14 ottobre 2019
Aggiornato 00:30

Perché il risultato di Ivrea è la più grave sconfitta nella storia del M5s

Fagocitato a destra della Lega, non trova spazio a sinistra: Ivrea docet. Breve storia di un contesto perfetto che si è trasformato in un pericoloso segnale di arretramento

Luigi Di Maio con Beppe Grillo e Davide Casaleggio a Ivrea
Luigi Di Maio con Beppe Grillo e Davide Casaleggio a Ivrea Facebook

IVREA - «Olivettiana»: con questo aggettivo la sindaca di Torino ha sempre caratterizzato la sua ideologia politica, o almeno lo faceva durante la campagna elettorale del 2016. Olivettiano, ovvero socialismo utopico, capitalismo dal volto umano, redistribuzione della ricchezza tra capitale e lavoro, i prodromi di Camillo e Adriano Olivetti della cosiddetta «terza via» che ha dilagato nel mondo dopo la caduta del Muro di Berlino. Di ciò che fu la Olivetti oggi, a Ivrea, non rimane più nulla: lo storico stabilimento, situato a due passi dal centro, è un bellissimo retaggio di archeologia industriale. Con la caduta della fabbrica e della produzione, molti anni dopo la morte di Adriano Olivetti, il marchio è entrato dentro un tourbillon finanziario, che ha coinvolto pesantemente le finanza, capitani coraggiosi, Telecom, gli Agnelli, Colaninno e il meraviglioso mondo della sinistra ai tempi di Massimo D'Alema.

Ivrea, ieri e oggi

Prima ancora fu il tempo dell'ingegner Carlo De Benedetti - nel 1978 la Olivetti fu rilevata dalla sua holding Cir nella fase terminale della lunga malattia che porterà alla morte della fabbrica - monsignor Bettazzi, un prete politico antesignano di don Ciotti, senza dimenticare perfino Tiziano Terzani. I vecchi operai canavesani che lavoravano in fabbrica e poi tornavano nella cascina per star dietro alle bestie, ai campi e alle vigne, ricordano i tempi eroici di quell'impresa, che non si può condensare solo con l'immagine di un padrone illuminato che metteva in condizione i suoi operai di vivere secondo criteri molto diversi da quanto accadeva nella fabbrica delle fabbriche, pochi chilometri a sud, a Torino.

Olivetti vs Agnelli

Gli Agnelli contro Olivetti, Confindustria contro Olivetti, perfino il sindacato contro Olivetti: perché nella terza via olivettiana alla gestione della produzione spazio per il conflitto di classe non c'era. Forse perché da queste parti, nel profondo Canavese cattolico e conservatore, l'operaio massa di Balestrini è arrivato molto meno e nelle linee vigeva la regola aurea, popolare di queste terre: «Il pane del padrone ha sette croste e un crostone». Poi la storia ha proseguito per la sua strada, che ha deviato dal solco tracciato da Camillo e Adriano: la crisi, la chiusura, il tentativo - riuscito - di spostarsi nella telefonia mobile negli anni Ottanta, e prima ancora nel settore informatico. Ma l'Italia ha la straordinaria capacità di distruggere ogni sua impresa in virtù di una miscellanea concatenziane di politica avariata e sottomisssione ai voleri extranazionali. Olivetti, come noto, poteva essere l'Ibm, ma poi fu distrutta.

Olivetti, Casaleggio e Ivrea

E' il tempo in cui da queste parti arrivava il giovane Gianroberto Casaleggio, guru del M5s insieme a Beppe Grillo, che del modello olivettiano si è sempre fatto portatore: il superamento delle barriere di classe - la post ideologia - la creazione di una comunità attorno ad una appartenenza forte, totale, che condensi modelli e pratiche di vita, la tecnologia come strumento ideologico neutro, ontologicamente «giusto». Il Movimento Comunità fu fondato nel 1947, al termine della guerra: Adriano si presenta alle elezioni amministrative del maggio 1956 e diviene sindaco di Ivrea, carica che lascia alla fine del 1957 per candidarsi alle Politiche dell'anno successivo. Morirà tre anni dopo, lasciando trentaseimila dipendenti. Il Movimento Comunità è, sebbene molti storici non riconoscano questo processo, uno degli antenati del M5s: lo è sicuramente dal punto di vista culturale, come spiegato nelle righe precedenti.

