Italia | Elezioni Comunali

Perché le elezioni comunali saranno un test per Lega e M5s

Nei capoluoghi 15 sindaci uscenti su 20 sono del Partito democratico. Ma le storiche roccaforti 'rosse' ora sono a rischio

Luigi di Maio e Matteo Salvini
Luigi di Maio e Matteo Salvini (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - Il governo del cambiamento alla prova del voto: dopo i test elettorali delle regionali in Molise, Friuli e Val d'Aosta, la prima grande scadenza dopo la formazione della maggioranza parlamentare gialloverde sono le elezioni comunali di domenica 10 giugno. La prima nella quale verrà misurato l'umore dei cittadini di fronte alla scomposizione dell'antico quadro bipolare e alla scelta della Lega e del Movimento 5 stelle di legarsi in un inedito 'contratto' postelettorale. Non a caso Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i due leader delle forze contraenti, nonostante gli impegni come vicepresidenti del Consiglio e titolari di ministeri di peso, continuano indefessi a girare l'Italia per la campagna elettorale. Come sempre, oltre agli orientamenti politici, comunque difficili da pesare per la presenza diffusa delle liste civiche nelle elezioni amministrative, sarà da misurare il grado di interesse e fiducia degli elettori attraverso il termometro dell'astensionismo. Nel dossier pubblicato dal Viminale sul sito del Ministero dell'Interno, il grafico che rappresenta l'affluenza percentuale alle urne è una linea piuttosto irregolare, ma tendenzialmente in calo dal 2010: dal 74,43 per cento di quell'anno al 62,41 del 2013, attraverso una ripresa fino al 71 per cento del 2014 per poi toccare il fondo con il 60,07 per cento dello scorso anno.

Le elezioni di domenica 10 giugno
Le operazioni di voto si svolgeranno solo nella giornata del 10 giugno, con eventuale turno di ballottaggio, per i comuni sopra i 15mila abitanti (10mila in Sicilia), il 24 giugno. Sono interessati 761 comuni su 7.954: 586 appartenenti alle regioni a statuto ordinario, 137 in Sicilia e 38 in Sardegna. In totale voteranno 7.052.803 elettori, di cui 290.934 dei Municipi III e VIII di Roma Capitale. Sono 20 i capoluoghi di provincia chiamati alle urne, tra questi Ancona che è anche capoluogo regionale delle Marche. Gli altri: Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siracusa, Siena, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Vicenza, Viterbo. Il dato politico come sempre verrà letto soprattutto nei capoluoghi, se non altro per via del patrimonio degli uscenti: ben quindici sindaci di centrosinistra, due di centrodestra, uno solo dei 5 stelle e due espressione di liste civiche, fra i quali l'eretico di sinistra Renato Accorinti, primo cittadino di Messina.

Il Pd rischia grosso
Il Pd è dunque chiamato a frenare il poderoso calo che si è manifestato alle recenti elezioni politiche, ma anche per i 5 stelle la prova non sarà facile. Il movimento guidato da Luigi Di Maio sconterà le consuete difficoltà che ne frenano il risultato nelle elezioni locali: mancanza di liste alleate, minor numero di candidati impegnati a trainare le preferenze, minore incidenza del voto "di opinione" rispetto a quello per la scelta degli amministratori che gli elettori ritengono 'giusti' per la città. Tuttavia, i dati del 4 marzo inchiodano il partito di maggioranza relativa alla necessità di difendere percentuali in qualche caso straripanti. Un caso per tutti, quello della città più popolosa in lizza. A Catania, oltre 300mila abitanti, il M5S solo tre mesi fa ha sfiorato il 50 per cento dei voti (47,21, per l'esattezza). Se anche fosse il primo partito in termini relativi ma alla fine non eleggesse un suo sindaco, la sua performance sarebbe letta sostanzialmente come una sconfitta. Casi simili in molte altre città, da Ragusa, dove i 5s hanno l'uscente Federico Piccitto, a Barletta (sindaco uscente Pasquale Cascella del Pd, non ricandidato) dove il candidato stellato Michelangelo Filannino deve mostrarsi all'altezza del 49 per cento raccolto il 4 marzo dai suoi.

Che ne sarà del centrodestra?
Altro dato da testare, la tenuta del centrodestra, uscito forte ma rivoluzionato nei rapporti di forza interni alle politiche e alle successive regionali in Molise e in Friuli-Venezia Giulia, e diviso - anche se non in modo traumatico - dalle scelte sul governo del Paese. Per Salvini, il terreno delle scelte politiche in questo momento è anche quello degli esperimenti. Un esempio lampante è il caso di Fiumicino, a un passo da Roma, dove il candidato del Carroccio è il neoeletto senatore William De Vecchis, sostenuto fra gli altri dalla lista di estrema destra Forza Nuova. Mentre Forza Italia si è schierata con Mario Baccini, esperto ex parlamentare della galassia Dc-Ccd-Udc. Per il M5S corre una donna, Fabiola Velli. La sfida è al sindaco uscente Esterino Montino, uomo con una storia di peso nel Pd romano e laziale.

Siena e il caso Monte Paschi. Ma non ci sono i 5 stelle
Di grande interesse, per le prospettive del centrodestra e per la tenuta storica del centrosinistra nella sua roccaforte toscana, la lotta per la poltrona di sindaco a Siena. Nella città travolta dalla crisi e dagli scandali legati al Monte dei Paschi il M5S ha ritirato il suo candidato, il sindaco uscente del Pd, Bruno Valentini, ha faticato a farsi ricandidare e si trova di fronte otto rivali e almeno una candidatura di peso che pesca nello stesso bacino elettorale: Pierluigi Piccini, ex sindaco Ds ed ex dirigente della banca fino a qualche anno fa padrona dei destini della città. Divisioni che rappresentano un'occasione per Luigi De Mossi, candidato di Lega-FI e FdI che potrà tentare di mettere a frutto l'assenza di un candidato M5S nella stagione della luna di miele governativa con la Lega.

A Terni una delle sfide più importanti
Sul versante centrosinistra un'altra sfida importante è quella di Terni. Un tempo fortino intoccabile della sinistra, la città umbra va al voto in anticipo, ha dovuto fare i conti con le dimissioni di Di Girolamo e il commissariamento, e secondo alcuni osservatori locali potrebbe vedere la clamorosa esclusione del Pd perfino dal ballottaggio. In corsa per il centrosinistra Paolo Angeletti col Pd, che dovrà fare i conti, oltre che con i candidati di LeU e di PaP, con il mancato candidato dem Andrea Rosati che si presenta con una lista civica, ioltre che con i favoriti, il consigliere comunale uscente Thomas De Luca per i 5 stelle e Leonardo Latini per il centrodestra.