30 marzo 2020
Aggiornato 06:30
Camere

Presidenze Camere, è stallo. Da M5s e Pd scheda bianca alle prime due votazioni

Sia alla Camera che al Senato, Pd e M5S hanno annunciato che voteranno scheda bianca alle prime due votazioni. Ecco perché

Camera dei deputati.
Camera dei deputati. ANSA

ROMA - E' stallo sulle presidenze delle Camere alla vigilia dell'apertura della diciottesima legislatura e delle prime votazioni di Camera e Senato per i successori di Laura Boldrini e Pietro Grasso. Il summit serale al gruppo M5s di Montecitorio promosso da Luigi Di Maio fra i presidenti di tutti i gruppi parlamentari (oltre ai Cinque Stelle, Pd, Fi, Lega, Fdi e Leu) è andato a vuoto. Forza Italia si è rifiutata di affrontare il tema dei nomi dei nuovi presidenti sottolinenando che questo "devono farlo i leader». Nelle prime votazioni in programma oggi a Montecitorio e palazzo Madama, quando per l'elezione sarebbero richieste larghissime intese che facciano superare i voti di due terzi del nuovo Parlamento, ci sarà una pioggia di schede bianche al posto delle auspicate fumate bianche. 

Pd e M5s: scheda bianca
La strategia per le prime due votazioni di Lega e Cinque Stelle sarà in effetti la stessa: votare scheda bianca. Sia alla Camera che al Senato. L'indicazione è stata data dal segretario reggente Maurizio Martina nel corso dell'assemblea congiunta dei nuovi parlamentari riunitasi a Palazzo Montecitorio, e, nel caso dell'M5S, dal leader Luigi Di Maio nel corso della rispettiva assemblea.

Perché lo stallo
La chiave dello stallo è il rifiuto ribadito dai Cinque Stelle a un confronto diretto Luigi Di Maio-Silviol Berlusconi, a fronte dei ripetuti colloqui e contatti fra Di Maio e Salvini. E fra Di Maio e gli altri leaders dei partiti. «M5s - ha denunciato al termine Renato Brunetta - si rifiuta di parlare con il presidente Berlusconi e questo per noi è inaccettabile. A suo tempo -avevamo definito che i presidenti di Camera e Senato dovevano essere oggetto di una riunione dei leader e da quella doveva discendere la definizione, nomi e cognomi, degli uffici di presidenza. Questa riunione di leader non c'è stata per volontà del M5s di non partecipare a una riunione collegiale con tutti i leader». Il non possumus Cinque Stelle alla trattativa diretta con l'ex premier è stato rinnovato dopo che i Cinque Stelle avevano anche rinnovato il no alla presidenza del Senato per Paolo Romani, confermato invece come nome indicato dal centrodestra in un vertice a palazzo Grazioli Berlusconi-Salvini-Meloni.

Martina: cambino metodo
«Cambino metodo e coinvolgano davvero tutti. L'importante - ha commentato lo stallo il segretario del Pd Maurizio Martina- è non riproporre scelte precostituite e ragionare davvero di profili di garanzia. Finora lo schema che hanno usato sia centrodestra che Cinque stelle non ha dato uno sbocco utile e speriamo abbiano capito di avere sbagliato. Le massime cariche istituzionali devono essere patrimonio di tutti».

Prime due votazioni senza speranza (salvo imprevisti)
Ad ogni modo, l'annunciato voto di scheda bianca da parte dei parlamentari Cinque Stelle e Pd comunicato da Luigi Di Maio e Maurizio Martina alla prima assemblea congiunta dei nuovi parlamentari riuniti di prima mattina a Montecitorio rende matematicamente impossibile l'elezione dei nuovi presidenti nelle due votazioni di oggi, al netto di clamorosi colpèi di scena nel segreto dell'urna. Senza i voti M5s e Pd non è possibile infatti il raggiungimento del quorum previsto dai Regolamenti per l'elezione oggi: alla Camera due terzi dei componenti l'assemblea al primo scrutinio e due terzi votanti (le schede bianche contano come voti validi) nel secondo voto del pomeriggio. Al Senato invece oggi servirebbero per l'elezione sia nel voto mattuttino che in quello pomeridiano 161 voti a favore: la maggioranza assoluta dei nuovi senatori. I senatori M5s e Pd che dovrebbero votare bianca sono 168.

Cosa accadrà domani
Domani, invece, il quorum si abbassa. A palazzo Madama sarà possibile eleggere il presidente domattina al terzo scrutinio se si realizzerà la convergenza di voti sullo stesso nome della maggioranza più uno dei senatorti che domani voteranno, contando fra questi anche chi voterà scheda bianca e si asterrà. Se non sarà sufficiente, domani pomeriggio al quarto scrutinio l'elezione sarà certa: si procederà a ballotaggio semplice fra i due candidati più votati al terzo scrutinio. E in caso di parità sarà eletto il più anziano per età. Sulla carta significa che se il centrodestra terrà ferma la candidatura Romani fino a domani pomeriggio il suo arrivo al ballottaggio è certo, a meno di franchi tiratori. Il nome e le possibilità di vittoria di un suo potenziale sfidante dipenderanno dalla convergenza o meno fra loro dei voti dei senatori M5s-Pd-LeU. Molto diverso il quadro di domani alla Camera. Al terzo scrutinio il quorum è lo stesso del voto pomeridiano odierno: due terzi dei votanti (le schede bianche contano come voti validi): il che significa che l'elezione non sarà possibile senza un'intesa blindata fra almeno due dei tre schieramenti in campo: M5s, centrodestrra, centrosinistra. Mentre se anche in questo caso nessuno verrà eletto, dal quarto scrutinio in poi - al momento previsto per domani pomeriggio- il quorum si abasserà ulteriormente (ma senza il ballottaggio decisivo, previsto al Senato): servirà infatti la maggioranza assoluta dei voti. Un bene prezioso (necessario anche per il Governo) di cui fino ad ora a Montecitorio nessuno dispone.

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