20 agosto 2018
Aggiornato 12:30

Il piano di Casaleggio per 'eliminare' il Parlamento

Per il regista del Movimento 5 stelle «è inevitabile superare la vecchia democrazia». Perché «ormai c'è la Rete». Insorgono le opposizioni: «Vuole una dittatura?»
Il presidente dell'Associazione Rousseau, Davide Casaleggio, durante tappa di Roma del 'Rousseau City Lab'
Il presidente dell'Associazione Rousseau, Davide Casaleggio, durante tappa di Roma del 'Rousseau City Lab' (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - «Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile». Non usa mezze parole Davide Casaleggio, in un’intervista a La Verità, per spiegare il suo 'piano' e quello del Movimento 5 stelle. Anche se, bisogna ricordare, il tutto era stato ampiamente anticipato dal volto più noto del M5s: Beppe Grillo. «Il Parlamento – sostiene Casaleggio – ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma». Anche perchè, sottolinea, c’è una democrazia diretta che «è già una realtà grazie a Rousseau che per il momento è adottato dal M5s ma potrebbe essere adottato in molti altri ambiti. Uno vale uno non significa ‘uno vale l’altro’». 

«Uno vale uno»
Uno vale uno è, per Casaleggio «il fondamento della democrazia partecipativa. I grandi cambiamenti sociali possono avvenire solo coinvolgendo tutti attraverso la partecipazione in prima persona e non per delega. Non servono baroni dell’intellighenzia che ci dicono cosa fare, ma persone competenti nei vari ambiti che ci chiedano verso quali obiettivi vogliamo andare e che propongano un percorso per raggiungerli. L’incompetenza è spesso la scusa per non far partecipare le persone alle scelte importanti che le riguardano». Quanto alle resistenze della burocrazia, che, osserva, «in uno Stato affetto da iperproduzione normativa inevitabilmente assume un ruolo centrale e diventa spesso depositaria di un sapere quasi esoterico», Casaleggio sostiene: «C’è un cambiamento in atto che è ineluttabile e investirà tutti gli ambiti sociali, istituzioni pubbliche incluse». 

«Le innovazioni non si fermeranno»
Innovazioni come la blockchain, per Casaleggio, «rivoluzioneranno anche questi settori che necessariamente dovranno modificarsi ed evolversi. Non c’è alternativa». Quanto alla Ue, dice che è ««ertamente una risorsa preziosa ma servono maggiori strumenti di partecipazione. Un esempio potrebbe essere la introduzione del referendum popolare obbligatorio per la ratifica dei trattati internazionali». Infine bolla come «anacronistico» il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil e rileva che «l’Italia è un paese sicuro. Credo che come in ogni cosa della vita si debbano evitare gli estremismi».

La rabbia delle opposizioni
Inevitabili le polemiche e gli attacchi dopo una simile intervista, soprattutto dalle opposizioni 'a sinistra'. Per il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro, «una democrazia senza un Parlamento che rappresenti i cittadini è una dittatura, magari illuminata grazie all'interazione della 'rete', ma pur sempre una dittatura. Come ammoniva Sandro Pertini è sempre meglio la peggiore delle democrazie della migliore delle dittature». Gianfranco Librandi, del Pd, sottolinea come «per il vero capo del Movimento 5 Stelle, Davide Casaleggio, il Parlamento sarà presto inutile, una roba vintage che sarà superata dai click. Mi piacerebbe conoscere su questo il parere del ministro Fraccaro, a questo punto ministro dell'inutilità, e soprattutto del presidente della Camera Fico, che a questo punto diventerebbe presidente inutile di un organo inutile». Durissimo il commento di uno dei fondatori del Pd, il senatore Stefano Ceccanti: «Casaleggio ci informa che 'per il momento' restano in funzione il Parlamento e la democrazia rappresentativa che però in futuro potranno essere superati. Chissà se ha presenti queste due analogie lessicali col discorso del bivacco di Mussolini del 16 novembre 1922: 'Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli... potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto...'. E poi: 'Io non voglio, finché mi sarà possibile, governare contro la Camera'». Poi un monito al Pd: «Stare alla larga da chi vuol distruggere la democrazia rappresentativa».