20 ottobre 2018
Aggiornato 21:30

Legittima difesa, si studia la riforma. Polemica Pd: «Salvini con la lobby delle armi»

Inizia oggi l'esame delle proposte di legge: quella firmata da Romeo prevede di cancellare la proporzionalità all'offesa e di aumentare le pene per furti e scippi
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini alla festa della Lega a Oppeano (Verona)
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini alla festa della Lega a Oppeano (Verona) (ANSA/FILIPPO VENEZIA)

ROMA – Inizia oggi in commissione Giustizia al Senato l'esame delle proposte di legge sulla legittima difesa, uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale della Lega. Cinque i disegni di riforma all'ordine del giorno (tra i quali quelli di Fi e Fdi), ma il più importante sembra quello proposto proprio dal leghista Massimiliano Romeo, «sulla falsariga di un'analoga previsione del Codice penale francese», che ha al suo centro la cosiddetta presunzione di legittima difesa. Se questa proposta diventasse legge, insomma, diventerebbe legittimo in ogni caso respingere l'intrusione, in casa propria o nella propria impresa, di sconosciuti violenti o armati. E non sarebbe più il giudice a valutare, come accade oggi, se la difesa sia o meno proporzionata all'offesa. Previsto anche un inasprimento delle pene per furti, rapine e scippi. Nel primo caso la reclusione aumenterebbe dagli attuali 1-6 anni a 5-8 con multa da dieci a ventimila euro. Per gli scippi, invece, si salirebbe a sei-dieci anni di carcere con ammenda di 20-30 mila euro in presenza di aggravanti. Resta ancora da definire il percorso e l'eventuale adozione di un testo unificato: la materia fa infatti parte del contratto di governo che regge la maggioranza M5S-Lega ma al momento non è ancora chiaro quale sarà il perimetro politico del provvedimento, visto che non è stato presentato per ora un testo pentastellato.

Nessun Far West
Per Fratelli d'Italia sul tema della legittima difesa circolano informazioni non corrette. «Né il nostro né gli altri disegni di legge in discussione modificano le norme sulle armi, mente sapendo di mentire chi parla di Far West – ha spiegato Ignazio La Russa nel corso di una conferenza stampa al Senato – Il problema è nella legge ambigua varata nel 2006 che ha consentito interpretazioni difformi. La colpa non è dei magistrati, noi dobbiamo aiutarli ad avere interpretazioni coerenti, anzi uniformi». Lo spirito della proposta di Fdi è quello di «limitare l'accertamento a carico di chi abbia usato le armi come reazione per una intrusione in casa propria o negli spazi di determinati luoghi di lavoro. Qualora il magistrato accerti che l'intrusione è avvenuta l'intento di nuocere, a quel punto la mia reazione di cittadino non può essere oggetto di valutazione, la difesa è automaticamente legittima», ha spiegato La Russa. Le resistenze da superare, per il partito della Meloni, sono «a sinistra, una sinistra ancorata – ha detto il senatore Raffaele Stancanelli – a concetti in contrasto con il sentire dell'opinione pubblica». Secondo Alberto Balboni, suo collega di partito e in commissione Giustizia: «Quando un cittadino è obbligato a difendersi in casa propria, significa che lo Stato ha già mancato al suo principale dovere di difendere la vita e la proprietà di ciascuno di noi. Pertanto non è giusto scaricare su chi deve scegliere tra reagire a una grave offesa senza perdere tempo o soccombere mettendo a rischio sé stesso e la propria famiglia».

Patto pre-elettorale
Il centrosinistra ribatte accusando che queste proposte di legge siano frutto di un presunto patto pre-elettorale tra Matteo Salvini e la lobby delle armi. «Avete sentito anche voi? In campagna elettorale Salvini si è impegnato sul 'suo onore' a coinvolgere la lobby delle armi per la legge sulla legittima difesa. Un impegno solenne che già domani avrà un seguito in commissione quando verranno ascoltati i produttori – ha scritto il vicepresidente della Camera Ettore Rosato (Pd) in un post sul suo profilo Facebook – Quindi mentre tutto il mondo cerca un argine alla diffusione delle armi (in America è attiva la più grande campagna mai vista dopo le stragi nelle scuole) il ministro dell'Interno forza la mano – ha proseguito l'esponente dem – per sostenere la sua lobby. Lo fa in nome della parola data: ma non sarebbe stato meglio dimostrare tanta serietà e onorabilità mantenendo l'impegno su qualcosa di più importante per gli italiani come diminuire il prezzo della benzina? Doveva essere fatto nel primo Consiglio dei ministri. Stiamo ancora aspettando. Sul suo onore». Rincara la dose su Twitter Alessia Morani: «L'unica lobby che allunga la manina sul serio per ora è quella delle armi con cui Salvini ha sottoscritto un patto. Serve una mobilitazione perché questi signori sono veramente pericolosi».

Le armi non c'entrano
Respinge seccamente al mittente queste accuse, in una nota, il sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone: «Le armi non c'entrano nulla con la legittima difesa. La Lega non fa accordi con lobby o cooperative. L'attacco del Pd è strumentale e privo di qualsiasi fondamento. A noi interessa solamente la sicurezza dei cittadini onesti. Con la legittima difesa, finalmente, chi si difenderà da un'aggressione in casa propria non verrà sottoposto a processo. Nessun'arma, solamente il diritto di difendersi».