18 dicembre 2018
Aggiornato 19:30

Dopo 8 anni «finalmente Yara ha avuto giustizia»

La Cassazione ha respinto la difesa. I giudici hanno stabilito che Massimo Giuseppe Bossetti è l'assassino della giovane di Brembate

Yara Gambirasio in una immagine di archivio
Yara Gambirasio in una immagine di archivio (ANSA)

ROMA - Massimo Giuseppe Bossetti ha ucciso Yara Gambirasio. Dopo quattro ore di camera di consiglio i giudici della I sezione della corte di Cassazione sanciscono quella che è ormai da considerare la verità dei fatti e che negli ultimi anni è stata motivo di dibattito, non solo televisivo, intorno alla prova del dna ed ai comportamenti del muratore di Mapello, del padre di famiglia accusato di aver ammazzato una ragazzina. Ieri sera, insomma, in una serata calda e romana, è arrivata la conferma delle condanne emesse in primo grado ed in appello. Gli ermellini, in particolare, hanno dichiarato inammissibili sia il ricorso della difesa che della pubblica accusa, rispetto al reato di calunnia. 

Una sentenza rapida
Il tempo abbastanza breve impiegato per scegliere e lo stesso risultato conclusivo, veramente finale, fa ritenere forse a ragione che la vicenda nella sua interezza è stata completamente squadernata nei processi di merito ed i diritti di difesa non siano mai stati negati, e nemmeno non tenuti nella giusta considerazione. L’avvocato Andrea Pezzotta, legale di parte civile, che per molto tempo è stato un faro per coloro che hanno seguito la vicenda, per la compostezza ed il garbo, spiega: «Giustizia è fatta ma non c’è soddisfazione». Il legale parlando con i giornalisti di Quarto Grado, ha poi spiegato: «Contando quelli di oggi sono 39 i giudici che hanno ritenuto Bossetti come responsabile di quanto avvenuto». I genitori di Yara – ha continuato il penalista – saranno informati soltanto domani della sentenza. 

«Di Yara in aula nessuna traccia»
Ma «stasera (ieri, ndr) quasi non c’è la giovane ginnasta di 13 anni» il cui corpo venne trovato il 26 febbraio 2011 in un campo a Chignolo d’Isola, a pochi chilometri da Brembate di Sopra, dove la ragazza viveva e da dove era scomparsa tre mesi prima. Nella confusione del ‘Palazzaccio’, ingombro di cronisti e curiosi, della ragazzina massacrata e lasciata quasi senza vita a morire e solo per chissà cosa non c’è traccia. Degli stessi rilievi fatti sui suoi leggings e sulle mutandine gli avvocati e il sostituto procuratore generale quasi non parlano durante i loro interventi. Quel primo elemento genetico che ha poi condotto a Bossetti resta sullo sfondo, incerto nella sua formazione, «forse non è sangue e sicuramente non è saliva». Basta però ascoltare il pg Mariella De Masellis, il suo tono dolce e femminile, per ritrovare un po’ di quella gentilezza che t’immagini in Yara. 

Come si è arrivati a Ignoto 1
Il resoconto di come si è arrivati ad ‘Ignoto 1’ è poi l’indicazione di uno sforzo titanico compiuto dagli inquirenti, con la mappatura di oltre 15mila persone ed il resoconto di qualsiasi elemento che potesse portare a qualcosa. Per questo quando la De Masellis ricorda Damiano Guerinoni, che frequentava abitualmente la discoteca ‘Sabbie Mobili’, vicina al campo di Chignolo d’Isola dov’era stato ritrovato il corpo della 13enne, tutti nell’aula al II piano del palazzo di giustizia restano in silenzio. La storia della famiglia Guerinoni, la riesumazione del corpo del padre di Damiano, Giuseppe Benedetto Guerinoni, l’autista di autobus morto nel 1999, è il tassello fondamentale. Perché secondo l’accusa è lui il padre di ‘Unknown 1’ e se nessuno dei suoi tre figli legittimi ha il dna trovato sul corpo di Yara, indica che c’era e c’è dell’altro. In mezzo a storie di paese, e ad una possibile relazione clandestina della mamma si è arrivati a Bossetti. 

La 'superperizia' impossibile
La 'superperizia' chiesta a gran voce e lungo 23 motivi di ricorso dalla difesa di Bossetti è impossibile per il pg De Masellis perché il campione 31G20, che conteneva tracce biologiche sia di Ignoto 1 che della vittima, è stato pressocchè consumato dai continui confronti con tutti coloro che sono passati al vaglio. Per questo l’accertamento è «irripetibile». Ed inoltre – è stato sottolineato ancora dalla pg – il profilo genetico con il quale si è arrivati a Bossetti «era corretto e assolutamente interpretabile». 

L'alcool test a Bossetti
Quell’alcool test fatto a Bossetti è stato per gli investigatori il «Bingo». «Perfettamente coincidente», con una percentuale del 99,999987%, con quello di ‘Ignoto 1’. Una cosa con una casualità di uno ogni 20 miliardi. «Fantascienza che il Ris si sia inventato in laboratorio il dna dell’imputato e utilizzando dei ‘marcatori’ scaduti. Non sta in piedi». La questione del dna mitocondriale (che viene trasmesso per linea materna) è una sorta di specchietto per le allodole. «Perché – argomenta il pg – con il dna nucleare possiamo identificare». Emilio Giardina, docente all’università romana di Tor Vergata e consulente della Procura di Bergamo, che è stato il primo a ipotizzare che 'Ignoto 1' fosse un figlio illegittimo di Guerinoni e per questo non presente nel nucleo familiare dell’autista di autobus. »Bossetti è stato identificato attraverso il Dna nucleare» ha spiegato. «Il suo combaciava con quello di 'Ignoto 1', cioè della persona che ha lasciato la sua traccia biologica sugli indumenti della ragazzina. E non mi vengano a dire che lo si può trasportare: il Dna si trasferisce soltanto per contatto diretto». 

Respinta la difesa
Bossetti, 48 anni il 28 ottobre, in carcere dal 16 giugno deli 2014, è detenuto nella casa circondariale di via Gleno, a Bergamo. «Siamo convinti che Bossetti sia innocente ? ha commentato l’avvocato Salvagni ? ma oggi non possiamo che rispettare la sentenza. Tanta gente crede in Massimo Bossetti, faremo tutto il possibile per cercare di affermare la sua innocenza». Per il penalista quella di ieri sera «sarà una mazzata durissima da metabolizzare, ma bisogna andare avanti anche perché secondo noi non bisogna mai fermarsi nel cercare la verità. Ed invece negando la possibilità di ulteriori accertamenti scientifici e di una perizia super partes stasera lo si è fatto. Non crediamo a qualsiasi risultato che viene dalle segrete stanze, foss’anche una eccellenza come quella del Ris. Volevamo vederci chiaro, adesso vedremo di continuare e di percorrere tutte le strade possibili».