11 dicembre 2019
Aggiornato 23:30

Bagarre alla Camera, Pd esce dall'aula e Fico: «Arrivederci» ma poi si scusa e sospende seduta

Il Pd è uscito dall'aula indignato dal respingimento della richiesta del presidente della Camera, Roberto Fico, di espellere il deputato Giuseppe D’Ambrosio che aveva mimato il gesto delle manette riferendosi all'esponente Gennaro Migliore del PD

Video Agenzia Vista

ROMA - Duro scontro in aula alla Camera tra il Pd e il presidente della Camera, Roberto Fico. Durante l'esame della legge costituzionale sul referendum propositivo, la tensione è salita quando il deputato M5s Giuseppe D'Ambrosio ha mimato il gesto delle manette verso il deputato dem Gennaro Migliore.

«Arriverderci»

Dal Pd prima Enrico Borghi, poi Emanuele Fiano hanno chiesto di espellere il deputato pentastellato minacciando, in caso contrario, di abbandonare l'aula. «E' stato fatto un richiamo formale, in questo momento oltre non vado, poi vedremo col collegio dei questori», ha spiegato Fico. Una risposta che non ha soddisfatto i deputati dem che hanno lasciato in polemica l'assemblea, salutando col gesto della mano la terza carica dello Stato («Arrivederci», gli ha risposto Fico) e lanciandogli addosso i fascicoli stampati della seduta. «Questo non lo accetto», ha detto il presidente sospendendo la seduta. Secondo fonti M5s il deputato che avrebbe lanciato i fascicoli all'indirizzo del presidente sarebbe Davide Gariglio del Pd.

L'affondo di Alessandro Cattaneo

La bagarre si è scatenata in coda a un dibattito sulle modalità di selezione dei parlamentari da parte dei diversi partiti: «Proprio voi parlate di popolo, ma da chi siete selezionati? Da un popolo di troll e nerd su un sistema operativo fasullo. Poi quando vi presentate alle comunali raccogliete poche preferenze. Andate a studiare politica dei territori. Quale popolo avete consultato per aver messo lì un premier che passava per caso?», ha detto il deputato di Forza Italia, Alessandro Cattaneo, rivolto ai 5 Stelle.

L'intervento di Giuseppe D'Ambrosio (M5s)

A difesa dei pentastellati ha parlato Francesco Forciniti: «Fi è un partito che da sempre si è battuto per ridurre la rappresentanza dei cittadini senza preferenze col metodo dei listini bloccati che non hanno mai visto meritocrazia e metodi trasparenti. Vergogna». La situazione è degenerata però con l'intervento di Giuseppe D'Ambrosio (M5s) che ha parlato di dibattito surreale: «Pd e Fi parlano di preferenze ma sono i partiti che hanno cancellato da questo Parlamento le preferenze per fare i listini bloccati per mettere i peggiori parlamentari della vergogna della Repubblica». Fico lo ha ripreso chiedendogli di usare «parole rispettose nei confronti dei parlamentari». Ma D'Ambrosio ha proseguito: «Ricordo il nome di Francantonio Genovese condannato in primo grado a 11 anni, cacciato dal Pd, passato a Fi dove è stato accolto a braccia aperte». Parole che hanno fatto infuriare il Pd, che ha chiesto a Fico di espellere D'Ambrosio.

Le «scuse» di Roberto Fico

Fico ha riaperto la seduta per qualche minuto chiedendo «scusa per aver risposto 'arrivederci'» ai deputati del Pd che lasciando l'aula hanno salutato con la mano la presidenza. «Mi sono lasciato andare, chiedo scusa al Pd senza alcun problema, è stata una mia colpa, un mio errore. Quando questa presidenza sbaglia chiede scusa», ha aggiunto. Quindi «apprezzate le circostanze» ha rinviato nuovamente l'esame della legge costituzionale sul referendum propositivo alla prossima settimana.