17 giugno 2021
Aggiornato 00:30
Università

DaD, indagini dell’Università LUMSA: Scuole secondarie, professori poco capaci di motivare le classi

Gli studenti universitari rischiano l’abbandono degli studi per il disagio emotivo e cognitivo

Università LUMSA
Università LUMSA Ufficio Stampa

Nel periodo tra marzo 2020 e marzo 2021 un team dell’Università LUMSA, guidato dalla Professoressa Caterina Fiorilli, docente ordinario in Psicologia dello sviluppo, ha realizzato due indagini sulla DaD, in collaborazione con Docsity, su un campione di studenti delle scuole secondarie e universitari.

Nella prima è stato chiesto agli studenti delle scuole secondarie (primo e secondo grado) di valutare, con una vera e propria pagella, i propri docenti durante il periodo della DaD. L’esito, nonostante la promozione dei professori (78% per le scuole secondarie di primo grado, 57% per quelle di secondo), ha restituito un quadro poco incoraggiante.

La seconda ha visto il coinvolgimento degli universitari che hanno avuto modo di esplicitare la loro esperienza DaD spiegando le ripercussioni sulle abitudini di studio e sul loro stato di salute mentale.

«Le domande poste agli studenti hanno riguardato la valutazione della DaD e gli effetti sul loro stato di salute mentale. Da Nord a Sud, tutti hanno manifestato diversi motivi di sofferenza» spiega la Prof.ssa Fiorilli «Gli studenti delle scuole secondarie hanno giudicato i loro professori con molta severità: poco capaci di motivare e di tenere alta l’attenzione della classe, di valutare con obiettività e trasparenza, di creare momenti di riflessione sull’esperienza personale legata all’emergenza sanitaria
I voti più bassi li hanno ricevuti i docenti del Centro e del Nord, in particolare quelli degli istituti superiori.

Agli universitari invece abbiamo chiesto come sono stati in questi lunghi mesi di DaD e come questa esperienza ha cambiato le loro abitudini di studio e le loro motivazioni nel proseguire il proprio percorso accademico. Le emozioni provate più frequentemente sono state: il senso di vuoto, la tristezza e la paura del futuro, accompagnate da chiari segni di difficoltà nella concentrazione e nella memorizzazione. Quelli più a disagio, tanto da parlare di burnout accademico, risultano essere le matricole.
Gli Atenei del Nord hanno la percentuale più alta di studenti in grande difficoltà emotiva e cognitiva, rispetto allo studio. Mentre l’alto rischio di abbandono del percorso universitario vale per tutti, senza distinzione geografica».