19 agosto 2018
Aggiornato 20:30

Lo 'scafista capo' di Pozzallo era già stato arrestato nel 2004 e poi rimpatriato

Fermati 11 scafisti: gli arresti dopo lo sbarco grazie alle testimonianze di chi era a bordo. Per il viaggio della speranza pagati fino a 10mila euro
Migranti sulla nave Protector di Frontex. Pozzallo, 16 luglio 2018
Migranti sulla nave Protector di Frontex. Pozzallo, 16 luglio 2018 (ANSA/FRANCESCO RUTA)

RAGUSA - Polizia, Guardia di finanza e Carabinieri di Ragusa hanno fermato 11 persone ritenute gli scafisti del barcone soccorso sabato scorso nel Canale di Sicilia con a brodo oltre 400 migranti sbarcati successivamente a Pozzallo dalle navi Protector di Frontex e Monte Sperone della Guardia di finanza. Il comandante e i 10 membri dell'equipaggio del barcone, dotati di navigatore satellitare e bussola, sono accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il capitano era già stato arrestato nel 2004 perché ritenuto scafista. Una trentina d'immigrati, non appena si sono avvicinati alla motovedetta che stava per salvarli a largo di Linosa, si sono gettati in acqua. Secondo il racconto di alcuni parenti ed amici, 4 di loro non sono più risaliti. Contestato all'equipaggio anche il reato di morte come conseguenza di altro delitto.

Le indagini e le testimonianze
Fondamentali le testimonianze delle persone sbarcate dalle navi Protector di Frontex e Monte Sperone P01 della Guardia di Finanza, arrivate a Pozzallo sabato sera. Le prime a raccontare l'accaduto sono state le donne, scese dalle imbarcazioni con i bambini: a bordo - hanno riferito - un «folto numero» di nord africani a comporre l'equipaggio. Il capitano, indicato dalle testimoni, è risultato - dopo l'analisi delle impronte digitali - già schedate dalle forze dell'ordine italiane: era già stato arrestato nel giugno del 2004 ad Agrigento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Inoltre era già stato respinto nel 2007 dalla Questura di Agrigento dopo essere arrivato a Lampedusa.

Il viaggio della speranza
I migranti hanno raccontato di aver viaggiato chi nella stiva e chi vicino al ponte comando. Tutti i racconti giungevano alla stessa conclusione: dal capitano al vivandiere, da chi curava le comunicazioni via telefono satellitare a chi distribuiva l’acqua e manteneva l’ordine; tutti avevano un ruolo e gestivano il carico umano composto da 450 migranti.  I quasi 300 migranti eritrei hanno pagato in media 10.000 euro circa (così come da loro dichiarato) per raggiungere l’Europa effettuando diversi passaggi da più paesi, mentre i somali ne hanno pagati in media 6.000. I presunti scafisti sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria iblea.