16 dicembre 2018
Aggiornato 11:00

Strage di Bologna, Fico attacca: «Stato che copre chi depista non è uno Stato»

Il presidente della Camera: «Uno Stato che impedisce la verità non mi rappresenta». Casellati (Senato) prova a frenarlo: «Non è giorno per le polemiche»

Paolo Bolognesi (s), presidente dell'associazione vittime del 2 agosto, Roberto Fico e la prefetta di Bologna Patrizia Impresa. Bologna 2 agosto 2018
Paolo Bolognesi (s), presidente dell'associazione vittime del 2 agosto, Roberto Fico e la prefetta di Bologna Patrizia Impresa. Bologna 2 agosto 2018 (ANSA/GIORGIO BENVENUTI)

BOLOGNA - «Uno Stato che non cerca la verità fino in fondo non si può dire Stato, non si può dire un'Italia compiuta quella in cui non si ricerca fino in fondo la verità, l'Italia si può costruire fino in fondo solo quando avremo raggiunto verità definitive e sostanziali». Ecco il duro attacco del presidente della Camera, Roberto Fico, parlando dal palco della cerimonia commemorativa per l'anniversario della strage di Bologna. «Uno Stato che si burocratizza per impedire la ricerca dei documenti» che possano condurre alla verità «non nè affidabile, non è uno Stato quello che copre chi ha depistato, chi crea più difficoltà che facilitazioni alla ricerca della verità: uno Stato così non mi rappresenta, non è uno Stato che voglio» ha aggiunto Fico, incassando applausi della piazza e ribadendo che come «terza carica dello Stato ci sono al cento per cento su questo e non arretrerò di un passo sulla ricerca della verità».

L'asse Fico-Bonafede
«Uno Stato si regge sulla conoscenza, sul sapere cosa è avvenuto nel nostro passato, tutti devono sapere», servono - ha spiegato Roberto Fico - «verità definitive e sostanziali" perchè "fino ad allora saremo sempre monchi e zoppi». Parole ribadite in consiglio comunale a Bologna dal ministro della Giustizia, sempre del M5s, Alfonso Bonafede: «C'è un obbligo morale prima ancora che politico che ci guida: giungere ad una verità certa, libera da zone grigie e sospetti. Questo è l'unico vero modo di onorare le vittime e realizzare le legittime e sacrosante richieste dei loro familiari». Per il ministro ci sono ancora «troppi lati oscuri, zone d'ombra che riguardano lo stesso Stato messo sotto attacco» da stragi come quella del 2 agosto 1980. «Ce lo dicono - ha spiegato nel discorso poi postato sulla sua pagina Facebook - le sentenze che hanno accertato depistaggi per impedire verità inconfessabili».

Casellati (Senato) frena: «Non è giorno per le polemiche»
A provare - a distanza - a stemperare gli animi le parole della presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati che aprendo la seduta odierna dell'aula ha prima invitato tutti a osservare un minuto di silenzio. Poi ha ricordato che quella del 2 agosto 1980 è stata una «ferita insanabile». E «se alla stazione di Bologna tuttora c'è l'orologio, fermo per sempre a quel drammatico momento, a ricordarci fin dove possono arrivare l'odio e l'orrore, le Istituzioni hanno il dovere di fare in modo che il tempo non sia passato invano». Poi, però, il chiaro messaggio a chi, come Roberto Fico, ha usato parole dure come quelle pronunciate dal palco di Bologna: «Questa non è, non può e non deve essere l'occasione per polemiche di alcun tipo; oggi è il giorno in cui dobbiamo onorare le vittime, le loro storie, le loro vite».