20 ottobre 2019
Aggiornato 03:00
Riforme

«I canali tv tradizionali hanno i giorni contati»: Di Maio spiega la sua 'riforma Netflix'

Dopo la proposta di Beppe Grillo per la vendita di due canali Rai, il ministro dello Sviluppo economico rilancia: «Con la Rete è cambiato tutto»

Luigi Di Maio negli studi di Porta a Porta
Luigi Di Maio negli studi di Porta a Porta ANSA

ROMA - «Le tv tradizionali hanno i giorni contati, ma la prossima Netflix può essere italiana». Dopo l'editto di Beppe Grillo e l'obiettivo di vendere due canali Rai e togliere la pubblicità dal terzo, Luigi Di Maio - stavolta nelle vesti di ministro dello Sviluppo Economico, rilancia: «Noi del Movimento è da anni che diciamo che con l'avvento della Rete sarebbe cambiato tutto e i media tradizionali ne avrebbero fatto le spese. Non era una profezia fine a sé stessa, ma un indicatore di dove investire per garantire un futuro al nostro Paese». Il capo politico del Movimento 5 stelle riporta uno studio di Morgan Stanley sul futuro della televisione e si sofferma in particolare su alcuni dati «inequivocabili». Il primo: in Italia Netflix ha oggi una penetrazione stimata attorno al 6%, ma cresce a un ritmo del 3% l'anno e quindi raggiungerà il 20% in 5 anni. «Quello sarà il punto di non ritorno che in America ha coinciso con il declino del consumo della tv tradizionale». Inoltre nei prossimi 5 anni gli operatori tradizionali italiani ed europei «avranno un calo degli utili del 40%». 

Morgan Stanley declassa Mediaset
Come conseguenza di questa analisi Morgan Stanley ha declassato il suo giudizio su alcune aziende, come Mediaset che è passata da 3,8 a 2 con un tonfo in borsa di quasi il 5% con un'azione che ora vale 2,7 euro. È andata ancora peggio ai tedeschi: ProsiebenSat perde il 7,53% e Rtl il 7,26%. Il motivo del ribasso è spiegato da altri dati. «Pensate - spiega Di Maio - che una volta che Netflix entra in una casa, il consumo di tv tradizionale cade del 16-30%». Per di più «è finita la crescita della pubblicità, che rappresenta tra il 50 e il 90% dei ricavi delle tv tradizionali. Se proiettate questi dati nel tempo è chiaro cosa succederà».

Di Maio punta alla 'riforma Netflix'
Davanti a questo scenario, «come ministro dello Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni, dico che è tempo che in Italia si inizi ad anticipare il futuro e a fare investimenti che vanno nell'ottica delle nuove tecnologie e non di quelle vecchie». Ed eccoci al programma del suo ministero: «È fondamentale il 5G ad esempio, la banda larga, ma è anche fondamentale incentivare la fornitura di quei servizi che possono essere di supporto alle piattaforme di oggi e nel medio e lungo periodo investire in nuovi modelli di business e nuove tecnologie per sviluppare a casa nostra le piattaforme del futuro». Se la prossima Netflix sarà italiana - spiega Di Maio - «dipende dagli investimenti che facciamo oggi». E il riferimento è alle giovani imprese che si occupano della creazione di nuovi format «e di contenuti multimediali, a quelle che realizzano applicazioni in questo settore, a quelle che inventano da zero nuove tecnologie. In definitiva a stimolare creatività e competenze tecnologiche in questi ambiti».

Come deve cambiare la Rai
«Un prodotto italiano di successo diffuso su Netflix o piattaforme simili, sarebbe un volano importante per far conoscere il nostro stile di vita e per far ripartire la nostra industria culturale» spiega Di Maio. «Se riusciremo anche a sviluppare delle piattaforme italiane che hanno successo mondiale sarà un ritorno incredibile su tantissimi fronti. Su questo devono interrogarsi anche le grandi aziende culturali del Paese, in primis Rai e Mediaset. Per loro sarà fondamentale riuscire a rinnovarsi con nuove persone e nuove idee, pensando a nuovi prodotti e inserendosi in una logica completamente diversa da quella seguita fino ad oggi». In particolare, spiega Di Maio, «in Rai deve iniziare a trionfare il merito e a entrare aria nuova. Il primo passo è la fine della lottizzazione da un lato e la pretesa di avere editori puri dall'altro».