16 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

L'accusa di "Sasà" contro Di Maio: "Io finito in ospedale mentre lavoravo in nero nella ditta di suo padre"

Salvatore Pizzo, detto Sasà, racconta di aver lavorato nell’azienda edile che da trent’anni porta avanti il padre di Di Maio, Antonio

ROMA - «Io finito in ospedale mentre lavoravo in nero nella ditta della famiglia Di Maio». Questa la denuncia di Salvatore Pizzo a Le Iene. Concittadino di Pomigliano d’Arco (Napoli), Pizzo ce l’ha con il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio perché secondo lui Di Maio dice di lottare contro il lavoro nero, come ha ribadito per tre volte anche ai nostri microfoni, ma la ditta di famiglia ha avuto lavoratori in nero. Lui sarebbe stato uno di questi. Salvatore Pizzo, detto Sasà, racconta di aver lavorato dal 2009 al 2010 nell’azienda edile che da trent’anni porta avanti il padre di Luigi, Antonio, prima intestata alla madre Paolina Esposito e confluita poi nell’Ardima srl, di proprietà dal 2012 al 50% del ministro e della sorella Rosalba. Per un anno è stato pagato, dice, completamente in nero, in contanti, nonostante chiedesse di essere regolarizzato. Altre due/tre persone, quasi la metà dei dipendenti, sarebbero state in nero.

La ricostruzione di Pizzo
Pizzo ora è senza lavoro e sbarca il lunario con lavoretti occasionali per mantenere moglie e tre figli. Racconta che Antonio Di Maio, quando il lavoratore si fece male, disse a Sasà mentre lo soccorreva di non dire che era successo mentre lavorava per lui ma a casa: Salvatore era in nero e il padre di Di Maio avrebbe passato per questo molti guai. Salvatore racconta invece la verità in ospedale. Dopo la guarigione dell’infortunio, viene licenziato. Sasà si rivolge alla Cgil, allora Antonio Di Maio gli fa un contratto di sei mesi poi lo licenzia di nuovo. Non ha fatto causa, sostiene, perché Antonio Di Maio gli ha dato «una sommetta», 500 euro in nero, per stare zitto. Nell’azienda, secondo Sasà, anche la sicurezza dei lavoratori non era rispettata. Tutto in un periodo precedente comunque alla partecipazione del vicepremier nell’assetto proprietario della ditta.

La difesa di Di Maio
Ora il ministro del Lavoro promette verifiche («sarebbe grave») e prende le distanze dal padre con cui, dice, «non ho parlato per anni». «Di Maio ribadisce in campagna elettorale che viene da una famiglia onesta. Lo venisse a dire in faccia me che tutta questa onestà sulla mia pelle non l’ho notata» attacca Sasà. Di Maio parla spesso con orgoglio della sua azienda di famiglia. Filippo Roma de Le Iene è andato a trovarlo e il ministro ribadisce che «un datore di lavoro che tiene in nero è una persona disonesta». Se fosse vero quello che racconta Salvatore, «sarebbe una cosa grave». Di Maio precisa che non può essere accaduto, come in effetti nemmeno Sasà sostiene, dopo il 2012 quando è entrato nella proprietà dell’azienda. Da quello che può essere successo prima il ministro del Lavoro prende le distanze, «perché io e mio padre per anni non ci siamo neanche parlati, non c’era stato un bel rapporto per anni, è migliorato negli ultimi anni». Di Maio dice di non sapere nulla di quanto raccontato da Salvatore, «farò delle verifiche con mio padre, se è andata così mi dispiace per quella persona: vi farò sapere a breve».