19 luglio 2019
Aggiornato 01:00
Infrastrutture

Di Pietro: «Autostrade è responsabile del disastro, ma anche tutti i governi»

L'ex ministro delle Infrastrutture commenta al DiariodelWeb.it la proposta dell'esecutivo di ritirare la convenzione: «Sarebbe un rimedio peggiore del male»

Antonio Di Pietro, da ex ministro delle Infrastrutture, come valuta questa posizione del governo nei confronti di Autostrade: talmente critica da essere stata giudicata imprudente?
Che il governo esprima contrarietà, rispetto alla mancata manutenzione di Autostrade, non solo è legittimo, ma è doveroso. Non c'è dubbio che la loro responsabilità sia sicura, oggettiva, sul piano civile e forse anche penale. Ma anche il ministero potrebbe essere civilmente responsabile, per omesso controllo: quindi, prima di definirsi parte lesa, il governo dovrebbe aspettare la sentenza della magistratura.

Ma fa bene a prospettare il ritiro della concessione?
Questo rimedio rischia di essere peggiore del male, perché potrebbe rendere ingovernabile l'intero sistema. La revoca farebbe solo gli interessi di Autostrade: pur detraendo le spese di risarcimento danni, si metterebbero comunque in tasca i soldi dell'indennizzo. Sicuramente bisogna agire nei loro confronti, ma la legge consente tutta un'altra serie di interventi più utili.

Ad esempio?
In primo luogo, applicare le penali. In secondo luogo, obbligare a risistemare non solo quel ponte, ma tutti i viadotti autostradali. Terzo, e più importante ancora, rivalutare i pedaggi, nonché la loro percentuale che deve essere reinvestita in manutenzione.

Ma quella concessione, che fu firmata quando lei era ministro, era proprio necessario secretarla?
Questa è una barzelletta. Un conto è un atto riservato, un altro è uno secretato: che può essere disposto solo dal presidente della Repubblica per motivi di sicurezza. La parola è impropria.

Andando alla sostanza?
Quel provvedimento di riservatezza andava disposto, su mia proposta, dal presidente del Consiglio e ratificato dal presidente della Repubblica. Personalmente non l'ho mai disposto, non l'ho mai visto né ne ho conoscenza. Se qualcuno lo ha fatto dopo di me, io non lo so, ma in tal caso avrebbe sbagliato. Chi ne parla tutti i giorni, ce lo mostrasse: sarei curioso anche io.

Certo è che questa storia dei pedaggi, che non solo sono alti, ma non sempre vengono spesi in manutenzione per quanto previsto, non nasce oggi. Perché non si è mai intervenuto?
Quando io autorizzai la convenzione, a fronte di quel pedaggio, avevo previsto una concessione non oltre il 2038. Adesso vengo a conoscenza del fatto che è già stata spostata al 2043. La formula prevede la possibilità di aumentare, ma anche di diminuire il pedaggio: se tu mi dai un chilo di mele, ti do cento lire; ma, se me ne dai otto etti, te ne do ottanta. Facendo un check up della rete autostradale, non solo sui ponti, ci si dovrebbe accorgere che non sono stati eseguiti tutti i lavori previsti, e quindi si potrebbe ridurre il pedaggio.

Però nessuno lo ha mai fatto.
Infatti io insisto a sottolineare i diversi livelli di responsabilità in questa vicenda. Quella penale, che accerterà il procuratore della Repubblica, rispetto a chi non ha fatto le valutazioni. Quella civile, rispetto all'azienda concessionaria che non ha provveduto, ed eventualmente al ministero competente che avrebbe dovuto controllare. E quella politica, dei governi di centro, di destra e di sinistra, che non hanno dato gli strumenti e le risorse finanziarie alla struttura di controllo.

Come al solito, per svegliarsi, bisogna che ci scappi il morto...
È l'emergenza del giorno dopo, quella che c'è sempre stata nel nostro Paese. Mi dispiace solo che questa vicenda venga affrontata con tale improvvisazione, superficialità e strumentalizzazione. Da persone che con umiltà dovrebbero capire, prima di spararla grossa. Innanzitutto la revoca non sarà possibile, nei termini in cui è stata prospettata. In secondo luogo, farebbe un favore ad Autostrade. E, in terzo luogo, ha abbattuto il valore in borsa di quella società, che per il 30% è dei Benetton, ma per il 70% dei piccoli risparmiatori.