C'era una volta il Movimento Comunità

L'investimento in tal senso del M5s, non solo attraverso la sua sindaca torinese, è stato in questi anni massiccio. Si pensi ai vari incontri che periodicamente tornano nella cittadina eporediese, i noti Sum che hanno riempito per due anni di fila le vecchie Officine. Ospiti famosi, vere star della politica e del giornalismo, atmosfera ovattata, grandeur, per raccontare la visione del futuro di Davide Casaleggio, l'uomo che si sente l'erede non tanto del padre, quanto della dinastia Olivetti. Non a caso il giovane deus ex machina del M5s, attraverso la piattaforma Rousseau, ha di fatto trasferito la sua residenza a Ivrea. Perché conquistare Ivrea alle elezioni comunali era, e sarà ancora per molto, la conquista di un simbolo totemico, rimettere le mani sul mito fondatore ormai perduto nel tempo e nei ricordi. Significava ergersi sul podio ideologico del futuro, essere coloro che, grazie a una incoronazione simbolica, potevano rivendicare un primato culturale non indifferente. Se Il M5s avesse vinto a Ivrea, avrebbe «rivenduto» il successo su un piano nazionale, e per molti aspetti internazionale. Ma Ivrea ha dato un'altra risposta al partito di Casaleggio.

Grave sconfitta, inzia la discesa?

Massimo Luigi Fresc è il gestore di un centro di agriturismo, quindi il prototipo perfetto del candidato perfetto a Cinque stelle: imprenditore in un contesto economico legato alla cultura dell'esperienza, l'architrave dell'economia immateriale, sostenibile. Con il 13,5% è arrivato quarto, superato persino da Francesco Comotto alla testa del rassemblement di estrema sinistra. Primo si è piazzato Maurizio Perinetti (Moderati, Pd, Ivrea + bella, Libera sinistra per Ivrea) con il 35,79%, contro Stefano Sertoli (Lega, Insieme per Ivrea-Ballurio, Forza Ivrea, Cambiamo insieme-Sertoli sindaco) che ha registrato il 30,74%. Nonostante l'imponente investimento mediatico, ed economico, Ivrea ha voltato le spalle al M5s e a Davide Casaleggio. Perché?

Perché questa sconfitta

Differentemente da Torino, che per molti aspetti rappresentava una sorta di condizione storica, sociale e culturale molto simile a Ivrea, la cittadina del Canavese ha reputato non credibile lo sbarco in forze del M5s. Ha ritenuto semplicemente che il M5s sia la riproposizione del centrodestra e del centrosinistra, un doppione. Il messaggio tenuto dal candidato sindaco Fresc è stato assai moderato, molto progressista, lontano dai toni accesi della campagna elettorale nazionale dello scorso inverno. In tal senso il M5s di Davide Casaleggio è stato percepito come inutile. Un risultato che conferma i dati del 4 marzo scorso, in cui il M5s risultava stabile rispetto alle elezioni del 2013, fagocitato dalla Lega di Salvini.

M5s risucchiato dalla Lega

Il M5s non ha più nulla da conquistare a sinistra - il M5s è un partito di destra e di sinistra - mentre viene risucchiato dalla potenza mediatica della Lega: inizia da Ivrea la fase discendente della parabola del M5s? Segna la corda il primato ideologico del M5s quando si trova alle prese con il governo nazionale: essere di destra e di sinistra in forma schizofrenica, il continuo cambio di opinione su qualsiasi argomento apre le porte alla rivalutazione degli originali, laddove l'elettore medio chiede più chiarezza nel momento del governo. Ivrea, che ha sempre premiato, e lo fa ancora, la chiarezza culturale - un tratto antropologico quasi, che va ben al di là di ogni appartenenza - semplicemente ha punito la perdurante confusione del messggio politico a Cinque stelle, che solo pochi mesi fa sembravano destinati a conquistare la cittadina simbolo, ma oggi si ritrovano a confrontarsi con una strategia mediatica vincente quando si è all'opposizione, ma frustrante e incomprensibile nel momento del governo.