15 settembre 2019
Aggiornato 20:00
La rivoluzione dello IEO

Il profilo genomico dei pazienti per combattere il cancro

L'Istituto europeo oncologico, fondato da Umberto Veronesi e oggi diretto da Roberto Orecchia, lancia una nuova sfida al tumore. Sulla scia delle ricerche scientifiche statunitensi, lo Ieo si propone di tracciare un profilo genomico dei pazienti per arrivare a trattamenti sanitari su misura.

MILANO - Lo Ieo (Istituto europeo di oncologia) annuncia la rivoluzione nella ricerca italiana del cancro: il profilo genomico dei pazienti. A comunicarlo è Roberto Orecchia, il nuovo direttore scientifico dell'Istituto, da settembre al posto di Umberto Veronesi. L'Italia, dunque, nella ricerca scientifica, sembra seguire le orme degli Stati Uniti, che proprio nelle ultime settimane hanno annunciato una svolta importante nella diagnostica. Il presidente degli Stati Uniti rendeva noto l'obiettivo, ovvero il trattamento sanitario su misura e per raggiungerlo gli State si propongono di sequenziare il genoma di un milione di cittadini americani.

I VANTAGGI DELLA RIVOLUZIONE - È un investimento importante quello dell'Istituto europeo di oncologia. Il costo per singolo paziente oscilla tra i mille e i millecinquecento euro, ma si punta a schiacciare i costi, arrivando ai duecento euro. Orecchia, in un'intervista rilasciata a La Repubblica, illustra il progetto, sottolineando i vantaggi che tale trattamento apporterebbe nell'affrontare la malattia: «Siamo il primo centro in Italia a realizzare quest'impresa ambiziosa, che offre tre importanti vantaggi. Il primo è selezionare il farmaco più adatto al profilo genetico individuale e dunque utilizzare i nuovi farmaci molecolari diretti specificamente al gene-bersaglio. Il secondo è conoscere la predisposizione individuale a rispondere ai trattamenti chirurgici, radioterapici e farmacologici di altro tipo – spiega Orecchia –. trovare quindi la cura più appropriata e meno tossica, su misura per ogni paziente». Il terzo ed ultimo vantaggio della rivoluzione dello Ieo ha un carattere più generale e lungimirante: «Aiutare la ricerca scientifica costruendo una grande banca dati capace di misurare i risultati e condividere i progressi». Obiettivo, questo, volto a risparmiare sul tempo e sui trattamenti.

LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE - Il paziente sarà comunque libero di non accettare che venga fatto il suo profilo genomico e come spiega, ancora, il direttore scientifico dell'Istituto, ognuno sarà libero di decidere a proposito: «Ognuno avrà diritto di sapere i rischi a cui può andare incontro nel suo futuro, ma ha anche diritto di non sapere, se preferisce». In ogni caso, secondo Orecchia, è bene spiegare «che correre un rischio non significa che quella malattia verrà certamente presa». Un altro carattere importante della rivoluzione proposta dallo Ieo sta nel fatto che il profilo genetico di cui si parla interesserà non solo il paziente, ma anche i suoi familiari, che possono avere porzioni di Dna comuni e, dunque, correre lo stesso rischio di contrarre la malattia del paziente.

I COSTI - Parlando di costi, il nuovo direttore scientifico dello Ieo afferma: «Per farlo, solo per il 2015, abbiamo stanziato un milione di euro. Basterà un prelievo di sangue per marcare tra 230 e 250 geni. E i benefici saranno enormi. Potremo usare più farmaci biologici mirati e ridurre il ricorso alla chemio e la tossicità delle cure. Avremo un quadro della radiosensibilità del paziente e potremo scegliere al meglio tra la radioterapia e un intervento. E poi, quando avremo abbastanza dati, tutto questo sarà utilissimo anche per la ricerca».

NUOVE SINERGIE - La sfida dello Ieo è anche nella sperimentazione di nuovi metodi di lavoro: «Ricercatori, patologi e «transazionali» lavorano tutti allo stesso tavolo. L’organizzazione è su programmi verticali: uno per i tumori del polmone, uno per quelli della mammella e così via. Per noi e per tutti, oggi bisogna provare a passare dal laboratorio al paziente in tempi più rapidi. Chiudere con lo schema della scoperta del farmaco «miracoloso» che poi impiega anni per poter essere usato», afferma Orecchia.

SULLE TRACCE DI VERONESI - Quindi, a qualche mese dal passaggio di scettri tra Umberto Veronesi e Roberto Orecchia, l’Istituto Europeo di Oncologia sembra ripartire dagli obiettivi segnati dal fondatore. La ricerca deve essere messa al servizio del paziente e, soprattutto, non deve fermarsi ai confini nazionali, ma deve essere di respiro internazionale. Le tecniche di cura da adottare devono essere il meno invasive possibili e porre davanti a tutto il bene del paziente e la qualità della sua vita, non solo la validità delle terapie.

LA MEDICINA DEL VALORE - Se le linee guida restano quelle di Veronesi, qualcosa cambia a livello di costi in relazione alla gestione economica dell’Istituto. «Anche in questo - conclude il direttore - proponiamo un nuovo modello: la medicina del valore. Grazie alla collaborazione con l’Università Bocconi valuteremo per ogni procedura la qualità e le conseguenze. Nel costo sarà calcolato tutto il percorso che il paziente deve affrontare e le ricadute sul sistema sanitario. E, partendo da questi dati, potremo scegliere in modo ancora migliore come distribuire le risorse, a livello clinico e di ricerca».