4 giugno 2020
Aggiornato 07:00
Immigrazione

Salvini lancia il decreto sicurezza: dall'accoglienza ai «profughi vacanzieri», tutte le novità

Matteo Salvini invia una lettera al Corriere della Sera in cui illustra il suo piano per snellire le identificazioni, aumentare i rimpatri e risparmiare sull'accoglienza

ROMA - Matteo Salvini replica al fondo di Antonio Polito e invia una lettera al Corriere della Sera in cui illustra il suo piano per snellire le identificazioni, aumentare i rimpatri e risparmiare sull'accoglienza: «Più uomini per le Commissioni territoriali, patti bilaterali con i Paesi africani e taglio dei 35 euro, che diventeranno 25, con un risparmio di 500 milioni l’anno che investiremo in sicurezza». Dopo il risultato ottenuto dal premier Conte sugli ultimi soccorsi, il capo del Viminale rilancia. La novità è l’annuncio di un «Decreto sicurezza» che, tra le altre cose, «affronterà il tema dei cosiddetti profughi vacanzieri». Poi le identificazioni veloci, «criteri più stringenti» sulla protezione umanitaria ed «entro l’anno» l’attivazione di nuovi centri permanenti per i rimpatri, come scritto nel contratto di governo: «L’obiettivo finale è averne almeno uno per regione» spiega Salvini. Che scrive dopo il risultato ottenuto dal premier Giuseppe Conte, il quale con una lettera inviata ai leader europei e una serie di telefonate alle cancelliere di tutto il Vecchio Continente è riuscito a convincere prima Francia e Malta e poi persino la Germania di frau Merkel ad accogliere 50 migranti a testa dei 450 trasbordati su navi italiane. 

Il paradosso dei profughi vacanzieri
L’intenzione di presentare un ‘Decreto Sicurezza‘ che, tra le altre cose, affronterà il tema dei cosiddetti profughi-vacanzieri. Salvini fa riferimento a quegli stranieri che scappano dal loro Paese ma vi tornano per le ferie («Eppure gli abbiamo concesso la protezione: è normale?!»)». La Verità aveva raccontato come in 10 mesi sono rientrate in patria circa 1400 persone che godono di protezione internazionale, che poi sono tornate in Italia. Salvini lo aveva rilanciato già su Twitter scrivendo: «Se io ti do protezione in Italia perché scappi dalla fame, dalla guerra e dalla pestilenza, è strana cosa che poi torni nel Paese da cui saresti in teoria fuggito».

Meno sbarchi e più risorse
I numeri sugli arrivi parlano chiaro: «Sono al Viminale da un mese e mezzo e sono sbarcate 3.716 persone» spiega il vicepremier. «Nello stesso periodo dell’anno scorso erano state 31.421». Un trend in diminuzione che però era cominciato già nell’agosto 2017, quando gli sbarchi erano passati dai 21mila dell’anno precedente a meno di 4mila. Il vicepremier ricorda inoltre «di aver scosso l’ipocrisia europea». «Eppure non mi basta», scrive Salvini. Le Commissioni territoriali, che devono riconoscere o meno la protezione internazionale, hanno 250 funzionari in più e «entro fine anno ne arriveranno almeno altri 170»: «Useremo fondi europei per tagliare la burocrazia», promette. Ci sono poi oltre 130mila pratiche pendenti che «vanno smaltite in fretta». L’obiettivo è velocizzare l’identificazione degli immigrati, anche dando «criteri più stringenti per la concessione della cosiddetta ‘protezione umanitaria‘».

Dai centri d'accoglienza al piano di aiuti per la Libia
Il capo del Carroccio anticipa che verrà intensificato il monitoraggio sui centri di accoglienza: «Chiuderemo quelli con i gestori coinvolti in inchieste giudiziarie. E proprio per tenere alla larga i furbetti, ridurremo le spese per l’accoglienza» in collaborazione con l’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Quanto alle espulsioni, aggiunge «ci sto lavorando dal primo giorno»: «Abbiamo un piano di aiuti. In particolare per la Libia» e «intendo incontrare i leader di tutti i Paesi del Nordafrica per avviare (o rinforzare) gli accordi bilaterali». Poi c’è il tema della revisione della missione internazionale Sophia, quella che si occupa della vigilanza del Mediterraneo: «Non sono le solite chiacchiere: ci sarà una riunione ufficiale, il 18 luglio», continua il ministro, ribadendo quello che il premier Conte aveva già scritto sempre nella lettera spedita in Europa in cui chiedeva «l’adeguamento immediato del Piano operativo dell’Operazione Sophia in relazione al porto di sbarco che non può essere identificato solo in Italia.

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