27 giugno 2022
Aggiornato 13:30
Forza Italia

Berlusconi (ri)corregge il tiro sull'Ucraina. Non regge la finta pace in Forza Italia

Gelmini critica ambiguità mentre Berlusconi cerca di ridare entusiasmiamo al partito e assicura che sarà di nuovo in campo per le Politiche del 2023, senza precisare se questo significherà una sua ricandidatura.

Mariastella Gelmini con Silvio Berlusconi
Mariastella Gelmini con Silvio Berlusconi Foto: ANSA

NAPOLI - E' lo stesso copione andato in scena solo pochi giorni fa. Silvio Berlusconi fa dichiarazioni 'a braccio' che suonano pro Putin, Mariastella Gelmini denuncia l'ambiguità della posizione di Forza Italia sul conflitto in Ucraina, nel frattempo l'ex premier corregge il tiro. Il giorno della marmotta azzurro si consuma tra Napoli e Firenze. Nel capoluogo campano si celebra una convention del partito che ha tutte le intenzioni di rilanciarne orgoglio e aspirazioni. Ma altrove Forza Italia continua ad andare in pezzi.

Sotto il sole di Marechiaro, l'ex presidente del Consiglio ieri aveva suggerito all'Europa di convincere l'Ucraina ad accettare le richieste della Russia e spiegato che inviare armi significa cobelligeranza e che se proprio si deve, beh, allora bisogna farlo di nascosto. Il ministro degli Affari regionali, poche ore dopo ospite della due giorni organizzata da Antonio Tajani alla Mostra d'Oltremare, si è ben guardata dal fare qualsiasi riferimento a quelle parole e, ancora di più, allo scontro scoppiato dopo la decisione di Berlusconi di togliere a un suo fedelissimo il coordinamento della Lombardia per darlo a Licia Ronzulli.

Ma questa mattina, a Firenze per un impegno istituzionale - che dal suo staff giurano essere stato preso tempo prima e quindi ineludibile - Gelmini è tornata a chiedere chiarimenti. E questo nonostante già ieri sera il leader azzurro fosse stato costretto a tornare su quelle dichiarazioni per spiegare che il filoatlantismo e l'europeismo del partito non sono mai stati messi in discussione.

Di certo, il Berlusconi che parla rilassato dopo un pranzo fronte mare accompagnato da Marta Fascina e quello che prende la parola dal palco, seguendo quasi nella sostanza un discorso scritto, sembrano utilizzare due canovacci diversi. Chiudendo la convention di Napoli, l'ex premier rimanda al mittente le accuse di filo putinismo che gli arrivano dalla sinistra che - a differenza di Forza Italia, dice, è diventata atlantista «da poche settimane». «Siamo i soli a non dover chiedere scusa di nulla per il nostro passato».

A Kiev non chiede più comprensione verso le richieste russe, anzi sottolinea che «l'Ucraina è il Paese aggredito e noi dobbiamo aiutarlo a difendersi» e che «Forza Italia è, e rimarrà sempre, dalla parte dell'Europa, dalla parte dell'Alleanza atlantica, dalla parte dell'Occidente, dalla parte degli Stati Uniti».

Nessun riferimento, neanche per sbaglio, ai dissidi interni al partito e, peraltro, ringrazia tutti i ministri come se il caso Gelmini non esistesse affatto. Così come i problemi nel centrodestra, uscito ancora più spaccato dal vertice di Arcore che pure aveva rimesso intorno a uno stesso tavolo i tre leader per la prima volta dai tempi dell'elezione del Quirinale.

Berlusconi cerca di ridare entusiasmiamo al partito e assicura che sarà di nuovo in campo per le Politiche del 2023, senza precisare se questo significherà una sua ricandidatura. A chi teme eccessivo filo leghismo, si limita a dire che Fi è «alternativo alla sinistra» ma anche «distinto dalla destra con la quale siamo leali alleati». Nessun accenno nemmeno all'ipotesi, circolata spesso nelle ultime settimane, dell'intenzione di fare una lista unica con il Carroccio. Al contrario, spiega che il centrodestra potrà vincere le prossime elezioni «solo se Forza Italia sarà il partito trainante». Al governo Draghi assicura sostegno fino alla fine e, per la prima volta, fa un appello agli elettori perché sostengano i referendum sulla giustizia del 12 giugno.