20 ottobre 2018
Aggiornato 07:30

Migranti, scatta la 'fase due' del piano italiano

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, incontra il collega norvegese per 'stingere accordi'. L'obiettivo: «Centri nei Paesi di origine per i gestire flussi»
Il vicepremier Matteo Salvini con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e il premier Giuseppe Conte
Il vicepremier Matteo Salvini con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e il premier Giuseppe Conte (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

ROMA - «Per gestire i flussi di migranti servono centri nei Paesi d'origine, per impedire ad esempio a queste persone di non finire nella mani dei trafficanti». Questo il punto centrale sul tavolo dell'incontro tra il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, e il 'collega' norvegese Ine Eriksen Soreide. «C'è l'esigenza di una soluzione comune europea per i migranti, non è solo questione di richiedenti asilo ma di migranti nel loro complesso», ha spiegato il ministro degli Esteri in conferenza stampa alla Farnesina rispondendo (in inglese) a una precisa domanda. «Il flusso di migranti può solo essere governato, non è questione di gestirlo o affrontarlo, ma governarlo. Che è un'attività complessa, da decidere a livello europeo e non nazionale. I migranti cercano l'Europa e la risposta dovrebbe essere europea».

«Investire nei Paesi d'origine»
Secondo il titolare della Farnesina, «dobbiamo investire molto di più nei Paesi di origine, per migliorare le situazioni economiche e sociali e ridurre una sorta di migrazione economica obbligata: dobbiamo portare pace se c'è guerra e democrazia se ci sono dittature. Dobbiamo combattere contro i trafficanti di esseri umani e dobbiamo avere centri in tutti i diversi segmenti dei Paesi d'origine per consentire per esempio ai richiedenti asilo di farlo lì, anziché finire nelle mani dei trafficanti».

L'obiettivo: centri anche nei Paesi di transito
«Dobbiamo avere centri», ha proseguito Moavero, «anche nei Paesi di transito, perché molti di queste persone, dopo alcuni mesi di queste traversate drammatiche, se tratte in salvo possono cambiare idea e sono pronte a tornare indietro». Servono poi, ha aggiunto il titolare della Farnesina, «centri di accoglienza, garantiti dal punto di vista dei diritti umani, negli altri Paesi sulle coste o sulle frontiere europee. Abbiamo bisogno di centri, come è stato chiaramente detto nelle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso giugno, in tutti gli stati membri dell'Ue, non solo in quelli di primo sbarco o arrivo». Se anziché gravare tutto sul Paese di primo arrivo il «peso» può essere condiviso, «allora i controlli possono essere effettuati in situazione migliori e in modo più rapido. La mia impressione è che stiamo facendo progressi a riguardo».