Italia | Governo Conte

Capovilla al DiariodelWeb.it: «Perché ho firmato l'appello contro Salvini di Rolling Stone»

Mentre alcuni personaggi, come Mentana o Robecchi, smentiscono di aver mai aderito all'iniziativa della rivista, altri come il cantautore di Varese la rivendicano

ROMA – È diventata un caso la copertina arcobaleno pubblicata sull'ultimo numero della rivista Rolling Stone: «Noi non stiamo con Salvini. Da adesso chi tace è complice». Tra i nomi degli oltre cinquanta artisti e personaggi dello spettacolo comparsi in calce al manifesto contro il ministro dell'Interno ne compaiono alcuni, come Enrico Mentana, Zerocalcare, Gipi, Valentina Petrini e Alessandro Robecchi, che hanno smentito di aver aderito all'iniziativa. E poi c'è invece chi, come il cantautore Pierpaolo Capovilla, che noi del DiariodelWeb.it abbiamo raggiunto telefonicamente, ribadisce e rivendica invece la sua adesione. «Io ho aderito con convinzione, senza indugi, perché credo che questo sia un momento di emergenza democratica – racconta ai nostri microfoni il fondatore della band Il teatro degli orrori – È passato appena un mese dalla formazione di questo governo e le cose che vengono dette, in particolar modo dal ministro Salvini, sono di una gravità, sia dal punto di vista istituzionale che dei valori democratici e civili, che non si era mai osservata prima».

Contattato dalla redazione
Se altri presunti firmatari dell'appello sostengono di non essere stati nemmeno contattati dalla redazione della rivista, Capovilla invece racconta di avere ricevuto una telefonata: «Mi hanno chiamato, il mio numero di telefono ce l'hanno tutti... Mi hanno chiesto se volessi scrivere due righe per il cartaceo e l'ho fatto subito. E poi ho fatto anche qualcosa di più: ho chiesto ai ragazzi di Rolling Stone di scrivere un lungo articolo letterario, su una vicenda che mi è capitata qualche sera fa, piuttosto significativa. Loro erano già in chiusura con il numero cartaceo e quindi l'ho scritto per il web. E sul loro sito il mio pezzo, che si intitola 'Ho perso un amico' risulta il più letto del mese».

Politica o marketing?
Ma al centro delle polemiche è finita anche l'autorevolezza di Rolling Stone, rivista che si è improvvisamente riscoperta democratica dopo aver per anni assecondato le logiche di marketing delle grandi multinazionali discografiche. «Ma che discorsi sono questi? – ribatte Capovilla – L'autorevolezza che ha Rolling Stone ce lo può avere qualsiasi altro magazine, di qualsiasi altro argomento. Che Rolling Stone poi sia una pubblicazione che si occupa sostanzialmente di musica, e che questa sia dominata dalle grandi case discografiche, è un dato di fatto. Però in questo caso si è fatta politica, e fra l'altro della buona politica. Sono felice che Rolling Stone abbia voluto fare questa scelta coraggiosa, ma per certi versi anche doverosa. Io sono un uomo di sinistra, questo è chiaro, ma chiunque di noi, anche di destra, abbia a cuore i valori della Costituzione e della democrazia deve aprire gli occhi e alzarsi in piedi: questo è il momento. Rolling Stone lo ha fatto e a loro va il mio plauso». Il cantautore di Varese, insomma, crede che l'operazione della testata sia sincera, e non mossa da pure dinamiche commerciali: «Ci si nasconde sempre dietro a questa assurda scusa dell'eventuale ipocrisia. Qui non è una questione di ipocrisia, ma di democrazia».