16 dicembre 2019
Aggiornato 13:00
Alimentazione

Il segreto di lunga vita: meno carne e più vegetali. Ma è lo stile di vita a fare la vera differenza

Un nuovo studio suggerisce che una dieta vegetariana o vegana può allungare la vita. I ricercatori hanno associato un aumento del rischio di morte principalmente con il consumo di carni rosse lavorate, uova e latticini. Il rischio non è però stato trovato tra chi segue uno stile di vita sano, anche se assume proteine animali

STATI UNITI – E’ il più grande studio sugli effetti delle diverse fonti di proteine nella dieta a essere mai stato condotto. E, in base a quanto si è scoperto, pare che seguire una dieta prevalentemente vegetariana, vegana o che riduca comunque l’apporto di proteine di origine animale – e in particolare di carni rosse lavorate – può far aumentare di molto l’aspettativa di vita riducendo il rischio di morte. Al contrario, un elevato apporto di un certo tipo proteine animali è stato associato a un più alto tasso di mortalità. Ma le cose cambiano del tutto in chi segue uno stile di vita sano, anche se assume proteine animali.

L’importanza delle fonti di proteine
La fonte da cui ricaviamo le proteine pare dunque fare la differenza in termini di salute, di protezione dalle malattie e nella longevità. «Nel complesso, i nostri risultati supportano l’importanza delle fonti di proteine nella dieta per quella che sarà la salute a lungo termine – spiega in un comunicato il dott. Mingyang Song, del Massachusetts General Hospital (MGH) Clinical and Translational Epidemiology Unit (CTEU), Division of Gastroenterology, coautore e corrispondente per il rapporto – Mentre gli studi precedenti si sono incentrati prevalentemente sulla quantità complessiva di assunzione di proteine - che è importante - da un’ampia prospettiva alimentare, i cibi particolari che le persone consumano per ottenere proteine sono ugualmente importanti. Le nostre scoperte – prosegue Song – hanno anche implicazioni per la salute pubblica e possono aiutare a perfezionare gli attuali consigli dietetici circa l’assunzione di proteine, in considerazione del fatto che non è solo la quantità di proteine, ma le fonti alimentari specifiche a essere fondamentali per la salute a lungo termine».

Lo studio
A differenza dei precedenti, questo studio ha analizzato i dati del Nurses ‘Health Study (NHS) e del Health Professionals Follow-up Study (HPFS), in cui sono stati compilati i dati sanitari completi su più di 170mila partecipanti a partire dal 1980. Oltre a completare i questionari di salute generale, ogni due anni, i partecipanti forniscono ogni quattro anni informazioni circa il loro apporto di nutrienti con la dieta: nello specifico quanto spesso hanno consumato porzioni di particolari tipi di cibo durante l’anno precedente. Partendo da queste informazioni, i ricercatori hanno analizzato più di 30 anni di dati per i partecipanti al NHS e 26 anni di dati per i partecipanti all’HPFS, per un totale di più di 3,5 milioni di persone/anno.

I risultati
Per mezzo di questa rilevante analisi si è accertato come durante questo periodo temporale vi siano stati più di 36mila decessi. Di questi, circa 13mila per cancro, circa 9mila per malattie cardiovascolari e circa 14mila per altre cause. In seguito all’aggiustamento per stile di vita e altri fattori di rischio dietetici, un elevato consumo di proteine da fonti animali che comprende tutti i tipi di carne, uova o latticini è stato debolmente associato a un aumentato tasso di morte, mentre un elevato consumo di proteine da fonti vegetali come pane, cereali integrali, pasta, fagioli, noci e legumi è stato associato a un tasso di mortalità più basso.

Rischi sì, ma se vivi male
A ben leggere i risultati dello studio, pubblicati su JAMA Internal Medicine, si evince che l’associazione assunzione di proteine animali con un rischio di mortalità elevata è applicabile solo ai partecipanti con almeno un fattore associato a uno stile di vita non sano: per esempio l’essere obesi o anche sottopeso, il consumo di alcol, il vizio del fumo (anche passato) o l’inattività fisica. Difatti, questa associazione spariva nei partecipanti con uno stile di vita sano.

Dipende anche dal tipo di proteina animale
Oltre a non essere stato trovato un rischio significativo tra l’assunzione di proteine animali e la morte prematura nelle persone che seguono uno stile di vita sano, si è anche trovato che questo potenziale rischio differiva a seconda del tipo di proteina animale. Anche qui, il maggiore rischio era associato al consumo di carne rossa lavorata o trasformata, sia di bovino che suino. Questo rischio però non è stato associato alle carni bianche o al pesce. «Mentre ci aspettavamo di poter trovare un’associazione più debole nel gruppo con uno stile di vita sano, non ci aspettavamo vederla scomparire del tutto – sottolinea il dott. Song – Ma quando abbiamo osservato più in profondità i dati, abbiamo scoperto che a livelli simili di assunzione di proteine animali, quelli nel gruppo stile di vita malsano avevano anche consumato più carni rosse, uova e prodotti lattiero-caseari ad alto contenuto di grassi, mentre il gruppo stile di vita sano aveva consumato più pesce e pollame. Così abbiamo il sospetto che le diverse fonti di proteine animali tra i due gruppi possono contribuire ai risultati più incisivi nel gruppo stile di vita malsano».

La conclusione
Insomma, prima di affermare che mangiare vegano o vegetariano sia l’unica scelta salutare, o per aumentare l’aspettativa di vita, è bene prendere in considerazione tutti i fattori influenti e i dati acquisiti da questo grande studio. Tuttavia, come conclude il dottor Song, «I nostri risultati suggeriscono che le persone dovrebbero prendere in considerazione di mangiare più proteine vegetali rispetto alle proteine animali, e quando lo fanno di scegliere tra le fonti di proteine animali: pesce e pollo sono scelte probabilmente migliori. Studi futuri dovrebbero esaminare i meccanismi alla base dei differenti effetti dell’assunzione delle proteine vegetali e animali (insieme a diverse fonti di proteine animali) sulla salute in generale».