati hanno indicato l’emisfero sinistro quale sede unica della funzione della parola. Ma gli scienziati italiani della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II e l’Università degli Studi e l’ASST Santi e Paolo di Milano hanno voluto sfidare questo paradigma con uno studio, pubblicato su Frontiers of Neurology, in cui si dimostra che la riabilitazione del linguaggio passa anche dal midollo spinale.

Il ruolo di cervello e midollo spinale
«Pensiamo e parliamo con il cervello, mentre il midollo spinale – l’altro componente del nostro sistema nervoso centrale – è deputato al controllo di movimenti che eseguiamo senza pensarci, come camminare, sederci, muovere una mano e tanti altri che compiamo ripetutamente ogni giorno», scrivono gli autori in un comunicato. La sfida è stata proprio mettere in discussione questa evidenza scientifica ottenendo risultati interessanti. Il quesito da cui sono partiti i ricercatori – si legge – riguardava pazienti afasici, persone che hanno perso l’uso del linguaggio. L’afasia è spesso una delle conseguenze più gravi causate da un ictus che va a provocare una lesione cerebrale. Quando questa lesione interessa l’emisfero sinistro del cervello – sede appunto della funzione del linguaggio – la persona colpita non è più in grado di comprendere il significato delle parole e si ritrova a dover fare i conti con un mondo di suoni indecifrati che le impediscono di comunicare. Un problema per molti aspetti ancora più debilitante dei deficit motori e un forte limite al reinserimento sociale della persona dopo una lesione cerebrale, sottolineano i ricercatori.

Le attuali terapie
Le attuali terapie di neuroriabilitazione dei pazienti afasici puntano tradizionalmente ad attivare aree integre dell’emisfero sinistro o aree omologhe dell’emisfero destro, nel tentativo di recuperare il più possibile la funzione andata persa, spiegano i ricercatori. L’ipotesi originale dello studio realizzato dall’équipe della professoressa Paola Marangolo in collaborazione con il professor Alberto Priori è stata invece quella di stimolare il recupero del linguaggio agendo proprio sul midollo spinale.
I partecipanti allo studio erano tutti pazienti afasici in seguito a ictus cerebrale sinistro. Questi sono stati sottoposti a una settimana di stimolazione transcutanea spinale a corrente diretta, associata a un trattamento del linguaggio per il recupero di verbi e sostantivi e a una settimana di trattamento associata invece a stimolazione placebo, si legge nel comunicato.

I risultati dello studio
Dopo questa prima fase si sperimentazioni, si è osservato come la stimolazione del midollo spinale per venti minuti al giorno avesse determinato un miglioramento nell’uso del linguaggio. «Questo conferma che il linguaggio non è un sistema confinato nell’emisfero sinistro del cervello, come tradizionalmente si è sempre ipotizzato – spiega Paola Marangolo, Direttore del Laboratorio di ricerca sull’afasia presso la Fondazione Santa Lucia e professore associato di psicobiologia all’Università Federico II di Napoli – ma piuttosto una rete distribuita in modo più ampio all’interno del sistema nervoso centrale, che comprende anche strutture cerebrali come il midollo spinale, deputate al controllo del sistema motorio».
Con riferimento alla metodica utilizzata, Alberto Priori, Direttore dell’Unità operativa di Neurologia dell’Ospedale San Paolo di Milano (ASST Santi Paolo e Carlo) e professore associato dell’Università degli Studi di Milano, sottolinea: «La stimolazione transcutanea spinale a corrente diretta è una scoperta italiana di quasi dieci anni fa che potrebbe rilevarsi utile per sviluppare nuovi protocolli d’intervento riabilitativo in diversi ambiti neurologici».

Prima i verbi
La stimolazione del midollo spinale – spiegano ancora i ricercatori – ha tuttavia portato nel corso della sperimentazione non a un miglioramento nell’uso di qualsiasi parola, bensì solo dei verbi. E proprio il fatto che il midollo spinale sia deputato a funzioni di movimento sarebbe la spiegazione di questo effetto selettivo. «Data la stretta associazione tra il verbo e l’azione motoria – prosegue Paola Marangolo – è possibile che la stimolazione abbia influenzato l’attività neuronale lungo le fibre ascendenti midollari, modulando le aree sensorimotorie a livello corticale. Queste aree hanno a loro volta attivato nel sistema linguistico le componenti motorie che caratterizzano il significato dell’azione, facilitando appunto la produzione dei verbi. I sostantivi privi di contenuto motorio non hanno invece beneficiato degli effetti della stimolazione».
I risultati dello studio Moving beyond the brain: Transcutaneous Spinal Direct Current Stimulation in Post-Stroke Aphasia aprono nuove ipotesi sull’utilizzo della stimolazione transcutanea spinale a corrente diretta per la riabilitazione del linguaggio. Secondo diversi studi pubblicati negli ultimi dieci anni l’incidenza dell’afasia oscilla tra il 21% e il 38% di tutti i casi di ictus.