11 dicembre 2018
Aggiornato 13:00

La politica diretta a colpi di dirette Fb. Di Maio replica a Salvini: "Non sono bugiardo"

Di Maio replica alla diretta di Salvini con un'altra diretta: "O era d'accordo col condono o è come dico io"

ROMA - La politica a colpi di dirette Facebook. Ormai ci siamo abituati. Il linguaggio diretto della democrazia dal basso funziona così. Anche se lascia un po' stupiti la mancanza di confronto, diretto, tra i due, veniamo a sapere da Di Maio in persona che "Salvini non vuole passare per fesso, ma io non posso passare per bugiardo». In una precedente diretta Facebook il leader della Lega aveva raccontato la sua verità spiegando che in quel famoso Consiglio dei ministri c'erano sia lui che Di Maio che Conte: il primo stava in mezzo, il secondo scriveva e il terzo leggeva il decreto.

"O Salvini era d'accordo o è come dico io"
Ma Di Maio, nella sua diretta, racconta la sua verità: "Solitamente nel pre-consiglio, che avviene prima del Consiglio dei Ministri, i nostri legislativi si confrontano tecnicamente sulle norme che si portano in Cdm. Se sul dl fiscale non si è fatto il pre-consiglio non è per il M5s, perché noi avevamo chiesto di riunirlo. E di certo non è perché non lo ha riunito il presidente del Consiglio. E' un'altra persona che deve riunire il pre-consiglio, e mi fermo qui». Ma Di Maio prosegue: "In Cdm lunedì è stato letto il comma 9 dell'articolo 9 che parla di condono tombale penale per gli evasori? La risposta è no. Quando si dice che Conte leggeva e Di Maio scriveva si dice una cosa non vera perché nel Cdm non si legge norma per norma un decreto o una legge, si enunciano i principi generali». Conte - spiega Di Maio - ha enunciato i termini generali dell'accordo sulla pace fiscale e non si è mai parlato di condono penale e non si è mai parlato di fondi esteri. O anche Salvini - conclude - era d'accordo con il condono penale per i grandi evasori, "l'ha sentito e non ha detto niente, ma non è vero, i ministri 5 stelle e Conte sono a testimoniarlo, o è come dico io".

"Contento che Lega non voglia condono"
Poi però, per smorzare i toni, il leader pentastellato tira il freno: "Sono contento che non ci sia la volontà di andare avanti con il condono penale, stando alle dichiarazioni della Lega. Noi - ha aggiunto - vogliamo aiutare commercianti, imprenditori nelle grinfie Equitalia, chi ha cartelle esattoriali di basso valore, mentre la roba dello scudo penale non serve, e siccome non serve domani ci vediamo in Cdm e sistemiamo la norma». Ma, assicura, "d'ora in poi rivedremo i regolamenti del Cdm perché la garanzia deve essere quella di avere procedure più chiare, perché anche se ci si distrae tutto resti agli atti, per evitare che nascano questi malintesi". 

Da Palazzo Chigi la smentita
Intanto, da Palazzo Chigi arriva la conferma che la norma sul condono che ha causato la spaccatura della maggioranza non è stata verbalizzata in Consiglio dei ministri, perché era giunta a riunione in corso e andava verificata. E' questo il senso di una nota del governo che ribadisce la versione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che oggi ha sostenuto che si è trattato di "un problema tecnico" nella trascrizione dell'accordo politico. A ulteriore precisazione - scrive il portavoce del Governo - la dichiarazione integrativa è stata "oggetto di una discussione politica che si è protratta a lungo sino all'inizio dei lavori del Consiglio dei Ministri. Su di essa si è formato un accordo politico e sulla base di esso, riassunto dal Presidente Conte a beneficio dei presenti, si è entrati in Consiglio dei ministri".