Protesta all’Ospedale Valle della Lucania

Troppa attesa per l’operazione: striscia in ospedale con il femore rotto. La protesta

Un uomo anziano protesta per la sua mancata operazione scendendo dal letto e strisciando per la corsia. L’appello di Borrelli e la smentita dell’ospedale

Anziano con femore rotto striscia in ospedale per protesta
Anziano con femore rotto striscia in ospedale per protesta (Hxdbzxy | Shuttrstock)

Ed è ecco l’ennesima protesta nei confronti della malasanità. Questa volta è accaduto a Salerno, presso l’ospedale di Valle della Lucania. Un povero signore anziano dichiara di aver rotto il femore da alcuni giorni. E da più di una settimana era stato ricoverato presso il presidio ospedaliero. Ma le cure tardano ad arrivare. Stufo di questo modo di lavorare, sceglie di provare a ottenere un po’ di giustizia. Ma l’ospedale smentisce tutto.

La vicenda
Il pover’uomo ha il femore rotto. È su un letto d’ospedale da ormai otto giorni. Il motivo di questa lunga degenza è dovuto dal fatto che dal giorno del suo ricovero è ancora in attesa di un intervento chirurgico. Non ne può più: ha molto male ed è costretto a stare fermo praticamente tutto il giorno. Ed è così che stanco e stufo di attendere che fa un gesto clamoroso, al fine di richiedere l’attenzione dei medici. Scende dal letto e striscia per le corsie dell’ospedale. Lasciando letteralmente a bocca aperta pazienti e medici.

La notizia
La notizia trapela sul web, attraverso i social network, grazie al consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, componente della commissione Sanità. Sul suo profilo Facebook ha pubblicato questo video in cui si vede l’anziano, disperato, che chiede di essere portato in sala operatoria.

La dichiarazione di Borrelli
Il consigliere regionale scrive che «l’anziano, ricoverato nel reparto di Ortopedia dell’Ospedale di Vallo della Lucania, è sdraiato sul pavimento e protesta per il trattamento ricevuto, anche perché, per più giorni, gli avrebbero imposto il digiuno pre-operatorio e poi non lo avrebbero mai operato».

Perché tanta attesa?
E’ la domanda che sicuramente si stanno ponendo tutti, senza poi così tanto stupore, considerando che in Italia questi ritardi sono all’ordine del giorno. Anche se non tutti hanno il coraggio di reagire in questo modo. Il rinvio dell’operazione, sarebbe avvenuto – tanto per cambiare - «perché la carenza di personale avrebbe spinto l’equipe operatoria a concentrarsi sui casi urgenti che si sono presentati in ospedale».

Incredibile ma vero
Purtroppo casi di questo genere, in particolare nel centro-sud Italia si verificano sempre più spesso. «L’episodio – continua Borrelli - lascia interdetti perché non si può tenere una persona con una frattura in attesa per otto giorni per essere operato perché un intervento del genere andrebbe garantito entro 48 ore e per il costo che un ricovero così lungo comporta».

La smentita dell’ASL
L’azienda Sanitaria, come è logico pensare, cerca di difendersi e smentisce tutta la vicenda: «il paziente in questione è stato ricoverato alle ore 03.34 del giorno 31/07/2017, nella Uoc di ortopedia e traumatologia dal pronto soccorso, con diagnosi di ingresso «coxalgia acuta dx da coxartrosi ribelle al trattamento. Alle 8,30 del giorno successivo è stata richiesta l'esecuzione di esami di laboratorio e la somministrazione di terapia antalgica». – si legge in un comunicato stampa - «Dopodiché il medico di reparto avvisato della presenza di un paziente disteso a terra, è prontamente intervenuto. Avendolo precedentemente inquadrato dal punto di vista clinico, provvedeva immediatamente, a sollevarlo da terra ed a rassicurarlo accertandosi direttamente dal paziente della dinamica dell'evento».

Non aveva bisogno di un intervento chirurgico?
«Il paziente dichiarava di essersi volontariamente disteso a terra in quanto ritenendo, arbitrariamente, di dover essere sottoposto a trattamento chirurgico urgente di protesizzazione di anca, non veniva preparato per l'intervento. Pertanto il medico provvedeva a rassicurarlo rispetto al fatto che non abbisognava di alcun intervento chirurgico in quanto si trattava di sciatalgia destra. Il paziente avuta contezza precisa della sua condizione di salute si è tranquillizzato rimettendosi a letto». Infine, «Lo stesso paziente è quindi stato dimesso in data 02/08/2017 con diagnosi di lombosciatalgia destra».      

Un ospedale conosciuto per reati gravi a e abusi
L’ospedale di Valle Lucania è già finito sotto il mirino dei media negli anni precedenti. Pare che la clinica ospedaliera sia abbastanza recidiva per quanto riguarda maltrattamenti e negligenza. Non si può dimenticare, infatti, la triste vicenda di Francesco Mastrogiovanni morto a causa di abusi e torture da parte del personale ospedaliero. «La Corte di appello di Salerno ha condannato sei medici e undici infermieri per sequestro di persona e per altri reati – dichiara Luigi Manconi a L’espresso -  Si tratta di un verdetto importantissimo che sanziona comportamenti di inaudita gravità da parte del personale sanitario del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'ospedale di Vallo della Lucania. Non interessa l'entità della pena a cui sono stati condannati medici e infermieri (questi ultimi assolti in primo grado) ma il fatto che una condanna sia stata inflitta: a conferma che la contenzione meccanica è strumento non solo barbarico ma anche crudelmente illegale».