13 dicembre 2019
Aggiornato 11:31
Appuntamenti

Eventi a Genova, 6 cose da fare martedì 6 febbraio

La grande musica, lo spettacolo e l'arte. Ecco cosa vi attende in città ed una piccola guida per non perdere gli appuntamenti migliori del martedì sera genovese

Genova, 6 cose da fare martedì 6 febbraio
Genova, 6 cose da fare martedì 6 febbraio ANSA

GENOVA – Dai grandi concerti, agli appuntamenti a teatro, alle mostre. Ecco qualche consiglio per non lasciarvi sfuggire i momenti più interessanti dell'inizio della settimana.

Levante in concerto
Dopo un anno all’insegna del successo con l'ultimo lavoro discografico «Nel caos di stanze stupefacenti», il suo primo romanzo «Se non ti vedo non esisti» (Rizzoli), due tour da tutto esaurito e il debutto televisivo a X Factor, Levante torna dal vivo in tour nel 2018 con un nuovo show nei teatri italiani. La cantautrice fa tappa a Genova, al Politeama Genovese, martedì 6 marzo, con «Caos in Teatro Tour». I brani dell’artista proposti dal vivo avranno arrangiamenti del tutto inediti. In scaletta tutti i più grandi successi di Levente, con qualche sorpresa.

Rap
Mowgli il disco della Giungla, il nuovo progetto discografico del rapper di Cogoleto «Tedua» (Sony Music). Prodotto da Chris Nolan, l’album è uscito il 2 marzo in streaming e dal 7 marzo in tutti i negozi di dischi e digital store. Attualmente, il cd autografato è al primo posto dei Bestseller di Amazon. L’instore tour che porterà «Tedua» in tutta Italia per incontrare i suoi fan parte dalla "sua" Genova: appuntamento martedì 6 marzo 2018 alla Libreria Feltrinelli di Genova, a partire dalle 15. Finalmente viene alla luce l’atteso progetto musicale di «Tedua», il Mowgli del rap italiano, che dalla periferia di Genova torna a Milano con il desiderio di riscatto da una vita che l’ha messo alla prova sin da piccolo. Il leitmotiv dell’album è la giungla urbana, declinata nelle sue esperienze di vita vissuta. Il passato, le difficoltà e gli errori prendono vita in tutti i versi delle sue canzoni, che diventano una guida generazionale per muoversi al meglio nella giungla di tutti i giorni. L’album è stato anticipato da due singoli: «La Legge del Più Forte», certificato disco d’oro, che conta oltre 7 milioni di stream su Spotify e 6 milioni di views su Youtube, e «Burnout», pubblicato lo scorso 2 febbraio, che ha già totalizzato 1 milione e mezzo di stream e il cui video, in una settimana, è già a 1 milione di views.

A Teatro
Da martedì 6 a sabato 10 marzo, al Teatro Modena di Genova va in scena «Smith & Wesson» tratto dal romanzo di Alessandro Baricco e interpretato da Natalino Balasso e Fausto Russo Alesi, diretti da Gabriele Vacis. Due simpatici farabutti, cinici, un po’ meschini e inconcludenti. Storie che si intrecciano davanti alle cascate del Niagara. Per un testo pieno di sfide. «È raro - racconta il regista Gabriele Vacis - che io metta in scena testi teatrali. Di solito li scrivo con gli attori, i testi. Di solito, più che scritti, sono trascritti. Cioè: parlo con gli attori, che di solito sono anche autori, o, come dicevo un tempo, autori della loro presenza in scena. Poi improvvisiamo, costruiamo situazioni per l’azione. I testi teatrali mi sembrano sempre «troppo scritti». Ho «usato», per i miei spettacoli, testi di Shakespeare, di Goldoni, di Molière: ma sempre come pre-testo. C’è una sola eccezione. Un testo l’ho messo in scena: Novecento, di Alessandro Baricco. Ma è un’eccezione in tutti i sensi. Baricco ha scritto quel testo perché lo mettessi in scena io, con Eugenio Allegri. E la stessa cosa è accaduta per «Smith & Wesson». Baricco ha visto molti dei miei spettacoli, conosce il mio lavoro, come io conosco il suo. La scrittura di Baricco contiene l’azione: quello che si deve fare è estrarla. Considerando una cosa che a me piace molto: Baricco non ha paura dei sentimenti. Però se ne vergogna sempre un po’. È una cosa che io capisco molto bene. Siamo tutti e due di Torino. Quindi gli attori devono trovare un equilibrio tra l’ironia e la verità del dramma: molto difficile. Ci vogliono attori particolari, come Allegri per Novecento. Credo che Baricco abbia letto questa sensibilità nella presenza di Balasso, quando lo ha visto nei Rusteghi. Balasso sarà Smith. Bisognava trovare Wesson. E questo mi ha dato l’opportunità di regolare un conto aperto con Fausto Russo Alesi. Fausto è stato mio allievo. Lo conosco da quando aveva diciotto anni e mi è subito piaciuto quel ragazzino che arrivava a Milano dalla Sicilia con un’energia smisurata. Però non avevo avuto occasione di lavorare con Fausto. Eccoci qua: per me in uno spettacolo devono incrociarsi percorsi, memorie e sentimenti».

