15 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Di Maio: "Togliamo di mezzo il condono per gli evasori e lasciamo la pace sociale"

Stop allo scudo penale per gli evasori e alla mini-voluntary su case e conti all’estero. Questa la posizione di Di Maio
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio a margine del Cdm a palazzo Chigi
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio a margine del Cdm a palazzo Chigi (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - Stop allo scudo penale per gli evasori e alla mini-voluntary su case e conti all’estero. E’ questa la posizione espressa dal vicepremier Luigi Di Maio, davanti a Palazzo Chigi in un punto stampa improvvisato, in attesa del Consiglio dei ministri convocato dal premier Giuseppe Conte per trovare una soluzione allo scontro tra M5S e Lega sul decreto fiscale. Nella sede del governo è arrivato il leader del Carroccio, Matteo Salvini, che questa mattina ha assicurato che alla Lega non interessa "nessun condono, nel contratto si parla di saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia solo per chi ha fatto la dichiarazione dei redditi e non è riuscito a pagare tutto. Manteniamo gli impegni, rispettiamo il contratto e aiutiamo gli italiani onesti, noi saremo felici e contenti».

"Basta con questa storia della panna montata"
«Mi fa piacere che la Lega non voglia il condono, questo li rende degli amici ritrovati e ripartiamo» ha detto Di Maio. «In Cdm chiariremo la questione della pace fiscale, daremo due copie a Salvini così questa volta non si sbaglia», ha aggiunto. «Anche perché – ha proseguito Di Maio – si smetta con questa storia della panna montata, non la buttiamo in caciara: in Cdm quell’articolo 9 non è mai stato letto nel dettaglio ma sono stati enunciati i principi generali dell’accordo. Smettiamola. Andiamo in Cdm, togliamo il condono per gli evasori, lasciamo la pace fiscale come è scritta nel contratto e poi si va avanti, siamo stati una testuggine e saremo una testuggine come governo»

"Togliere di mezzo" il condono 
Il punto centrale è dunque "togliere di mezzo" il condono per gli evasori e lasciare la pace sociale "com’è scritta nel contratto». «Per me la pace fiscale era nel contratto di governo, l’unica cosa che non era nel contratto di governo era questa cosa del comma 9 dell’articolo 9 e la questione dell’estero» continua Di Maio. La parte del comma 9 dell’articolo 9 del decreto fiscale che M5s non può proprio digerire è lo scudo penale per il riciclaggio e l’autoriciclaggio.

Sotto i riflettori la "dichiarazione integrativa"
Sotto i riflettori c’è la cosiddetta ‘dichiarazione integrativa’ dei redditi, un meccanismo che già esiste ma che oggi prevede il pagamento di tutte le tasse. Una considerazione da fare è che nessuno denuncerebbe di aver evaso se poi rischia una condanna penale. Il governo potrebbe quindi salvare la sostanza di questa misura escludendo però dalla sanatoria chi ha riciclato denaro, ossia il punto più controverso e contestato dai pentastellati. Per quanto riguarda l’estero, il M5s chiede che venga cancellata la parte della norma che estende il condono della cosiddetta ‘pace fiscale’ anche all’imposta sul valore degli immobili all’estero e all’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero. Che sarebbe una sorta di mini-voluntary. Qualsiasi modifica comporterà un impatto sulle coperture attese e la necessità di individuare altrove le risorse che verranno a mancare per la manovra.