16 dicembre 2018
Aggiornato 12:30

La sinistra trasforma l'anniversario delle 'leggi razziali' nella giornata dell'orgoglio multietnico

La 'sfida' del presidente della Toscana, Enrico Rossi: «La nostra è una regione multietnica, con interi comparti che funzionano grazie agli stranieri»

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, a Vicofaro (Pistoia), in visita nella parrocchia di don Massimo Biancalani
Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, a Vicofaro (Pistoia), in visita nella parrocchia di don Massimo Biancalani (UFFICIO STAMPA REGIONE TOSCANA)

FIRENZE - «La Toscana è multietnica, sono 407mila gli stranieri che vivono regolarmente e stabilmente sul nostro territorio. Chi pensa che si possa tornare indietro, magari con un'operazione di pulizia etnica, non sa come è la Toscana oggi». Lo ha detto Enrico Rossi, presidente della Toscana, che ha partecipato alle commemorazioni per l'anniversario delle leggi razziali al parco di San Rossore. «Interi comparti» ha aggiunto Rossi «funzionano grazie agli stranieri». Il problema dell'immigrazione «deve stare in cima ai nostri pensieri e tutti quanti siamo chiamati a misurarci con questa realtà. Se si dovesse tornare indietro, chiuderebbero tante attività. Nella nostra società siamo stati capaci di elaborare il conflitto, la differenza. Questi i temi che dobbiamo affrontare per essere all'altezza dell'insegnamento della storia».

Le vecchie leggi razziali e la nuova società
Le parole di Enrico Rossi, che è partito con l'ovvia condanna delle «infami» leggi razziali, «una vergogna italiana» sono chiare e suonano come una sfida, l'ennesima, a Matteo Salvini: «Oggi i fantasmi della disgregazione, dei nazionalismi, del razzismo e della xenofobia affollano nuovamente i cieli dell'Europa e sono il frutto avvelenato di una lunga crisi che ha colpito la vita di milioni di persone». In Italia, continua Rossi, «il razzismo ha una storia e una preistoria, un sommerso, il cui vertice, in termini di organizzazione ideologica e di volontà politica, si situa nel ventennio fascista. È soprattutto dalla seconda metà degli anni '30 che il razzismo nei confronti degli ebrei diventa di Stato, lasciando ferite così profonde che mai saranno rimarginate. Ma come funzionava la propaganda fascista? La tecnica era ben collaudata: sui giornali, alla radio o nelle scuole si spargevano parole con dosi crescenti di veleno ideologico per preparare così il salto dalla condivisione di idee razziste alla pratica razzista».

«Agire per evitare il ritorno al passato»
Per questo, conclude Rossi, «contro il razzismo dobbiamo agire per evitare il peggio. Lo ribadiamo con forza oggi, 5 settembre 2018, a ottant'anni dalla promulgazione dalle infami leggi razziali del fascismo, che furono una pagina vergognosa della nostra storia». «Serve una memoria vigile». Così la vice presidente della Regione Toscana, Monica Barni, un attimo dopo la deposizione delle corone davanti alla targa nel parco di San Rossore che dal 2012 ricorda la firma nella tenuta, nel 1938, delle leggi antisemite italiane. Accadde nelle villa del re che sorgeva subito dietro e che oggi non c'è più. «L'esser qui, tutte le istituzioni assieme, è un gesto importante dal punto di vista simbolico ed essenziale per la memoria» sottolinea. «Dobbiamo lavorare con i giovani, affinché non cedano all'indifferenza o non siano irretiti da false chimere e racconti. Oggi purtroppo tanti segnali ci dicono che il pericolo c'è e quindi dobbiamo ancor di più alzare il nostro impegno, in una regione dove tante cose comunque già vengono fatte: il Treno della memoria ad esempio, che ogni due anni porta oltre cinquecento ragazzi delle scuole superiori ad Auschwitz e che non è un viaggio commemorativo ma della consapevolezza, che inizia con la preparazione degli insegnanti e il lavoro in classe. Lo facciamo dal 2002 - ricorda l'assessore - Siamo stati la prima Regione ad organizzarlo e forse ancora oggi l'unica per i numeri messi in campo».