6 dicembre 2019
Aggiornato 15:31
Terrorismo

Cosa sappiamo del rapimento in Kenya della volontaria 23enne Silvia Romano

Una volontaria italiana, la milanese Silvia Costanza Romano, è stata rapita in un attacco condotto da un gruppo di uomini armati vicino Malindi, nel sudest del Kenya

Una foto tratta dal profilo Facebook di Silvia Romano, la volontaria milanese rapita in Kenya da una banda armata
Una foto tratta dal profilo Facebook di Silvia Romano, la volontaria milanese rapita in Kenya da una banda armata ANSA

MALINDI - Una volontaria italiana, la milanese Silvia Costanza Romano, è stata rapita in un attacco condotto da un gruppo di uomini armati vicino Malindi, nel sudest del Kenya. Si sospetta che si tratti di un’azione condotta da militanti Al-Shabaab. Nell’attacco avvenuto a Chakama Town sono rimaste ferite cinque persone. Gli uomini che hanno lanciato l’assalto erano armati di fucili e hanno iniziato a sparare «in maniera indiscriminata» prima di rapire la ragazza di 23 anni nel centro di formazione della contea di Kilifi County. Tra i cinque feriti ci sono anche due bambini. La polizia locale ha dichiarato di indagare sull’evento come un atto terroristico. «La banda ha rapito una donna italiana di 23 anni, volontaria per la ong Africa Milele Onlus, che opera nell’area», ha aggiunto la polizia in un tweet parlando dell’attacco di ieri sera intorno alle 20:00 ora locale. «Tutti i feriti sono stati portati in ospedale», si legge sullo stesso account in cui si parla di un 23enne, Samini Garama Dadu, ferito gravemente al collo. Tra i feriti anche il 16enne Ibrahim Said, colpito al ginocchio sinistro, Elias Mwaringa Kathua, 12 anni, ferito alla coscia, Mohamed Kalume Konde, 10 anni, a cui hanno sparato all’occhio sinistro e il 20enne Mang Katana Jeffa, anche lui colpito alla coscia. «Assicuriamo che non stiamo lesinando sforzi per rintracciare i criminali e recuperare la vittima», ha scritto ancora la polizia aggiungendo che le identità degli uomini del commando non sono note.

Schiaffeggiata e legata prima di essere rapita
La ragazza era rientrata in Kenya all'inizio di novembre. Gli uomini armati che l'hanno rapita secondo alcuni testimoni l'hanno schiaffeggiata e legata, prima di portarla via. E' quanto afferma soprattutto un ragazzo che sostiene di essere testimone oculare del rapimento, Ronald Kazungu Ngala, 19 anni. Il giovane è uno dei ragazzi la cui istruzione è sostenuta dalla onlus per cui lavora la ragazza italiana ed era nell'ufficio dell'organizzazione, quando ha sentito gli spari provenienti dall'esterno, che hanno fatto fuggire o nascondere tutti quelli che si trovavano nell'area commerciale. La banda ha quindi fatto irruzione nell'ufficio con fucili e machete, intimando che fosse loro detto dov'era la donna bianca. "Ho detto loro che se ne era andata - racconta - ma non mi hanno creduto e si sono precipitati nella stanza, dove l'hanno trovata». Ngala dice di averli seguiti e aver sentito uno di loro chiedere a un altro "se fosse lei». Quando gli è stata data una risposta affermativa, l'ha "schiaffeggiata duramente finché Silvia è caduta». "Ronald, per favore, per favore! Ronald, per favore aiutami", avrebbe detto la giovane, secondo Ngala. "Ho provato a respingere un uomo che la teneva giù per legarle le mani dietro la schiena - dice ancora il ragazzo - ma qualcuno mi ha colpito in testa con un bastone e ho quasi perso i sensi. Lei mi ha detto di mettermi in salvo e sono fuggito». Due degli uomini armati che erano fuori dalla stanza avrebbero quindi sparato a delle persone presenti. Secondo Ngala, i rapitori hanno portato Romano attraverso il fiume Galana.

Ong sotto shock
"Non ci sono parole per commentare quello che sta accadendo. Silvia, siamo tutti con te. Africa Milele Onlus": questa la scritta che appare sulla homepage del sito della onlus di Fano con cui era impegnata Silvia. Lilian Sora, presidente della onlus, ha raccontato che il rapimento della volontaria italiana è avvenuto in una parte del Kenya dove non ci sono centri commerciali, "al massimo un negozietto dove si vendono fagioli e dove soprattutto non succede mai niente del genere». "A quanto ci hanno raccontato le persone che abitano nel villaggio - ha aggiunto - sono arrivati quattro-cinque individui armati che hanno lanciato un petardo, facendo sollevare la sabbia e hanno sparato più volte. Poi sono andati, a colpo sicuro, nella casa dove era la nostra volontaria, probabilmente perché lì sapevano che c'era una italiana, anche se non so spiegarmi il motivo di quello che è successo. In quel momento era da sola, perché altri erano partiti e altri ancora arriveranno nei prossimi giorni".

Cosa sta facendo la Farnesina
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione al rapimento. Nel procedimento, coordinato dal pm Sergio Colaiocco, si ipotizza il reato di sequestro di persona per finalità di terrorismo. In base a quanto si apprende i carabinieri del Ros sono già in contatto con le autorità keniote. A piazzale Clodio si attende una prima informativa sulla vicenda. L'unità di Crisi della Farnesina si è immediatamente attivata e lavora in stretto contatto con l'ambasciata d'Italia a Nairobi e con la famiglia della cooperante. Come in tutti i casi di rapimenti all'estero, sottolineano le stesse fonti, la Farnesina intende mantenere il più stretto riserbo sulla vicenda "nell'esclusivo interesse della connazionale". Il caso della cooperante italiana rapita in Kenya è una vicenda "gravissima" che si "sta evolvendo di minuto in minuto", per la quale la Farnesina "ha attivato la sua unità di crisi", con la quale "segue da vicino" il caso portando avanti il suo "lavoro di contatto con il governo" e di "assistenza alla famiglia" ha dichiarato la vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re a margine della conferenza "Relief in protected crises: the Syria case" a Roma. "Abbiamo avuto notizia questa mattina del rapimento di Silvia Costanza Romano in Kenya, lo dico con una certa commozione. Vorrei mandare i miei saluti alla famiglia, nella speranza che la questione si risolva rapidamente", ha affermato Del Re nel suo intervento alla conferenza. Silvia Romano "rappresenta il meglio della nostra società, quelle persone che decidono di passare un periodo nelle zone di conflitto per aiutare altri. In questo modo naturalmente contribuiscono al grande senso di solidarietà che io spero sempre animi il mondo, e che ci porti a quella società dell'empatia che credo possa costituire una risposta importante al male del mondo", ha aggiunto.