18 giugno 2021
Aggiornato 14:30
Diritti

Muro contro muro su ddl Zan, Pd-Leu-M5s: «Subito in aula»

Non si sana la spaccatura nella maggioranza sulle misure contro l'omotransfobia già approvate alla Camera l'anno scorso e arenate ora a Palazzo Madama per la contrarietà della Lega

Muro contro muro su ddl Zan, Pd-Leu-M5s: «Subito in aula»
Muro contro muro su ddl Zan, Pd-Leu-M5s: «Subito in aula» ANSA

Associazioni cristiane e cattoliche, esponenti delle comunità ebraica, islamica e dei mormoni, giuristi, giornalisti, femministe e rappresentanti della comunità gay, ma anche volti noti come la regista Cristina Comencini e Platinette: sono 170 in tutto le persone che saranno ascoltate dalla commissione Giustizia del Senato a partire da giovedì 27 maggio sul ddl Zan e sulla proposta abbinata del centrodestra a prima firma di Licia Ronzulli. «Una presa in giro», secondo il Pd che bolla la decisione del presidente della Commissione, il leghista Andrea Ostellari, come una «provocazione intollerabile», «una forzatura democratica». E chiede un voto per portare il testo immediatamente in aula senza relatore. M5s e Leu sottoscrivono, Italia Viva tentenna, Fi tace.

Non si sana la spaccatura nella maggioranza sulle misure contro l'omotransfobia già approvate alla Camera l'anno scorso e arenate ora a Palazzo Madama per la contrarietà della Lega. Il muro contro muro è totale. Ostellari si difende: «Chi ha paura del confronto? Noi no, e siamo pronti a discutere con lealtà di ddl Zan e della proposta del centrodestra, per tutelare tutte le vittime di discriminazioni e violenza. Senza confronto non c'è democrazia». Ma per il vicepresidente dei senatori del Pd Franco Mirabelli «il presidente ha come unica finalità quella di affossare la legge. Ha preso in ostaggio la commissione e sequestrato il ddl impedendo la possibilità di votare e di discutere nascondendo fino ad oggi le richieste di audizione».

Mirabelli propone una riunione dei presidenti dei gruppi favorevoli alla legge Zan «per valutare come portare in aula al più presto il ddl approvato alla Camera» senza esaminarlo in Commissione e senza dare mandato al relatore (lo stesso Ostellari). Leu e M5s sono d'accordo: «Ora basta. Andiamo in aula con l'articolo 77. Il MoVimento 5 Stelle è pronto», afferma la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino appellandosi all'articolo del regolamento del Senato che prevede: «In relazione a un disegno di legge o in generale ad un affare che deve essere discusso dall'Assemblea, può essere avanzata la richiesta, da parte di un decimo dei componenti del Senato, che ne sia dichiarata l'urgenza, con la fissazione di un termine per l'inizio dell'esame in Assemblea».

Italia Viva per ora non si esprime ma nei giorni scorsi il capogruppo al Senato Davide Faraone ha inviato una lettera a tutti i capigruppo per chiedere un tavolo politico sul ddl Zan «in cui, con tutti i capigruppo, si riescano a superare steccati e contrapposizioni sterili e trovare un accordo in tempi brevissimi ed arrivare in Aula il prima possibile con un testo condiviso che veda l'approvazione del ddl in tempi brevi». Dunque una posizione che non sembra avallare la forzatura che hanno in mente Pd, Leu e M5s.

Sul fronte del centrodestra di governo, se la posizione della Lega appare granitica, quella di Forza Italia è più variegata. Oggi il deputato azzurro Elio Vito, favorevole al ddl Zan, ricorda che Anna Maria Bernini, capogruppo forzista al Senato, non è contraria e a Palazzo Madama ce ne sono altri anche perché, sottolinea, sul tema Silvio Berlusconi ha lasciato libertà di coscienza, non esiste una linea del partito: «Non ha senso - dice - che un partito liberale come il nostro sia ostruzionista appiattendosi sulla Lega».

Giovedì intanto cominceranno le audizioni. Nell'elenco ci sono il sociologo Luca Ricolfi, l'ex magistrato Carlo Nordio, l'ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, c'è Giovanni Maria Flick. Poi Domenico Airoma, procuratore della Repubblica di Avellino, Silvia Albano, giudice civile del tribunale di Roma. Ma spiccano gli esponenti del mondo cattolico: suor Anna Monia Alfieri, membro della consulta pastorale scolastica e del consiglio nazionale scuola della Cei, Stefano Russo, segretario generale della Cei, Luigi Amicone, giornalista, direttore della rivista Tempi, punto di riferimento di Comunione e Liberazione.

C'è Giancarlo Archetti, vicepresidente Famiglie numerose cattoliche, c'è l'alleanza evangelica italiana, Vita è, Universitari per la vita, Siamo così Aps, Sos Ragazzi, Movimento per la Vita, l'associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, il movimento Pro vita e famiglia, l'associazione Famiglia domani, la federazione europea associazioni medici cattolici, Nonni 2.0 Università statale Milano, la Chiesa apostolica in Italia, l'associazione Non si tocca la famiglia, i giuristi per la vita, Donne insieme, Azione cristiana evangelica.

E ancora la Pontificia università santa croce Roma, il Family Day, la Pontificia università lateranense, scienza e vita, l'associazione convergenza cristiana, la Federazione italiana pentecostali, l'unione nazionale giuristi cattolici, Marcia per la vita, Chiesa cristiana universale della nuova Gerusalemme, Azione cristiani perseguitati.

Dulcis in fundo, il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, e Alberto Zelger, consigliere comunale della Lega a Verona, citato da Fedez sul palco del primo maggio per aver dichiarato: «Le unioni civili sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie».

(con fonte Askanews)