26 giugno 2019
Aggiornato 12:30
Giornata della Memoria

Fascismo, Mattarella: «Disumano, non ha avuto meriti». Salvini: «Fece cose buone»

Polemica a distanza tra il Capo dello Stato Sergio Mattarella e il leader del Carroccio sugli eventuali meriti del fascismo

ROMA - Con l'avvicinarsi della Giornata della Memoria, si rintuzzano anche le polemiche politiche sull'interpretazione del Ventennio: c'è chi sostiene che deve essere in toto ripudiato e chi, invece, forse anche per calcoli elettorali, non si sente di condannare totalmente il Fascismo. Tra questi anche Matteo Salvini, che ha dichiarato di non condividere affatto le parole pronunciate ieri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sull'impossibilità di riconoscere al regime di «aver fatto cose buone».  «Che nel periodo del fascismo Mussolini abbia costruito tante cose, che sia stato introdotto il sistema delle pensioni è un'evidenza», ha detto il leader della Lega, a Circo Massimo su Radio Capital, contraddicendo così la posizione del capo dello Stato secondo cui fu, invece, «un regime senza meriti, una macchia indelebile e infamante» per tutto il Paese.

Le parole di Mattarella
Il dibattito, così, è aperto anche quest'anno. Ieri Mattarella ha celebrato al Quirinale il Giorno della memoria, e in quell'occasione ha chiesto al Paese di fare i conti con la storia senza alcuna tentazione di autoassoluzione: «Il fascismo fu disumano e tentare di attribuirgli alcuni meriti e due soli errori è inaccettabile», ha detto il capo dello Stato.

Il punto di vista di Salvini
Il leader della Lega ha però contestato quella condanna inappellabile: «Che sotto Benito Mussolini si siano fatte tante cose e si sia introdotto il sistema delle pensioni è negare l'evidenza - ha detto il leader del Carroccio - come mi sembra negare l'evidenza che le paludi siano state bonificate». «Poi, evidentemente, ci sono state le leggi razziale, che sono state quanto di più folle», ha poi chiosato. Parole che non sono piaciute alla sinistra, che lo ha accusato di «becero revisionismo».