21 ottobre 2018
Aggiornato 17:00

Legittima difesa, l'accusa a Salvini: «Vuole dare un'arma a tutti» e «legittimare l'omicidio»

Da Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, all'Associazione nazionale magistrati, si alza il fronte contrario alla riforma della legge
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - «Alcune proposte di legge rischiano di superare addirittura il concetto di legittima difesa». Tra i 'fortemente contrari' a un intervento legislativo sulla legittima difesa c'è Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, che in un'intervista a Fanpage.it avverte: «In uno Stato di diritto non si può fa passare l'idea che un cittadino possa sparare a chiunque si trovi nella sua proprietà, senza conseguenze e soprattutto senza capire quali siano state le reali intenzioni di chi si è introdotto in una casa altrui. In Svizzera, una volta terminato il servizio militare, puoi far richiesta per tenere l'arma. E Salvini vuole introdurre la leva obbligatoria. Pensiamo a quante persone sarebbero disposte a far sei mesi di servizio militare per poi poter avere un'arma a disposizione. Ci sarebbe un'involuzione. Senza considerare che si chiede alle persone di difendersi da sole, sostituendosi allo Stato».

«Sono solo 'sparate'»
Per Civati «È facile fare le 'sparate' (metaforiche in questo caso) alla Salvini solo che poi normarle è un'altra questione. C'è un'ovvia ragione di cautela, che si sta verificando anche per altri temi tipicamente grillini, come la Tap o gli F35. La realtà poi li ha rimessi con i piedi per terra. Quando dici 'detassiamo le armi' e nello stesso tempo vuoi evitare che chi uccide una persona abbia delle complicazioni, si aprono degli scenari inquietanti. Se c'è un omicidio è ovvio che ci siano delle indagini da parte della polizia, perché la vita umana è superiore a qualsiasi altra cosa. L'intento di Salvini è chiaramente sempre stato quello di liberalizzare: il suo obiettivo è sempre stato quello di arrivare a una 'difesa armata' più che di una legittima difesa».

L'Associazione nazionale magistrati contraria
«Se interveniamo sulla legittima difesa nei termini di cui stiamo leggendo in questi giorni rischiamo di legittimare i reati più gravi persino l'omicidio». Questo il parere del presidente dell'Associazione nazionale dei magistrati, Francesco Minisci, in una recente intervista a InBlu Radio, il network delle radio della Cei, in merito alla riforma sulla legittima difesa. «La legge - ha ricordato Minisci - regolamenta già in maniera adeguata tutte le ipotesi di legittima difesa. Nel 2006 sono stati già attuati alcuni interventi di modifica prevedendo ipotesi particolari nel caso di legittima difesa all'interno del domicilio. Non vediamo quali possano essere gli ulteriori interventi. In questi giorni abbiamo sentito dire che si vuole eliminare il principio di proporzionalità. Questo però è un principio cardine dal quale non possiamo prescindere». Tra i diversi disegni di legge depositati «è previsto che un soggetto che torna a casa la sera può sparare ad una persona che vede arrampicarsi sul proprio balcone. In questo caso sarebbe prevista la legittima difesa, questa è una distorsione inammissibile».

Anche il sindacato funzionari di politica è «preoccupato»
«La tutela della sicurezza resta sempre compito primario dello Stato e la salvaguardia della vita - il più fondamentale dei diritti umani - deve mantenere comunque un valore assoluto». Lo afferma il segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Letizia, che interviene sul tema della legittima difesa. «I dati consolidati disponibili, relativi al triennio 2014/2016 rivelano un'incoraggiante tendenza generale alla diminuzione del numero dei reati commessi sul nostro territorio nazionale, incluso l'omicidio, i reati predatori, i furti in abitazione (che hanno conosciuto una contrazione assai significativa, oltre 40.000 casi in meno nell'intervallo temporale considerato) e le rapine in abitazione». In Italia, prosegue Letizia, la disciplina sulla legittima difesa è stata già modificata all'inizio del 2006, con l'introduzione di una presunzione assoluta di proporzione tra offesa e difesa nei casi di violazione di domicilio, cui è stata equiparata quella dei luoghi in cui viene esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Ulteriori modifiche, tese a rafforzare il quadro sanzionatorio, hanno riguardato l'introduzione di una disposizione specifica volta a punire il furto in abitazione e di un'aggravante mirata per la rapina in abitazione». 

«La tutela della sicurezza è sempre compito dello Stato»
Per il segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia «è certamente necessario mettersi nei panni di chi è costretto a difendersi, del suo grave turbamento quando è in pericolo l'integrità fisica, la vita propria, dei suoi familiari o di altri soggetti presenti legittimamente in quei luoghi: la vittima deve essere posta al centro. Al contempo, però, bisogna sempre tener presente che in un sistema efficace di rule of law, in una democrazia sana ed efficiente, che trova nella Costituzione il suo costante riferimento, la tutela della sicurezza resta sempre compito primario dello Stato e la salvaguardia della vita - il più fondamentale dei diritti umani - deve mantenere comunque un valore assoluto. Nel contemperamento di tali fondamentali priorità deve essere individuata una soluzione equilibrata ed in linea con i principi del nostro ordinamento».