20 novembre 2019
Aggiornato 21:00
Immigrazione

Revocati i domiciliari a Lucano, ma se ne deve andare da Riace. Lui: "Vittima di un disegno ben preciso che parte da lontano"

Il tribunale del riesame di Reggio Calabria ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti del sindaco, sospeso, di Riace

Il sindaco di Riace Mimmo Lucano
Il sindaco di Riace Mimmo Lucano ANSA

RIACE - Mimmo Lucano è libero, ma non troppo. Il tribunale del riesame di Reggio Calabria ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti del sindaco, sospeso, di Riace. Il Tdl ha quindi accolto parzialmente quanto invocato dai legali Mazzone e D’Aqua e ha sostituito la misura emessa dal Gip di Locri con quella del divieto di dimora nel comune jonico. Quindi niente domiciliari per il "sindaco dei migranti", ma divieto di restare nella sua Riace. Lucano rimaneindagato per una serie di reati tra cui il favoreggiamento di immigrazione clandestina e l’illecito affidamento dei servizi della raccolta differenziata. Per il momento, inoltre, rimane sospeso dalla carica di primo cittadino così come aveva disposto il prefetto Michele Di Bari all’indomani dell’Operazione Xenia.

La compagna invece può restare
Per quanto riguarda invece la sua compagna, Lemlem Tesfahun, passa dal divieto di dimora nel comune di Riace all’obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. Anche per lei i giudici del Tribunale della libertà di Reggio Calabria hanno affievolito la misura cautelare emessa dal Gip di Locri il 2 ottobre scorso. Se Lucano, alla luce del provvedimento emesso nei suoi confronti dal TdL dovrà lasciare il piccolo borgo jonico, visto l’allontanamento disposto dai giudici, viceversa la sua compagna vi potrà fare ritorno.

"Contro di me una vendetta"
"Sono vittima di un disegno ben preciso che parte da lontano e che prescinde anche dalla magistratura" ha detto Lucano in una intervista al Manifesto. La manovra è tutta politica ed è bipartisan, riguarda il vecchio e il nuovo inquilino del Viminale. Il primo di essi (Minniti, ndr) è un signore che aspira oggi incredibilmente a fare il segretario del Pd». Lucano spiega di non dormire la notte "a pensare la fine che fanno i migranti rinchiusi nei campi libici dopo gli accordi firmati proprio da Minniti con le milizie di Tripoli. A me contestano un matrimonio che hanno definito «combinato» anche se di combinato non c’è nulla, ma a Minniti perché non viene mai contestata l’ecatombe di migranti in Mediterraneo o la deportazione di africani nei campi di tortura libici? La risposta io ce l’ho: perché noi siamo gli ultimi, e non contiamo nulla. Ma verrà il tempo in cui questi ultimi, questi «zero» come mi ha affettuosamente definito Salvini, si ribelleranno». E ancora: "Contro di me c’è stata una vendetta di alcuni ispettori e di alcuni pezzi grossi del servizio Sprar. Io non mi sono voluto adeguare ai loro metodi e loro hanno contraccambiato diffamando l’esperienza di Riace, buttando fango e fiele".

"Creeremo un nuovo Sprar, autogestito e autosufficiente"
Lucano ripensa il "modello Riace». Lo Sprar di Riace "non lo chiude il Viminale, lo chiudo io. Non sono degni del messaggio di umanità ed accoglienza. Non vogliamo più essere i capri espiatori di politiche repressive. Abbiamo già subìto troppe angherie. "È ora di cambiare marcia. Creeremo un nuovo Sprar, autogestito e autosufficiente. Pagheremo prima i debiti che a causa di questo sistema farraginoso abbiamo contratto e poi ognuno per la sua strada. Se il Viminale non ha fiducia in noi, l’accoglienza la facciamo da soli, con il crowfunding, con la solidarietà. A Lodi hanno in una settimana racimolato i soldi, negati da Salvini, per le mense dei bimbi dei rifugiati, questo è l’esempio. Riace sopravviverà, nessuno sarà obbligato ad andarsene. Metteremo a sistema tutte le strutture che abbiamo costruito – il frantoio, la fattoria didattica, l’albergo solidale, le imprese zootecniche. A prescindere dai finanziamenti Sprar".