Spettacolo
Una nuova lettura di «Delitto e castigo», virata alle inquietudini di oggi. E per il regista russo Bogomolov, il protagonista Raskol’nikov è un immigrato. Appuntamento al Teatro della Corte di Genova, da martedì 6 a domenica 11 marzo. Quarant’anni, moscovita, Konstantin Bogomolov è tra le voci più lucide della scena russa, connotato da uno stile irriverente, provocatorio e contemporaneo. È lui l’artista scelto - in occasione delle celebrazioni per i 40 anni di Emilia Romagna Teatro - per firmare l’allestimento di «Delitto e castigo» di Fëdor Dostoevskij. Non nuovo ad adattamenti teatrali di Dostoevskij - I fratelli Karamazov e L’idiota tra i suoi precedenti lavori - Bogomolov affronta il romanzo allontanandosi dalle influenze formali di ambientazione russa e da tutto ciò che storicamente, religiosamente e politicamente questa adesione comporterebbe. Per Bogomolov portare in scena «Delitto e castigo» significa «cercare il modo di rapportarsi a un materiale fortemente arcaico e scoprire come padroneggiare l’inattualità del tema trattato. Le domande che si poneva nel XIX secolo non sono più formulate oggi con lo stesso pungente impulso di trovare una risposta. Il dubbio se sia giusto o meno uccidere non è più un argomento così attuale; ciò probabilmente dipende dal modo in cui la nostra società si è evoluta e si sta evolvendo. È importante quindi riuscire a dare nuova linfa a queste domande. Al tempo stesso però ho voluto rispettare la grande ironia che caratterizza Dostoevskij, anche se nel romanzo in questione è quasi assente. Bisogna ricordare, tra l’altro, che si è creata una vastissima mitologia a partire da questo romanzo: sono molte le interpretazioni che se ne sono fatte. In tal senso, il dialogo che noi cerchiamo qui non è solo con l’autore e con il romanzo, ma con la sua mitologia e con le versioni e differenti letture che gravitano attorno a Delitto e castigo». Il classico di Dostoevskij è stato riadattato per la scena dallo stesso regista: non riscritto ma tagliato e ricomposto cercando dunque di riportarlo all’oggi. A partire dal protagonista, Raskol’nikov, che diventa per Bogomolov «un immigrato africano, indolente e privo di qualsiasi ideologia, che si rende colpevole di omicidio uccidendo una donna bianca e sua figlia».

Cinema
Quest'anno il film adottato dal Circuito UCI Cinemas è «Metti la Nonna in Freezer», di Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, sceneggiatori e registi degli spoof trailer del programma satirico «Un Due Tre Stella» di Sabina Guzzanti per La7. Il film uscirà nelle sale italiane giovedì 15 marzo. In quanto partner dell'iniziativa, martedì 6 marzo, alle 20.30, Uci Cinemas proietterà in anteprima gratuita in 39 multisale del Circuito «Metti la Nonna in Freezer», che ha come protagonisti Fabio De Luigi, Miriam Leone, Lucia Ocone, Marina Rocco, con la partecipazione di Eros Pagni e Barbara Bouchet. Anche all'Uci Cinema Fiumara verrà proiettato lo spettacolo. Per partecipare alle proiezioni gratuite è possibile iscriversi utilizzando la piattaforma www.anteprimecinema.it.

Mostre
Martedì 6 marzo, alle 18, alla galleria Entr'Acte di via Sant'Agnese a Genova, inaugurerà la mostra «Linea d'Ombra - 13 viaggiatori ai confini dell’estetico». La mostra è a cura di Sandro Ricaldone, da un’idea di Giuliano Galletta, e rimarrà esposta fino a venerdì 6 aprile con orario da mercoledì a venerdì dalle 16 alle 19. La mostra esplora un versante dell’espressione artistica genovese nel ventennio successivo all’effervescenza intellettuale degli anni Sessanta e Settanta, indagata nella rassegna Attraversare Genova, allestita presso il Museo d’arte contemporanea di Villa Croce nel 2004. Gli anni ’80 e ’90 si caratterizzano per una divaricazione sempre più accentuata tra il mercato e un'operatività estetica che stenta, per diversi motivi, ad adeguarsi alle (relativamente) nuove regole dell’art business. Il clima generale tende a far scomparire ogni velleità di lavoro collettivo, stimola atteggiamenti autoriflessivi, talvolta venati di una sorta di melanconia che, a volte, sfocia in forme di clandestinità culturale, talaltra impegnati nell’analisi del ruolo dell’artista nell’ambito di una società in rapida trasformazione.