12 maggio 2021
Aggiornato 20:00
L'intervista

Silvestroni: «In Italia, e perfino alla Camera, circolano mascherine non a norma»

Marco Silvestroni, Deputato di Fratelli d'Italia, denuncia al DiariodelWeb.it la presenza di mascherine non conformi ai parametri europei addirittura in Parlamento

Silvestroni: «In Italia, e perfino alla Camera, circolano mascherine non a norma»
Silvestroni: «In Italia, e perfino alla Camera, circolano mascherine non a norma» ANSA

Sul territorio italiano, e addirittura alla Camera dei Deputati, circolano e vengono utilizzate mascherine che non rispettano i parametri europei. Anzi, che provengono dall'estero, dove le procedure di autorizzazione sono molto diverse, e in qualche modo riescono ad eludere i controlli. È la denuncia che, già dallo scorso ottobre, ha lanciato il deputato di Fratelli d'Italia Marco Silvestroni, che illustra questo caso ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Onorevole Marco Silvestroni, come è nata la sua denuncia dello scorso 23 ottobre?
Dalla segnalazione di alcuni imprenditori, che ci avevano fatto presente questo problema. Per ottenere l'autorizzazione delle mascherine in Italia occorrono 30 mila euro, a fronte dei 12 mila della Turchia. E ad Ankara e Istanbul la certificazione arriva in pochissimi mesi, mentre da noi occorre attenderne mediamente otto. Questo sicuramente va a discapito della sicurezza dei cittadini.

Oltre ad essere contrario alle promesse avanzate dall'ex commissario per l'emergenza Covid, Domenico Arcuri.
Lui promise che avremmo avuto solo mascherine chirurgiche italiane, e che le nostre aziende avrebbero raggiunto la produzione massima entro il mese di settembre. E invece, nel frattempo, le si acquista dalla Turchia. O, quantomeno, con certificazioni non in linea con quelle europee. Fra l'altro, nel frattempo, Arcuri aveva stretto un accordo con due grandi aziende italiane, per realizzare 51 macchine che a regime, entro la fine di giugno, dovevano produrre 31 milioni di mascherine chirurgiche al giorno. Dove sono finite queste mascherine?

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, che cosa vi ha risposto?
In realtà, da ottobre, non ha risposto nulla. Quello che mi ha sconcertato è che poi si è venuto a sapere che anche alla Camera c'erano delle mascherine che non erano a norma Uni En 149:2001, che è l'unica che può abilitarle in Europa. Solo a quel punto ci ha detto che avrebbe immediatamente indagato. Ma, come gli imprenditori sono arrivati a me a denunciare questo problema, credo che l'abbiano denunciato anche a lui. Anche su questa tematica, Speranza ha mantenuto il suo classico atteggiamento, che conferma la sua inadeguatezza al ruolo di ministro della Salute.

Quindi, a tutt'oggi, queste mascherine continuano a circolare?
Proprio così. Io ritengo che il governo dovrebbe comunicare in modo chiaro alla popolazione che le mascherine da utilizzare sono solo quelle comprate in farmacia o nei supermercati, che proteggono al 90%. Tutte le altre non sono idonee.

Se le acquista un cittadino, è già un problema. Ma se le acquista la Camera dei Deputati, è molto peggio. Chi lo ha deciso?
Il presidente Roberto Fico sta facendo le sue indagini. Ed è chiaro che questo acquisto da parte di un ente pubblico è ancora più grave.

Che cosa avrebbe dovuto fare il governo che non ha fatto, per evitare questo caso?
Intanto ci avrebbe dovuto pensare Arcuri: ora, fortunatamente, non è più lui a gestire questa situazione. Io mi auguro che con il generale Figliuolo le cose migliorino. Certo, con Speranza la vedo difficile. Bisognerebbe controllare e monitorare che non vengano vendute mascherine idonee.