23 ottobre 2018
Aggiornato 14:30

Toninelli blocca la Tav Torino-Lione: «Enorme sperpero di soldi pubblici»

Il ministro mette una pietra sopra la linea veloce che avrebbe dovuto collegare Italia e Francia: «Nessuno si azzardi a firmare l'avanzamento dell'opera»
Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA – Per l'alta velocità Torino-Lione «è stato enorme lo sperpero di danaro pubblico per favorire i soliti potentati, certe cricche politico-economiche e perfino la criminalità organizzata». Lo sostiene il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, sottolineando che «quando studio dossier come quello della Tav Torino-Lione non posso che provare rabbia e disgusto per come sono stati sprecati i soldi dei cittadini italiani. Ricordate quel 'prenditore' – scrive l'esponente del Movimento 5 stelle su Facebook – che al telefono diceva 'ce la mangiamo io e te la torta dell'alta velocità'? Bene, è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito di una inchiesta su una cosca della 'ndrangheta che aveva messo le mani sugli appalti per i lavori preliminari del Tav».

Cantieri fermi
Il ministro mette in chiaro come le sue parole segnino concretamente un brusco stop ai lavori: «Adesso nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera – prosegue Toninelli – Lo considereremmo come un atto ostile. Questo governo, statene certi, ha messo fine alle mangiatoie e ai comitati d’affari. Le opere si fanno se servono ai cittadini, non a chi le costruisce. Agiamo con un solo obiettivo: migliorare la qualità degli spostamenti e quindi della vita degli italiani. Se non lo sapete già, vi dico che la parte internazionale della Torino-Lione in teoria dovrebbe costare complessivamente 9,6 miliardi, suddivisi fra Unione europea al 40%, Italia al 35% e Francia al 25%. Qualcosa, per la verità, si è provato a risparmiare, ma già nel 2007 c’erano importanti economisti e Centri studi che prevedevano una spesa finale tra i 17 e i 20 miliardi di euro. Certificati poi dalla Corte dei Conti francese che, nell'agosto del 2012, indicò la colossale cifra di 26,1 miliardi, citando le ultime stime del Tesoro transalpino. Una enormità! A seguito dei primi accordi, il costo dell'opera risultò particolarmente gravoso per il nostro Paese, malgrado insistano sull’Italia soltanto 12,5 chilometri dei 57,5 del tunnel di base del Moncenisio. Uno degli aspetti più scandalosi sta proprio lì: i nostri governanti del tempo, stiamo parlando dei primissimi anni Duemila, decisero di accollarsi la parte maggiore delle spese per convincere la Francia, che era giustamente riluttante rispetto alla costruzione dell’opera. Anche perché negli ultimi venti anni lo scambio di merci tra Italia e Francia ha avuto una discesa costante».

Critiche dal centrodestra
Contraria alla presa di posizione del titolare dei Trasporti l'opposizione di centrodestra, che fa notare come le parole del ministro giungano a breve distanza dalle ultime violenze dei manifestanti nei confronti della polizia. «Centri sociali e No Tav chiamano, Toninelli risponde – dichiara il deputato di Forza Italia Luca Squeri – Il no perentorio del ministro delle Infrastrutture all'avanzamento della Tav arriva a pochissimi giorni dagli scontri in Val di Susa, dove gli antagonisti si sono accaniti contro le forze dell'ordine. Evidentemente il messaggio è stato recepito, ma nel modo sbagliato. Con il no a tutto e l'ostilità alle grandi opere non si crea sviluppo, si torna solo indietro con il risultato di penalizzare il Paese», conclude il parlamentare forzista. Della stessa opinione anche il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia: «Restiamo sconcertati di fronte alle parole del senatore Toninelli riguardo alla Tav. Rammentiamo al ministro che è il titolare delle Infrastrutture e non certo del 'Not in my backyard'. La sindrome tipica della sinistra col Rolex va lasciata a Capalbio. Qui c'è il rischio che l'Italia si blocchi, senza riuscire ad attivare quelle opere indispensabili a favorire la sua crescita».