20 maggio 2022
Aggiornato 19:30
L'intervista

De Tommaso: «Macché misura d’emergenza, il green pass rischia di diventare permanente»

Oggi si conclude lo stato di emergenza, ma la certificazione vaccinale no. Al DiariodelWeb.it parla Alessandro De Tommaso, di Studenti contro il green pass Bari

De Tommaso: «Macché misura d’emergenza, il green pass rischia di diventare permanente»
De Tommaso: «Macché misura d’emergenza, il green pass rischia di diventare permanente» Foto: ANSA

Lo stato di emergenza varato ormai oltre due anni fa per la pandemia da Covid-19 si è ufficialmente concluso oggi. Ma da qui a parlare di ritorno alla normalità ce ne passa. Per alcune misure restrittive, come l'obbligo dell'utilizzo della mascherina, si è già parlato di un graduale smantellamento. Ma altre, come il green pass, almeno al momento rimangono in vigore. Il DiariodelWeb.it ha chiesto il suo parere ad Alessandro De Tommaso, membro di Studenti contro il green pass Bari, un movimento studentesco di dissenso nato a livello nazionale e presente in varie città italiane.

Alessandro De Tommaso, siete soddisfatti della decisione del governo Draghi di non rinnovare lo stato di emergenza?
Lo stato di emergenza è terminato, ma dobbiamo far notare che il sistema del green pass è ancora in vigore. Questo fatto, peraltro, annulla una delle premesse sulle quali il certificato verde si basava.

Ovvero?
Che fosse uno strumento emergenziale. La realtà è che rimarrà attivo anche oltre la durata dell'emergenza. Per accedere alle strutture universitarie servirà ancora il green pass base. Questo significa che molti studenti che non ne sono in possesso continueranno ad essere esclusi dalla vita accademica. Per non parlare di tutti i lavoratori, in particolare quelli al di sopra dei 50 anni, che non potranno tornare al proprio posto.

Temete che si trasformerà in una misura permanente?
Questa è la nostra paura. Alcuni pensano che verrà abolito presto, ma la maggior parte teme che rimarrà. Forse verrà ridimensionato o convertito in qualche altro strumento.

Ma se non è stato realmente pensato per l'emergenza, qual è la vera motivazione che lo ha animato?
Abbiamo sempre pensato, e continuiamo a pensare, che il green pass non sia uno strumento sanitario, ma politico. Ovvero che sia la punta dell'iceberg del tentativo di creare una società basata sul controllo, che distingua tra cittadini di serie A e di serie B. I primi godranno di una serie di privilegi, subordinati però al rispetto di alcune condizioni. I secondi, ovvero tutti quelli che si battono per il rispetto dei diritti umani e per la libertà di compiere le proprie scelte in coscienza, saranno relegati alla morte sociale.

Che proteste avete messo in atto in questi mesi, come movimento?
Dalla nostra nascita abbiamo organizzato una serie di manifestazioni in tutta Italia, per sensibilizzare la popolazione sulle implicazioni politiche che comportava l'introduzione del green pass. In particolare noi studenti di Bari abbiamo organizzato eventi, anche alla presenza di alcuni partiti politici. Ma siamo molto attivi anche sui social, pubblicando una serie di articoli per aiutare le persone a farsi l'idea più chiara e imparziale possibile della situazione che ci circonda, sia dal punto di vista sanitario che politico, economico e sociale.

Che risposta avete riscontrato da parte dell'ambiente universitario, cioè dagli studenti, dai docenti e dalle istituzioni?
Purtroppo la risposta delle istituzioni accademiche è stata molto blanda. Tutte le nostre richieste sono state accolte con una certa freddezza. In particolare, noi Studenti contro il green pass Bari, alla nostra nascita, abbiamo inviato una lettera al rettore dell'università di Bari, che è stata completamente ignorata. Nonostante ciò alcuni professori si sono espressi in nostro favore e anche molti studenti si sono uniti alla nostra causa. Tuttavia la maggior parte è ancora avversa alle nostre posizioni.

Come mai, secondo voi? Il lavaggio del cervello dei grandi mezzi d'informazione ha attecchito?
È stato istituito un apparato mediatico, che sarebbe più giusto definire propagandistico, che ha portato ad una polarizzazione della società e ad una criminalizzazione del dissenso. Si sono venute a creare le categorie dei virtuosi, che obbedivano senza discutere, e degli antivaccinisti. O, per usare un termine della neolingua orwelliana, no vax. Che non erano solo i non vaccinati, ma tutti coloro che dubitavano della narrazione ufficiale. Questo grandissimo apparato, che dispone di mezzi economici illimitati, rende difficile per chi persegue la verità poter raggiungere una platea ampia.

Ora che l'emergenza pandemica sembra avviata alla conclusione, che bilancio finale possiamo tracciare di questi due anni di gestione da parte dei governi Conte prima e Draghi poi?
Non certo positivo. Si sarebbero potute compiere delle scelte molto diverse, se solo ci si fosse fermati un momento e seduti ad un tavolo a discutere in maniera rispettosa. Invece fin dall'inizio si è marcata una linea che andava rispettata ad ogni costo. Tutti coloro che non lo facevano sono stati bollati come criminali, eversivi, addirittura in certi casi terroristi. Tutto quello che è stato fatto andrebbe rivisto.